Il pacchetto per il vertice di ottobre punta a congelare l’Ets2 al 2028 e sbloccare i permessi di emissione tramite la riserva Msr. Da Roma il ministro Urso appoggia l’offensiva e bolla il sistema del carbonio come un meccanismo infernale per l’industria del mare.
L’Italia e la Repubblica Ceca aprono un asse politico ed energetico per ridisegnare i vincoli ambientali dell’Unione Europea, chiedendo la sospensione temporanea del regolamento sul metano, un freno al mercato delle quote di emissione ETS e il rinvio dell’entrata in vigore dell’ETS2 per trasporti ed edifici. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, accompagnata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, è oggi a Praga su invito del primo ministro ceco Andrej Babiš per siglare il Piano d’Azione bilaterale 2026-2030 e concordare una piattaforma comune da presentare al Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre.
L’iniziativa congiunta punta ad allentare le regole comunitarie che minacciano la sicurezza delle forniture e aggravano le bollette, mentre i rincari scaturiti dalle guerre in Ucraina e in Medio Oriente alimentano il malcontento popolare in vista delle elezioni legislative del prossimo anno in Italia, Spagna e Francia.
IL SUMMIT DI PRAGA: IL PIANO D’AZIONE 2026-2030 E L’AGENDA DEI LEADER
La convergenza tra Italia e Repubblica Ceca punta a presentare un pacchetto congiunto di richieste al Consiglio europeo in calendario il 15 e 16 ottobre. A formalizzare l’intesa è la missione ufficiale avviata a Praga dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni con il primo ministro ceco Andrej Babiš. L’atterraggio della premier nella capitale ceca, con al seguito il titolare del Mef Giancarlo Giorgetti, è stato programmato attorno alle ore 19:00. Il cerimoniale prevede un colloquio a due tra Meloni e Babiš, a cui faranno seguito alle 19:30 le dichiarazioni congiunte dinanzi alla stampa e una cena di lavoro offerta dal premier ceco in onore della delegazione italiana.
Il confronto bilaterale sancisce l’adozione del “Piano d’Azione Italia-Repubblica Ceca 2026-2030”, un’intesa trasversale che spazia dal coordinamento politico ed economico alle forniture per la difesa e sicurezza, passando per le infrastrutture fisiche, la cooperazione in ricerca e innovazione, la gestione dei flussi migratori e il rilancio della competitività industriale. Il partenariato istituzionale sarà affiancato dalle celebrazioni per l’Anno della Cultura Italia-Repubblica Ceca, in calendario per il biennio 2027-2028.
LE QUATTRO RICHIESTE A BRUXELLES: DALLO STOP AL METANO AL RINVIO DELL’ETS2
Il nucleo politico del vertice si concentra sulle proposte operative da recapitare ai capi di Stato e di governo dell’Unione Europea a metà ottobre. Roma e Praga intendono contestare la rigidità delle normative comunitarie vigenti, sostenendo che l’attuale disciplina rischi di generare strozzature nell’approvvigionamento energetico proprio mentre le filiere internazionali risultano compromesse.
Il pacchetto concordato dai due governi si articola su precisi interventi regolatori: Sospensione del regolamento sul metano temporanea che, altrimenti, a partire dal prossimo gennaio, rischia di precludere o rendere eccessivamente gravoso il ricorso a fornitori alternativi di gas, innescando aumenti delle tariffe e minando la sicurezza delle scorte; Riforma complessiva dell’ETS basata sulla revisione del sistema comunitario che impone alle centrali elettriche e ai comparti industriali l’acquisto oneroso dei permessi di emissione di anidride carbonica per compensare le quote inquinanti; Intervento correttivo sui costi con l’attivazione di misure d’emergenza per evitare che l’andamento del mercato del carbonio continui ad accrescere la pressione finanziaria sulle aziende; Slittamento dell’ETS2 con il rinvio formale dell’avvio della tariffazione del carbonio estesa ai combustibili utilizzati per il riscaldamento domestico e per i trasporti, programmata a legislazione vigente per il 2028, per scongiurare un’ulteriore impennata nei costi delle utenze domestiche.
LO SCUDO DELLA RISERVA MSR PER CONTENERE I COSTI INDUSTRIALI
L’azione diplomatica di Meloni e Babiš individua nella riserva stabilizzatrice del mercato (Market Stability Reserve, MSR) la leva tecnica per alleggerire gli oneri delle imprese. Il meccanismo MSR opera come una valvola di compensazione del sistema ETS: ritira dal mercato i certificati di emissione in eccedenza quando l’offerta è troppo alta, impedendo il crollo del prezzo del carbonio, ma dispone della facoltà simmetrica di reiniettare quote sul mercato per calmierare i picchi speculativi.
L’Italia e la Repubblica Ceca chiedono all’esecutivo comunitario di utilizzare la riserva in funzione anticiclica, immettendo volumi addizionali di permessi per allentare la rigidità dell’offerta. La manovra impedirebbe che le quote di CO2 si trasformino in una tassa occulta sui cicli produttivi manifatturieri, proteggendo la liquidità delle imprese manifatturiere durante la stagione invernale.
L’AFFONDO DI URSO: L’ETS MECCANISMO INFERNALE PER L’INDUSTRIA MARITTIMA
La linea negoziale concordata a Praga trova sponda nelle dichiarazioni rilasciate a Roma dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Intervenendo alla “Business Mission Italia-Portogallo 2026 sulla Blue Economy e l’Industria Marittima”, promossa da Federazione del Mare e Fórum Oceano, il ministro ha contestato l’impianto della tassazione ecologica europea: “Il Governo italiano ha promosso, trovando spesso il Portogallo accanto, la revisione del meccanismo infernale degli Ets. Proprio oggi il premier Giorgia Meloni è nella Repubblica Ceca per sviluppare una politica comune con altri Paesi europei, perché questo è il momento in cui l’Europa deve assolutamente rivedere il meccanismo degli Ets e certamente anche il meccanismo degli Ets per l’industria marittima, che altrimenti pagherebbe un prezzo talmente elevato da rischiare di non essere più competitiva a livello globale”.
Urso ha rimarcato come l’inclusione dei trasporti navali nella disciplina delle quote rischi di disarticolare la flotta continentale: “Noi sappiamo che questo è il fronte importante oggi su cui l’Europa si deve misurare, d’altra parte come conseguenza anche dei conflitti che hanno immediato impatto sul sistema di rifornimento energetico del nostro continente, sia quello della Russia in Ucraina, sia quello del Golfo Persico che perdura. Dobbiamo attrezzarci ad affrontare l’emergenza di oggi che temo non sia un’emergenza, ma temo che sia una fase della storia dell’umanità in cui purtroppo predomina il conflitto. Noi non lo vogliamo, ma dobbiamo affrontarlo con realtà, e questo significa affrontare anche il meccanismo degli Ets e predisporre con urgenza una revisione organica e strutturale di questo meccanismo che purtroppo oggi, com’è confezionato, danneggia e rende poco competitivi i sistemi industriali dei nostri Paesi, certamente anche l’industria del mare”.

