Scenari

Israele: problemi in vista per l’export di gas in Egitto

Sta per partire, intanto, una seconda asta per 19 blocchi esplorativi nel Mediterraneo a favore di aziende petrolifere e del gas straniere

L’esportazione di gas da Israele all’Egitto potrebbe incontrare una serie di difficoltà maggiori di quelle che si sarebbe potuto pensare all’inizio. La rete nazionale israeliana, infatti, non avrebbe la capacità necessaria per far fronte al flusso di gas che le aziende che gestiscono i giacimenti di Tamar e Leviathan si sono impegnate a vendere in Egitto. Si tratta di alcune indiscrezioni raccolte dal sito israeliano The Marker che sottolinea come i partner dei due campi offshore stiano “combattendo” per cercare di trovare una soluzione prima della metà del 2019, quando scatterà ufficialmente l’avvio delle forniture.

RETE INTERNA NON IN GRADO DI REGGERE IL QUANTITATIVO DI GAS

Secondo le informazioni raccolte da The Marker, il gasdotto appartenente a Israel Natural Gas Lines (INGL) – la società responsabile della gestione di 650 chilometri di gasdotto all’interno di Israele – è attualmente in grado di trasportare tra i due e i tre miliardi di metri cubi di gas all’anno. Ma in base a due accordi separati, i partner di Tamar e Leviathan, guidati dal gruppo israeliano Delek Group e dalla texana Noble Energy, si sono impegnati a vendere 3,5 miliardi di metri cubi di gas all’anno e, a determinate condizioni, anche quantitativi maggiori, alla società egiziana Dolphinus Holdings. A settembre Delek e Noble hanno concordato di acquistare una quota del gasdotto EMG che collega i fornitori israeliani con i clienti egiziani per garantire la consegna. Ma nessuno dei due giacimenti di gas è collegato direttamente al gasdotto EMG e al momento deve passare prima attraverso la rete INGL.

DALLE AZIENDE TRAPELA OTTIMISMO

Delek Drilling, un’unità del gruppo Delek, la scorsa settimana ha dichiarato alla Borsa di Tel Aviv di aver avviato negoziati con INGL per utilizzare la rete di gasdotti nazionali e ha precisato che “le parti stanno conducendo esami preliminari su questioni tecniche”. Ma l’annuncio non ha affrontato in alcun modo il problema della capacità. Sia la Delek Drilling sia Noble si sono comunque dette ottimiste della felice conclusione dei negoziati. “Non abbiamo alcun dubbio che gli accordi con Dolphinus saranno pienamente implementati e che il gas sarà consegnato agli egiziani”, ha detto un portavoce.

ALTRI PROBLEMI DI RETE CI SARANNO QUANDO DIVENTERÀ OPERATIVO IL GIACIMENTO DI LEVIATHAN

In base al primo dei due contratti, del valore complessivo di 15 miliardi di dollari, Leviathan si è impegnata a vendere Dolphinus 3,5 miliardi di metri cubi di gas a partire dalla fine del 2019. Il secondo è con i partner di Tamar, che hanno concordato di fornire gas su base “interrompibile”, cioè solo se c’è capacità. Il contratto, che è sempre per 3,5 miliardi di metri cubi, prevede l’opzione di diventare un contratto a tempo indeterminato fino a dicembre 2021. Tamar è da tempo in produzione e inizierà a consegnare il gas a Dolphinus nella prima metà del prossimo anno. Tuttavia, dovrà interrompere le esportazioni una volta che Leviathan entrerà in linea, a meno che non si trovi una soluzione al problema della capacità. Un’opzione è quella di inviare del gas attraverso un altro ramo della rete INGL al gasdotto pan-arabo, che si collega all’EMG. Ma in quel caso si dovrà ampliare il gasdotto INGL esistente, costruire un secondo gasdotto parallelo o costruire un gasdotto sottomarino.

AL VIA ASTE PER 19 BLOCCHI NELLE ACQUE ISRAELIANE AL LARGO DELLE COSTE DEL MEDITERRANEO

Nel frattempo, nella speranza che migliorino le condizioni di mercato e i termini di offerta possano suscitare maggiore interesse rispetto agli ultimi deludenti sforzi, Israele sta pianificando una seconda asta di licenze di esplorazione energetica nelle prossime settimane. Lo ha dichiarato domenica il ministero dell’Energia israeliano secondo quanto riporta Haaretz. Il governo fornirà alle compagnie petrolifere e di gas straniere 19 blocchi nelle sue acque economiche al largo delle coste del Mediterraneo, dove dal 2004 sono state realizzate sette scoperte nel settore del gas naturale. “L’obiettivo è quello di continuare con lo slancio dello sviluppo del settore del gas israeliano, per aumentare la concorrenza portando nuove compagnie energetiche internazionali e aumentando la sicurezza energetica dello Stato di Israele” ha detto il ministro dell’Energia, Yuval Steinitz. Steinitz ha preso atto dei piani per sviluppare un gasdotto sottomarino che andrebbe da Cipro alla Grecia e all’Italia. Se il gasdotto sarà effettivamente costruito, Israele avrà la possibilità di esportare energia in Europa garantendo offerte interessanti rispetto al piccolo mercato israeliano. L’ultima asta, l’anno scorso, si è conclusa con due sole gare aggiudicate, una alla società greca Energean e un’altra di un consorzio indiano composto da ONGC Videsh, Bharat PetroResources, Indian Oil Corporation e Oil Indies. (Qui lo status delle scoperte israeliane nel Mediterraneo)