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Rivoluzione del gas in atto nell’Europa centrale e orientale

I paesi della zona centrale e a est stanno subendo profondi cambiamenti man mano che diventano parte integrante del più ampio mercato europeo del gas

Un mercato più liquido e con prezzi più vicini a quelli dell’Europa occidentale. Dopo anni di finanziamenti da parte della Commissione europea per trasformare gli arcaici mercati del gas naturale dei paesi della parte centrale e orientale del Vecchio Continente in progetti infrastrutturali nel gas destinati a integrare il mercato e ad aumentare la competitività e la trasparenza, qualcosa si sta finalmente muovendo.

IL MERCATO PIÙ LIQUIDO HA ATTIRATO PIÙ FORNITORI, ANCHE IL GNL USA

UEIn questo senso un mercato più liquido (con un aumento del 20% di gas scambiato negli hub nel periodo 2015- 2017), ha attirato verso i paesi dell’Europa centrale e orientale un certo numero di fornitori, compreso il gas naturale liquefatto degli Stati Uniti. La maggiore liquidità dei mercati della zona centrale e orientale dell’Europa ha anche avvicinato i prezzi a quelli degli hub dell’Europa occidentale bloccando, di fatto, i grandi fornitori come la Russia nel dettare legge sui prezzi. Tuttavia, la rivoluzione del gas in questa parte del Vecchio Continente deve ancora affrontare alcune sfide: la liberalizzazione del mercato e la conformità alle normative Ue ancora troppo scarse; il ruolo del gas nella produzione di energia elettrica che rimane basso; e il fatto che le centrali a carbone operano in un ambiente favorevole nonostante il deterioramento della qualità dell’aria in molte città dell’Europa orientale.

PAESI DELL’EST TROPPO DIPENDENTI DALLA RUSSIA. DA QUI L’INTERVENTO UE

La sicurezza energetica regionale ha a lungo dominato il dibattito politico a Bruxelles. Per decenni i prezzi del gas nei paesi dell’est sono stati fissati dalla dipendenza relativa di ciascun paese dal gas russo, dettata dalle infrastrutture esistenti e dallo stato delle loro relazioni politiche con Mosca. Di conseguenza, i prezzi del gas tendevano ad essere più elevati nei paesi più a est del cuore dell’Europa. All’indomani della crisi politica con la Russia, gli stress test dell’Unione europea hanno individuato i collegamenti infrastrutturali mancanti e i responsabili politici hanno realizzato una tabella di marcia per costruire nuove reti in grado di collegare i mercati del gas dei paesi centro-orientali con il resto dell’Unione europea. Oggi, i clienti di questa porzione del Vecchio Contienente stanno raccogliendo sempre più spesso i benefici di questi investimenti nelle infrastrutture del gas, dato che le differenze di prezzo tra i paesi cominciano a ridursi.

PREZZI SEMPRE PIÙ IN LINEA CON QUELLI OCCIDENTALI gas

Infatti, il completamento di progetti innovativi come il terminale LNG di Swinoujscie (180 miliardi di piedi cubi all’anno) in Polonia, l’FRSU di Klaipeda (140 miliardi di piedi cubi all’anno) in Lituania, l’interconnettore Finlandia-Estonia (7,2 milioni di m3/giorno) e l’interconnettore bidirezionale Polonia-Lituania (8,4 milioni di m3/giorno) hanno aumentato i flussi di gas attraverso la rete europea e ridotto il divario di prezzo con gli hub dell’Europa occidentale. Il Central Eastern Gas Hub austriaco ha effettivamente collegato alla rete dell’Europa occidentale paesi come la Repubblica Ceca, la Slovacchia e la Polonia, offrendo loro prezzi di mercato equi e, di fatto, gli attuali indici dei prezzi in questi paesi stanno già convergendo con gli hub tedeschi. La correlazione tra il Gas Hub dell’Europa centrale e il NCG tedesco è in costante aumento dal 2008, fino a raggiungere una correlazione di quasi il 97% nel 2017.

TENDENZA IN ATTO A VANTAGGIO DEI CONSUMATORI MA OCCHIO ALLE MANCATE LIBERALIZZAZIONI

Gli esperti stimano che questa tendenza continuerà dato che altri progetti come il gasdotto dell’Europa centrale (che collega Bulgaria, Romania, Ungheria e Austria) o il terminale GNL di Kirk in Croazia potrebbero essere presto avviati. Tutti questi aspetti andranno ulteriormente a vantaggio dei consumatori dell’Europa centrale e orientale, poiché le nuove infrastrutture aumenteranno la concorrenza tra il gas naturale russo, norvegese e statunitense. In teoria, l’aumento della concorrenza e degli scambi dovrebbe incoraggiare i singoli mercati a liberalizzare e ad aprirsi ulteriormente anche se questo non vale, almeno per il momento, per l’Europa centrale e orientale dove hanno messo in secondo piano le riforme di liberalizzazione del mercato del gas.

LA RESISTENZA ALLE RIFORME NASCE DAL TIMORE DI PERDERE LE POSIZIONI MONOPOLISTICHE

In realtà, c’è una certa resistenza alle riforme, perché si ritiene che esse minino le posizioni monopolistiche di lunga data delle compagnie energetiche regionali. Ad esempio, nella Repubblica Ceca, la più grande compagnia elettrica ha una quota di mercato del 78% nel mercato elettrico nazionale e la più grande compagnia di importazione di gas opera con un comodo margine dell’82,3%. PGNiG – la compagnia petrolifera e del gas controllata dallo Stato polacco, rimane l’acquirente dominante sia sul mercato all’ingrosso sia al dettaglio, oltre a questo, possiede e gestisce tutte le reti di produzione e distribuzione del gas naturale. Queste “centrali elettriche” locali accolgono le importazioni di GNL statunitense, a condizione che sostituisca il monopolio delle forniture di Gazprom. Le stesse aziende, tuttavia, stanno resistendo alle riforme in quanto vedono la loro posizione di privilegio minacciata dai concorrenti internazionali.

Polonia gasIL DIVARIO ANCHE NEL MIX ENERGETICO

Nasce proprio da queste mancanze il Terzo Pacchetto Energia, adottato dal Parlamento Europeo nel 2009. Il pacchetto prevede la disaggregazione delle imprese storiche, consente l’accesso di terzi alle infrastrutture e una maggiore vigilanza del mercato da parte delle autorità di regolamentazione. Mentre i paesi più occidentali dell’Ue stanno traendo vantaggio da questa maggiore trasparenza e concorrenza nel mercato dell’energia, la maggior parte dei consumatori industriali e residenziali in tutta l’Europa centrale e orientale non può ancora scegliere i propri fornitori di gas e di energia elettrica. Il divario tra “vecchi” e “nuovi” membri dell’Ue non è evidente solo in termini di sicurezza energetica e prestazioni del mercato, ma anche nella composizione dello stesso mix energetico. I paesi dell’Europa centrale e orientale continuano a bruciare grandi quantità di carbone. Mentre il consumo di carbone dell’Europa occidentale è diminuito, l’Europa orientale non è riuscita a ridurre significativamente il proprio consumo. Un recente studio del Poland Public Opinion Research Center (CBOS) ha rilevato che i minatori polacchi sono rispettati più di medici o insegnanti; l’84% rispetto al 74% e 71% rispettivamente. In netto ritardo rispetto al programma dell’UE per l’installazione di capacità rinnovabile nel suo mix energetico, la Polonia stima che anche entro il 2050 il carbone manterrà il 50% della quota di mercato nel consumo energetico del paese.