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Eolico, un parco offshore a Rimini: pronto un miliardo di euro

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Il progetto di Energia Wind è in fase di approvazione ma ci sono già polemiche

“Un parco eolico offshore nel Mare Adriatico a largo di Rimini, con 59 pale alte 125 metri in grado di generare insieme 330 megawatt di energia da immettere sulla rete nazionale di trasmissione ma con importanti ricadute sul territorio emiliano romagnolo. Il tutto con un investimento complessivo di circa un miliardo di euro che comprende anche la realizzazione dei collegamenti a terra della rete elettrica con condotte sottomarine e altre strutture collaterali. Eccolo il progetto —al momento preliminare, in attesa di tutte le procedure di approvazione — sviluppato da Energia Wind 2020, la società di scopo fondata ad hoc per portare a compimento la realizzazione dell’opera, che potrebbe essere la prima del bacino del Mediterraneo. Ad oggi l’operazione è nella fase istruttoria di competenza della Capitaneria di Porto di Rimini, cui spetta il compito di verificare la sussistenza delle condizioni per il rilascio della concessione demaniale marittima, nel rispetto del Codice di Navigazione”. È quanto scrive il Corriere di Bologna.

L’ITER BUROCRATICO

“Ma prima è necessario fare i conti con la burocrazia. ‘Il progetto — spiegano dal Energia Wind 2020 — da un punto di vista tecnico, normativo e burocratico presenta delle significative complessità’. Se la fase istruttoria andrà a buon fine ‘la Capitaneria di Porto ci inviterà a presentare il progetto definitivo comprensivo dello studio di impatto ambientale che dovrà essere trasmesso al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, al ministero dello Sviluppo Economico e al ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare per l’avvio della procedura di valutazione di impatto ambientale’. In sintesi, spiegano sempre dall’azienda, per la conclusione dell’iter burocratico potrebbe essere necessario un anno e mezzo dalla presentazione dell’istanza di Autorizzazione unica e di concessione delle aree demaniali marittime presentate il 30 marzo 2020”.

ENERGIA PRODOTTA PER SODDISFARE BISOGNI TPL E INDUSTRIA

“L’energia prodotta sarà gestita da Gse, il gestore dei servizi energetici controllato dal ministero delle Finanze, ma da Energia Wind 2020 spiegano che ‘non è da escludere che l’elettricità prodotta possa essere utilizzata dal Gse per soddisfare il fabbisogno energetico della Regione Emilia-Romagna’. In quali settori in particolare? Per il trasporto pubblico locale — fanno sapere — nei processi industriali delle fabbriche presenti nel territorio, per la produzione di idrometano, ‘anche se questo dipende da come sarà implementato il Green new deal dal legislatore’”.

LE POLEMICHE SUL PARCO

“Il progetto negli ultimi giorni, infine, ha scatenato un acceso dibattito politico nel territorio della cittadina romagnola. La sindaca di Riccione Renata Tosi ha invocato un referendum popolare, bollando il parco come ‘un mostro marino’. Lega, Forza Italia e Fratelli D’Italia hanno espresso un secco ‘no’ all’installazione degli aerogeneratori, così come l’associazione Italia Nostra. Mentre il Movimento 5 Stelle ha invitato istituzioni e forze politiche a valutare l’opera ‘senza pregiudizi’. Favorevole invece la Provincia di Rimini che ha promosso il progetto che ha incassato, tra gli altri, anche il placet di Legambiente”.

Sul Corriere di ROmagna arriva, invece, un secco no da parte di Matteo Salvini: “I primi a dire ‘no, grazie’ sono gli esponenti della Lega, che forti del sostegno di Matteo Salvini in persona ribadiscono la propria contrarietà a un progetto che ‘impanerebbe in modo negativo sul panorama’. (…) ‘La costa riminese rischia di essere deturpata da un campo eolico – ha detto infatti il leader del Carrocio Salvini – La Lega dice no: serve un consiglio comunale aperto ai cittadini e un refe- rendum cittadino’. ‘L`Italia deve difendere la propria bellezza, – aggiunge, per puntare poi il dito sugli avversari politici: ‘Il Pd da che parte sta?’. Entrando nel merito della questione, i parlamentari Elena Raffaelli e Jacopo Morrone rammentano invece che a ‘subire gli effetti’ dell’installazione” potrebbero essere anche “la navigazione sia turistica che commerciale” e “certamente la pesca”.