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Fine Del Mercato Tutelato: Il Pd, M5s E I Verdi Criticano La Mossa Del Governo. Ma Pichetto Non Demorde

Fine del mercato tutelato: il Pd, M5s e i verdi criticano la mossa del governo. Ma Pichetto non demorde

Le parole di Bersani e Schlein, i commenti di Conte, Bonomi (Confindustria), Federpetroli e non solo sull’approvazione del nuovo decreto Energia che prevede lo stop al mercato tutelato. Intanto il ministro vuole trattare con Ue ‘una gestione della tempistica un po’ più ragionata’

Nella giornata di ieri il sessantesimo consiglio dei Ministri del governo a guida Meloni ha approvato il decreto Energia. Dall’opposizione sono arrivate le critiche maggiori sullo stop alla prosecuzione del mercato tutelato.

Tutti i dettagli.

CHE COSA PREVEDE IL NUOVO DECRETO ENERGIA

“Il testo opera una riforma delle agevolazioni a favore delle imprese a forte consumo di energia elettrica (cosiddette energivore), in modo da adeguare la disciplina nazionale a quella europea in materia di aiuti di Stato a favore del clima, dell’ambiente e dell’energia 2022. Inoltre, nel quadro delle riforme settoriali previste dalle singole Missioni del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), si attua una semplificazione amministrativa di alcune procedure in materia energetica, al fine di rimuovere gli ostacoli amministrativi e procedurali che possono condizionare negativamente le attività economiche.

Si introducono misure volte ad accelerare gli investimenti in autoproduzione di energia rinnovabile. Nel caso di più istanze concorrenti per la concessione della medesima superficie, gli enti concedenti, ai fini dell’individuazione del concessionario, attribuiscono una preferenza ai progetti di impianti fotovoltaici o eolici volti a soddisfare il bisogno energetico dei soggetti iscritti nell’elenco delle imprese a forte consumo di energia elettrica istituito presso la Cassa per i servizi energetici e ambientali. Si prevede il rilascio di nuovi titoli abilitativi per la coltivazione di idrocarburi, a un prezzo che rifletta il costo di produzione più il congruo tasso di remunerazione, a fronte dell’impegno dei soggetti interessati a cedere quantitativi di gas al GSE che, a sua volta, si impegna ad allocarli sul mercato, destinandoli prioritariamente alle imprese “gasivore”.

Si semplifica il procedimento per la realizzazione di condensatori ad aria presso centrali esistenti. In materia di impianti eolici galleggianti in mare, per favorire il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione al 2030, si prevede l’individuazione di aree demaniali marittime, in due porti del Mezzogiorno soggetti alla gestione di un’Autorità di sistema portuale, da destinare alla realizzazione di infrastrutture idonee allo sviluppo degli investimenti del settore della cantieristica navale per la produzione, l’assemblaggio e il varo di piattaforme galleggianti.

Si introducono disposizioni finalizzate alla realizzazione di nuovi sistemi di teleriscaldamento e teleraffrescamento efficiente o all’ammodernamento di quelli esistenti, con il riconoscimento di agevolazioni a 15 progetti che, seppur rientranti tra quelli ammissibili e finanziabili, non sono stati finanziati a valere sulle risorse del PNRR”.

IL COMMENTO DEL MINISTRO PICHETTO

Intervenendo a 24 Mattino su Radio 24, il ministro Pichetto Fratin ha detto che “la norma prevede che al 10 gennaio ci sia l’inserimento di coloro che sono nella parte dei non vulnerabili e quindi circa 4 milioni sui 9 milioni di utenze domestiche nel mercato libero dal 10 di gennaio. In realtà prima c’è la valutazione di Arera che la fa avviare qualche mese dopo”.

E ancora, ha spiegato il ministro: “La posizione che io ho cercato di portare avanti e che stiamo trattando con l’Unione Europea, essendo questo un vincolo di legge del 2017 del governo Renzi, inserito nel Pnrr con Conte e poi confermato dal governo Draghi, è di dire ‘Noi non vogliamo assolutamente mettere in discussione quello che è un quadro europeo condiviso da una sequenza di governi, però vogliamo una gestione della tempistica un po’ più ragionata’. Per una ragione: dare il massimo dell’informazione e trovare qualche forma di accompagnamento per questi quattro milioni”.

