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Gas, consumi in flessione nel 2018: -3,4% a 72,1 miliardi di mc

consumi

In calo tutti i settori, soprattutto il termoelettrico. I consumi totali sono tornati al di sotto dei livelli del 2003. Aumenta la dipendenza dall’estero: la Russia resta primo fornitore

Domanda di gas naturale in calo per generare energia elettrica, a causa della ripresa dell’idroelettrico e delle importazioni dalla Francia. Dell’1% la contrazione dei consumi della grande industria e del settore civile. In lieve flessione i flussi di gas dalla Russia. È quanto emerge dalle elaborazioni di Staffetta Quotidiana sui dati di Snam Rete Gase del ministero dello Sviluppo economico.

NEL 2018 CONSUMI GAS IN CALO DEL 3,4% RISPETTO AL 2017

Tornano a scendere i consumi di gas naturale in Italia. Nel 2018 sono diminuiti del 3,4% rispetto al 2017, mentre rispetto al 2016 si registra un aumento del 2,5%. Ad eccezione di febbraio, marzo e settembre per tutti gli altri mesi dell’anno il segno è stato negativo. Flessione maggiore a gennaio, quasi il 21% in meno rispetto ai primi freddissimi 31 giorni del 2017. Aumento maggiore a marzo: 27,7% in più rispetto al 2017 e del 17,7 rispetto a marzo 2016. I livelli di consumo totali restano ancora al di sotto di quelli del 2003. Secondo le elaborazioni della Staffetta Quotidiana sui dati di Snam Rete Gas, nell’anno appena concluso in Italia si sono consumati poco più di 72,1 miliardi di mc, più di 2,5 miliardi in meno rispetto al 2017, ma ancora oltre 13 miliardi in meno (più del 16%), rispetto al massimo storico raggiunto nel 2005.

GRAN PARTE DELLA FLESSIONE È ARRIVATA DALLE CENTRALI TERMOELETTRICHE

Nel corso del 2018 sono diminuiti tutti i settori, anche se grande parte della flessione è arrivata dalle centrali termoelettriche, tornate poco sopra i 23 miliardi di mc consumati in un anno, l’8,1% in meno rispetto al 2017, solo del 1% infatti è stata riduzione sia della grande industria, quella allacciata direttamente alle reti di trasporto, con 114 milioni di mc in meno in più rispetto al 2017, sia dei consumi residenziali, che rappresentano da soli quasi il 45% della domanda complessiva.
Si è dunque interrotta l’inversione di tendenza del 2015 che aveva fermato una flessione che continuava dal 2008, con la sola eccezione del 2010, anno caratterizzato da temperature ben al di sotto della media e di gran lunga il più freddo dell’ultimo decennio. Sia le centrali termoelettriche che il settore industriale non hanno confermato l’interruzione della lunga e rovinosa stagione di crisi vista in questi ultimi dieci anni. Le prime, a differenza del 2016 e del 2017, sono state penalizzate dalla ripresa della produzione elettronucleare in Francia e quindi dalla ripresa delle importazioni e soprattutto della produzione idroelettrica. La diminuzione del consumo di gas naturale da parte della grande industria, anche se di modesta entità, ha caratterizzato tutta la seconda metà dell’anno.

IMPORTATI IN TUTTO PIÙ DI 67 MILIARDI DI MCgas

Sul lato dell’offerta sono stati importati in tutto più di 67 miliardi di mc, 2,6 in meno rispetto al 2017 e quasi 3,7 in più rispetto al 2016. In leggera flessione i flussi di gas proveniente dalla Russia (-2%) che, comunque, con quasi 29,5 miliardi mc arrivati nel nostro Paese nel corso del 2018, resta di gran lunga la prima fonte, seguita dal gas algerino che dopo il grande balzo del 2016 (+160%) e la sostanziale parità del 2017 a 18,8 miliardi, chiude il 2018 con una contrazione del 9,5% a poco meno di 17,1 miliardi. In crescita, come nel 2017, le importazioni da Norvegia e Olanda via Transitgas, + 6,5% a quasi 7,7 mld di mc; continuano a flettere invece i flussi di gas provenienti dalla Libia via Greenstream, -3,8% a 4,5 mld di mc. Per quanto riguarda il Gnl, grazie al servizio di peak shaving e ancor più quello integrato di rigassificazione/stoccaggio, è confermato il trend avviato nel 2016 che ha visto ripartire sia Panigaglia che Livorno, mentre Rovigo che segna nel 2018 una flessione del 2,1% attestandosi sotto 6,7 mld di mc.

INESORABILE, LA FLESSIONE DELLA PRODUZIONE NAZIONALE

Continua invece, inesorabile, la flessione della produzione nazionale arrivata a poco più di 5,1 mld di mc: – 2,2% sul 2017 e -8% rispetto al 2016.