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Gozzi

Ex Ilva, Gozzi (Federacciai) spiega cosa manca per l’offerta e chiama i big di Stato

Federacciai non ha ancora deciso se presentare un’offerta per l’Ilva, ma il presidente Gozzi lancia un appello alle grandi partecipate perché Hormuz apre la partita dei tubi

Federacciai non ha ancora deciso se presenterà un’offerta per l’Ilva. Ma le grandi partecipate devono collaborare per il rilancio dell’impianto siderurgico. È quanto ha affermato Antonio Gozzi, presidente di Federacciai, nel convegno “Da filiera a sistema. Valore e opportunità dell’industria italiana dell’energia e del nucleare”, promosso da Ansaldo Energia. Il numero uno dell’associazione dei siderurgici italiani ha sottolineato l’importanza per il sistema Paese di partecipare alla competizione internazionale per realizzare i tubi che i Paesi del Golfo stanno cercando per evitare di ripetere una nuova crisi in stile Hormuz e Bab El Mandeb.

ILVA, GOZZI SMENTISCE IL DISINTERESSAMENTO

Gozzi ha smentito seccamente le voci diffuse dalla stampa cartacea su un ipotetico disinteresse dei produttori nazionali per lo stabilimento di Taranto e chiarisce che la decisione finale sull’offerta per l’acquisizione dell’ex Ilva arriverà nei tempi stabiliti.

“Comunicheremo la decisione sull’eventuale proposta una volta deciso. Stiamo discutendo, c’è tempo fino all’8 novembre”, ha sottolineato il presidente di Federacciai, rimarcando l’importanza della partita per l’intero sistema Paese.

LA CHIAMATA ALLE ARMI DELLE PARTECIPATE STATALI

Al tempo stesso, secondo Gozzi, per rilanciare l’ex Ilva serve una vera mobilitazione industriale di sistema che coinvolga anche i giganti di Stato. “Lavorerò fino all’ultimo giorno per convincere anche attori di sistema a partecipare a questa partita, come Leonardo e Snam”, ha spiegato il presidente di Federacciai, evidenziando come la riconversione e il rilancio del polo siderurgico vedano in gioco anche un nodo cruciale di ricollocamento e tutela dei lavoratori del settore.

LA PARTITA DELL’INTERCONNECTOR NON E’ CHIUSA

A margine dell’evento di Ansaldo Energia, Gozzi ha toccato un altro tema fondamentale per la competitività dell’industria energivora italiana: l’Interconnector. Il confronto sulla misura che consente alle imprese a forte consumo di energia di approvvigionarsi di elettricità a prezzi competitivi in cambio di investimenti nelle interconnessioni transfrontaliere non è chiuso.

“La partita dell’interconnector con il Governo è ancora aperta”, ha dichiarato Gozzi, confermando che il dialogo con le istituzioni prosegue per garantire un quadro normativo ed economico capace di sostenere la transizione e la tenuta della manifattura nazionale.

PERCHE’ HORMUZ RENDE L’ILVA ANCORA PIU’ CENTRALE

La riflessione di Gozzi ha valicato i confini nazionali per legarsi direttamente alle tensioni geopolitiche internazionali. Con le crisi striscianti negli stretti di Hormuz e Bab El Mandeb, le rotte marittime del greggio e del gas sono sempre più vulnerabili. Il presidente di Federacciai ha sottolineato ched i Paesi del Golfo stanno correndo ai ripari per garantire la ridondanza dei flussi energetici attraverso infrastrutture di superficie via tubo. Un’opportunità irripetibile per l’industria italiana, che non può perdere l’occasione una partita strategica lasciando tutto nelle mani degli indiani, che rischiano di diventare gli unici fornitori di questi tubi.

“L’Italia non L’Italia ha il migliore impianto del mondo per competere in questo settore, costruito negli anni ’70 per giocare la partita internazionale della Siberia. Ha un potenziale gigantesco nella ridondanza dei collegamenti. Ma il Paese deve fare sistema”, ha sottolineato il numero uno di Federacciai.

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