COME ANDRA’ A REGIME IL MERCATO LIBERO

Infine, parlando di come entrerà a regime il mercato libero: “Nel corso del 2024 il mercato libero deve andare a regime e bisogna stabilirne le modalità. Il ragionamento attuale è su qualche mese, anche per una grande campagna pubblicitaria che Arera e l’acquirente unico devono fare, perché è fondamentale dare il massimo delle informazioni. L’Italia è divisa in 26 zone, attualmente gli ammessi sono 19”.

Per Pichetto, “credo che sia nostro dovere dare il massimo dell’informazione e avere il massimo del controllo contro gli abusi, anche perché i venditori sono 600 e quindi nel libero prezzo c’è il diritto di fare il libero prezzo. Io non ho la sfera di cristallo, ma sono convinto che un vero mercato fa risparmiare, le imprese e la telefonia lo hanno dimostrato ma deve essere un vero mercato libero, senza via monopolistiche che condizionano il mercato”.

LE REAZIONI DA PD E ALLEANZA VERDI SINISTRA SULLA FINE DEL MERCATO TUTELATO

Le critiche a questo intervento del governo sulla fine del mercato tutelato sono arrivate da Pd e Alleanza Verdi-Sinistra.

Anzitutto, quelle della segretaria Elly Schlein. Parlando in un punto stampa del Partito Democratico sugli interventi del governo ha detto: “E’ una tassa Meloni sulle bollette, mi viene da chiamarla così. Chiediamo al Governo di fermarsi e ai nostri parlamentari di andare avanti. La nostra battaglia andrà avanti”. Per la numero uno Pd “ieri il Cdm ha confermato i nostri timori, la scelta di dire no al mercato tutelato di luce e gas. E’ una scelta che tocca la carne viva di milioni di famiglie, sono esposte all’inflazione, al caro-vita, al caro-bollette, al caro-benzina. Ci saremmo aspettati una scelta diverse perché in tutte le forze di maggioranza hanno presentato emendamenti come i nostri, per chiedere la proroga. Ma li hanno fatti ritirare, è questo il rispetto che hanno del Parlamento. Se non fermiamo oggi le aste non si torna più indietro per 5 milioni di famiglie”.

Secondo Pierluigi Bersani, intervenuto in video alla conferenza con il suo partito (il Pd), che “non si parli di liberalizzazioni. E’ un trasferimento forzoso di una massa di utenti trattati come pacchi postali verso altri fornitori. La maggior tutela è stata per anni pilastri della liberalizzazione. Siamo ancora in tempo, fermatevi. Non potete mandare milioni di persone terrorizzate e sbandate, inseguite da telefonate di chi vuole accaparrarsi utenti prima delle aste. E’ ridicolo attribuire al Pnrr il mancato rinvio del mercato tutelato”. Per il senatore Antonio Misiani, “il governo espone 5 milioni di famiglie fragili a prezzi più alti di gas e luce. L’audizione dell’Arera in parlamento ha ricordato che i prezzi del mercato libero dell’eletricità sono superiori dell’8% e del 30% del gas rispetto a quelli di maggior tutela. Il governo torni indietro rispetto alla non scelta fatta ieri e protegga 5 milioni di famiglie dalla stangata di gennaio”. E per Annalisa Corrado, responsabile Ambiente del partito: “Questa del Pnrr è una scusa, perché quando è stato firmato l’accordo non era il 2022 con tutto ciò che è successo, il mondo oggi è diverso”.

Anche dai Verdi-Sinistra si sono mosse critiche. “Il governo torni indietro, proroghi il mercato tutelato per energia e gas. Altrimenti metterà in ginocchio milioni di persone che verranno consegnate agli umori e al caos dei mercati internazionali”, ha detto la capogruppo alla Camera Luana Zanella.

ANCHE CONTE (M5S) ATTACCA IL GOVERNO SULLA FINE DEL MERCATO TUTELATO

Parlando in arrivo al Forum di AdnKronos, Giuseppe Conte – presidente del M5S – ha detto che “portare 12 milioni di nuclei familiari dal mercato TUTELATO, portarli al mercato libero, rischia di aggravare le difficoltà economiche di queste famiglie, che già vivono il problema dell’inflazione, del caromutui, adesso si potrebbe aggiungere anche il caro energia, ed è una decisione che in questo momento assolutamente va scongiurata”.

