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Ets

Ecco dove sono finiti davvero i proventi dell’Ets

Fino ad oggi l’Italia ha incassato 18,2 miliardi dagli ETS europei. Ma invece di finanziare la transizione energetica, quasi metà dei fondi è finita altrove. Ecco dove

Dal 2012 l’Ue ha incassato 260 miliardi dal sistema Ets. L’Italia ha ricevuto ben 18,2 miliardi di euro. Risorse che avrebbero dovuto finanziare la transizione energetica, ma per la maggior parte sono finite nel calderone dei bilanci nazionali. La domanda è: come sono stati spesi i miliardi garantiti dal meccanismo che l’Italia spinge per riformare?

QUANTO HANNO FRUTTATO GLI ETS ALL’UE

L’Ets è nato durante il vertice di Kyoto del 2005 allo scopo di finanziare la transizione energetica. Il meccanismo prevede che le imprese meno green acquistino un certo numero di certificati Ets per ogni tonnellata di anidride carbonica emessa, a compensazione dell’inquinamento provocato. I certificati possono essere acquistati sul mercato dai più virtuosi o attraverso aste. Il sistema attivo dal 2012 coinvolge più di diecimila grandi inquinatori e ad oggi ha prodotto un gettito di circa 260 miliardi, secondo i dati del dataset di Eurostat, l’agenzia di statistica europea. L’Italia, in particolare, fra il 2012 e il 2024 il fisco ha incassato dagli Ets 18,2 miliardi, secondo uno studio del think tank Ecco.

DOVE SONO FINITI I PROVENTI DEGLI ETS?

Negli ultimi mesi l’Emissions Trading System è finito nel mirino di Bruxelles. Tuttavia, spesso nel dibattito si dimentica di citare un fenomeno centrale: i proventi degli Ets non vengono usati per la lotta ai cambiamenti climatici, come denunciato dall’economista Tommaso Nannicini su La Stampa. Al contrario, finiscono nel mare magnum dei bilanci nazionali. Lo studio del think tank Ecco rivela che quasi la metà dei fondi sono serviti a ridurre il debito pubblico italiano. Inoltre, i governi che si sono succeduti dal 2012 ad oggi hanno speso 3,6 miliardi per abbassare il costo delle bollette. Per la salvaguardia di ambiente e clima sono stati destinati appena 1,6 miliardi di euro. Soffermandosi sul 2025, l’Italia ha incassato 2,6 miliardi. La metà ha finanziato la riduzione del debito pubblico, 600 milioni sono tornati indietro alle imprese energivore, secondo l’ultimo rapporto del Gse.

“L’aspetto più paradossale della vicenda è l’aver utilizzato quelle entrate per alleggerire le bollette delle imprese, quelle che pagano gli Ets nello stesso momento in cui lamentano una bolletta energetica più alta della media dell’Unione Europea”, denuncia La Stampa. Una problematica di cui abbiamo parlato con gli eurodeputati Corrado e Procaccini. “L’Italia ha ricevuto oltre 5 miliardi di euro solo negli ultimi 2 anni. Eppure, nei dati trasmessi alla Commissione, la quota rendicontata come spesa nello stesso periodo risulta pari a zero. Dove sono finiti, invece di aiutare famiglie e imprese nel percorso di decarbonizzazione?”, ha chiesto Annalisa Corrado, eurodeputata del Partito Democratico (S&D), nell’intervista rilasciata a Energia Oltre.

“È bene ricordare che il sistema prevede un limite del 50% alla spesa per ridurre le bollette, ma secondo la Corrado l’Italia dovrebbe rinunciare ad aiutare famiglie ed imprese per incentivare le rinnovabili”, ha risposto Nicola Procaccini, Responsabile Ambiente ed Energia di FDI, dalle colonne di Energia Oltre.

QUANTO SONO COSTATI GLI ETS ALL’ITALIA

Secondo la Banca centrale europea, nel 2024 gli Ets hanno pesato sul 6,8 per cento delle aziende italiane, secondo la BCE. Più di quanto non sia costato alle spagnole (il 6,5), ma meno del 9,5 % pagato dalle imprese tedesche. Dal 2023 tutti questi fondi dovrebbero essere utilizzati esclusivamente per finanziare iniziative di difesa del clima, ma molti Paesi ignorano ancora le direttive. Anzi, l’Italia è tra i principali fautori della cancellazione dell’Ets o, almeno, di una riforma radicale. “Il sistema, così concepito, rappresenta un’ulteriore tassa sulle imprese, limitandone la competitività”, secondo il ministro delle Imprese Adolfo Urso.

Germania e Francia, invece, chiedono solamente di rivedere i meccanismi. Sul fronte opposto, una frangia di otto Paesi, capitanati da Spagna e Portogallo, difende a spada tratta l’Ets, definendolo “la pietra angolare della politica climatica dell’Unione e sospenderlo costituirebbe un passo indietro preoccupante”, secondo quanto riporta La Stampa.

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