“Non bastava la gragnola di piccole grandi tasse inserite in manovra. Alle famiglie italiane bisognava dare il colpo di grazia, e quindi via il mercato tutelato per i più fragili, che verranno esposti alle incognite del mercato libero e al fuoco di fila delle roboanti e non sempre chiare offerte degli operatori. Ricapitolando: sul caro-mutui il governo ha deciso di rimanere immobile, mettendo il primo nodo scorsoio al collo degli italiani. Per combattere l’inflazione, Meloni e banda hanno deciso di rispondere con la farsa del “carrello tricolore”, completamente inefficace. Sui carburanti, la storia è nota: per tutto il 2023 gli italiani hanno pagato uno sproposito grazie al menefreghismo dell’esecutivo. Ora che le tariffe sono in lieve flessione, Urso si è convinto che sia grazie al suo obbligo di esposizione dei cartelli: una barzelletta. Sulle bollette si toglie l’unica garanzia per chi è in difficoltà, cioè il mercato tutelato: Fitto non ci ha neanche provato a far capire all’Ue che, tra guerre e quadro economico, non era questo il frangente per togliere questa tutela. E poi tasse sulla casa, tasse sui prodotti per l’infanzia e tasse anche su quelli per le donne. Altro che Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni è sempre più la leader di “Balzelli d’Italia”. Così in una nota i senatori M5s in commissione Ambiente e Energia Gabriella Di Girolamo, Elena Sironi e Antonio Trevisi.

LA NOTA DI FREGOLENT (IV)

“Ancora una volta la maggioranza di governo dimentica quello che sbandierava quando era all’opposizione. Nel decreto energia nulla di quanto promesso è stato confermato, è l’ennesimo tradimento degli elettori”. Lo dichiara la senatrice di Italia Viva Silvia Fregolent.

“Le promesse di Meloni sono state disattese. Niente per riparare ai danni delle norme in manovra sul biometano. Nulla – sottolinea – sull’annunciata proroga delle liberalizzazioni, nulla in merito ai bandi di gara sull’idroelettrico e conseguentemente nessuna risposta alle regioni del nord e alle aziende che avevano ben lavorato. Facile parlare quando si è all’opposizione e non si hanno responsabilità verso i cittadini e le imprese. Purtroppo alla prova dei fatti questo governo si dimostra incapace”, conclude.

LA CRITICA DEL CODACONS A QUANTO DECISO SUL MERCATO LIBERO E TUTELATO

Anche il Codacons critica la mossa del governo. “Una scelta scellerata, che avrà conseguenze gravissime sui bilanci degli italiani e che getta dall’oggi al domani nel caos 15 milioni di famiglie – 9 milioni di utenze per le bollette della luce e 6 milioni per quelle del gas – che ancora non sono passate al mercato libero”, afferma l’associazione in una nota. “Come evidente, il passaggio al cosiddetto ‘mercato libero’ farà aumentare le tariffe energetiche e converrà soprattutto alle già straricche società di gas e luce, costando invece carissimo ai cittadini; il tutto in un momento in cui, se le aziende dell’energia si ritrovano per le mani profitti enormi, i consumatori invece sono stati già abbondantemente spremuti da un biennio di caro-bollette e inflazione alle stelle”, si legge.

“A questo punto non resta che avviare, da parte dei consumatori penalizzati dall’esecutivo, un ricorso alla Corte Costituzionale per impedire l’adozione del provvedimento. Dal Governo un gravissimo errore: la fine del mercato tutelato è un altro salasso per i cittadini”, dichiara il presidente Carlo Rienzi. “Milioni di italiani dall’oggi al domani potrebbero ritrovarsi in un regime che non hanno scelto, e che soprattutto non gli conviene: un regalo di Natale davvero sgradito, e che rischia di costare caro al Governo alle prossime elezioni”, conclude.

LA DECISIONE DEL GOVERNO SUL MERCATO LIBERO E’ UNA VERGOGNA, DICE L’UNC

“Una vergogna! La mancata proroga del mercato tutelato nel dl energia è a di poco imbarazzante. Un provvedimento a costo zero per il Governo che potrebbe aiutare le famiglie in un momento di grave difficoltà che non viene preso con la scusa di una trattativa con l’Europa, quando il Pnrr, almeno quello firmato da Draghi, non prevedeva una chiusura dell’impegno entro il gennaio 2024, ma solo di iniziare un percorso, cosa già avvenuta con il passaggio delle microimprese al mercato libero” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“I dati Istat sono chiari. Persino facendo il confronto tra il mese di ottobre 2023 (mese in cui sono scattati i rialzi del mercato tutelato che varranno però fino alle fine di dicembre 2023, quindi a novembre e dicembre vi sarà una variazione mensile nulla dei prezzi) e giugno 2021, ossia prima dei rincari scattati a partire da luglio 2021, la luce del mercato libero in Italia è salita del 97,7% contro il 31,6% del tutelato, più del triplo, mentre considerando il primo dato utile del gas rilevato dall’Istat, dicembre 2021, il libero da allora è aumentato del 41,5% contro il +5,7% del tutelato. Perché si vogliono arricchire le compagnie di luce e gas a scapito delle famiglie?” conclude Dona.

FOTI (FDI) ATTACCA SCHLEIN

“Sarebbe opportuno che qualcuno facesse presente al segretario Pd, Elly Schlein, che la fine del mercato tutelato per l’energia era fra gli obiettivi del Pnrr, Piano predisposto dal Conte II e portato a termine dal successivo governo dei migliori. Viste le continue amnesie da cui è affetta, di certo la Schlein non ricorderà che solo Fratelli d’Italia non votò il Pnrr, mentre invece il Pd in quella occasione si espresse favorevolmente per il ritorno al mercato libero: decisione che solo oggi scopre essere una pessima idea. È davvero grottesco – e senza alcun fondamento – quindi l’attacco odierno di Schlein e compagni mentre il governo Meloni sta lavorando per porre rimedio agli scempi precedenti. La Segretaria del Pd la smettesse quindi di stravolgere quella che è la realtà dei fatti raccontando inutili menzogne, piuttosto chiedesse scusa agli italiani per le scelte imprudenti prese dal suo stesso partito”. Così, il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, Tommaso Foti.

SCHLEIN HA PRESO UNA CANTONATA, DICE FILINI (FDI)

Il responsabile del programma di Fratelli d’Italia, Francesco Filini, ha risposto alle critiche di Schlein.

“Non abbiamo ancora capito se Elly Schlein sia totalmente disinformata o abbia deliberatamente deciso di spacciare fake news per occultare le gravi responsabilità del suo partito: la fine del mercato tutelato entro il 2023 è infatti una delle condizionalità inserite dal Governo Conte 2, quello sostenuto proprio da PD e M5S, nel PNRR. Il vincolo della fine del mercato tutelato è stato poi votato da tutti i partiti che sostenevano il governo dei migliori, con unico voto contrario di Fratelli d’Italia. Il vincolo inserito anche dal PD è chiaramente leggibile nel capitolo del PNRR sulla Legge annuale per il mercato e la concorrenza, nel paragrafo B- Rimozione di barriere all’entrata nei mercati. Il non rispetto del vincolo del PNRR comprometterebbe l’esecuzione del Piano. Cercare di accollare la responsabilità della fine del mercato tutelato a Giorgia Meloni, ovvero all’unico partito che aveva tentato di opporsi, è un ridicolo tentativo di sfuggire alle proprie responsabilità, ma il problema della Schlein è che gli atti la smentiscono in maniera incontrovertibile. La Schlein, che ancora non ha trovato il coraggio di condannare il violento assalto femminista alla sede di Pro Vita, con questa fake news ha preso l’ennesima clamorosa cantonata”.

ANCHE SPERANZON (FDI) CONTRO SHLEIN

Il vicepresidente vicario di Fdi al Senato, Raffaele Speranzon, è sulla stessa linea. “Sulla mancata proroga del mercato tutelato Elly Schlein ha davvero una bella faccia tosta e soprattutto la memoria corta. Infatti, è stato il governo dei migliori con il Pd in maggioranza ad inserire la fine del mercato tutelato per l’energia come obiettivo del Pnrr. All’epoca Fratelli d’Italia aveva votato contro, mentre proprio il Pd fu a favore di questa scelta. Adesso la segretaria dem si sveglia dal letargo e scopre che era una pessima idea, imputando alla presidente Meloni la responsabilità di un obiettivo che il Pd ha inserito nel Pnrr. Noi invece lo sapevamo dall’inizio e infatti sul Pnrr, sul mercato tutelato, come su tutti i principali dossier stiamo cercando di porre rimedio agli scempi dei governi precedenti quando il Pd dettava la linea. Schlein chieda scusa ad alta voce agli italiani e la smetta di raccontare bugie”.

LA NOTA DI SIGISMONDI (FDI)

“Il Pd, per bocca del suo segretario Elly Schlein, imputa al governo Meloni la responsabilità della fine del mercato tutelato. È davvero grottesca questa accusa, perché è proprio un Governo sostenuto dal Pd ad aver inserito nel Pnrr, che Fratelli d’Italia non ha votato, il termine del mercato tutelato entro il 2023. Il governo Meloni, dunque, si è trovato in una situazione creata da altri e ora sta provando a porvi rimedio. Elly Schlein smetta di raccontare fandonie”. Lo dichiara il senatore Etelwardo Sigismondi, capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Ambiente ed Energia.

COSA HA DETTO SALVINI

“Di mercato tutelato ne abbiamo parlato stamane”, conto che con le interlocuzioni del ministro Fitto con la Commissione europea si arrivi a una soluzione positiva”. Così il leader della Lega Matteo Salvini durante la presentazione dell’evento del gruppo Identità e Democrazia, alla sede della Stampa estera. “Conto che questo governo, con il dialogo e la trattativa, riesca a rimediare a un errore che ci siamo trovati sul tavolo quando siamo arrivati”, ha aggiunto il leader del Carroccio.

I COMMENTI DI FEDERPETROLI E CONFINDUSTRIA

Infine, i commenti positivi degli industriali. Carlo Bonomi – presidente di Confindustria – ha detto che “siamo molto contenti, era un decreto legge che aspettavamo da tempo, come sapete era stato rinviato già quattro volte”. Parlando a margine dell’assemblea pubblica di Confindustria Genova, ha aggiunto che “è un decreto legge che va nella giusta direzione, interviene per ridarci un minimo di competitività rispetto a Francia e Germania, che hanno fatto interventi di sostegno alla loro industria, e quindi questo riequilibra un po’ la situazione del mercato”.

Soddisfazione anche da FederPetroli Italia, che “si dice soddisfatta per lo sblocco iniziale e l’accellerazione dei progetti che riguardano i nuovi rigassificatori, in particolare Porto Empedocle e Gioia Tauro, previsti nel decreto Energia ma esprime preoccupazione per lo stop al mercato tutelato dell’energia. “Siamo preoccupati per la fine del Mercato tutelato nel 2024”, ha detto in una nota il presidente di FederPetroli Italia Michele Marsiglia. “Siamo sicuri che il passaggio delle utenze per diversi consumatori porterà un po’ di caos sulla scelta ed il nuovo processo gestionale del fornitore, principalmente quello del mercato domestico”.

Quanto alle norme che consentono di incentivare l’estrazione di gas nazionale dalle concessioni esistenti per fornire l’industria energivora italiana e la forte spinta al processo di decarbonizzazione, FederPetroli applaude. Infine, si fa sapere sul Piano Nazionale energetico che “desta preoccupazione l’attuale situazione del Rigassificatore stazionato al terminal Gnl Snam di Piombino e che dovrà essere trasferito a Vado Ligure. Una dichiarazione di poche ore fa da parte di ENI, suggerisce di evitare lo spostamento futuro della nave a Vado Ligure per non incorrere in aumenti e costi infrastrutturali a danno del mercato del gas”. Una proposta “che produrrà non poche polemiche e contestazione da parte dell’opinione pubblica e parti sociali coinvolte nelle aree interessate”.

OK DI ARTE AL PASSAGGIO AL MERCATO LIBERO

Infine, ok a quanto deciso dal governo anche da Diego Pellegrino, portavoce di Arte – Associazione di Reseller e Trader di Energia. “Abbiamo apprezzato la decisione del Governo di ieri sera di non prorogare il cosiddetto regime di maggior tutela, dando il via, di fatto, al mercato libero che produrrà, a nostro avviso, un notevole vantaggio per tutti.

Facendo riferimento ai recenti dati diffusi da Arera, che smentiscono molte fosche previsioni, abbiamo potuto rilevare come, a partire dal 2019 si è determinata una vera e propria inversione di tendenza dei prezzi medi finali applicati ai clienti finali domestici con una evidenza particolare in corrispondenza del 2022, all’indomani dell’impennata dei valori delle materie prime, quando il prezzo medio totale dei clienti domestici del mercato libero, al netto delle imposte, è stato di 281,80 euro/MWh, a fronte dei 402,50 euro/MWh di quello del mercato tutelato (+30% rispetto al mercato libero). Dai dati preliminari di fatturato medio del primo semestre 2023, sempre di fonte Arera, sembra permanere nel settore elettrico il vantaggio di prezzo del mercato libero rispetto al tutelato, che si è prodotto a partire dal primo semestre 2022”.

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