Oslo mette all’asta anche 70 nuovi blocchi di trivellazione nell’Artico. Scoppia la protesta degli ambientalisti contro il paradosso energetico scandinavo
La Norvegia ha deciso di rimettere in funzione tre giacimenti di gas naturale rimasti sigillati per decenni, una scelta strategica che punta a consolidare la sicurezza energetica dell’intero continente europeo, con riflessi indiretti ma significativi anche per la stabilità degli approvvigionamenti italiani.
Il governo di centrosinistra di Oslo ha annunciato che i siti di Albuskjell, Vest Ekofisk e Tommeliten Gamma, situati nel Mare del Nord, torneranno operativi entro il 2028. Come riportato dal quotidiano finanziario Financial Times, questa operazione risponde alla pressante necessità dell’Unione Europea di individuare partner democratici affidabili, capaci di garantire flussi costanti e sottratti ai ricatti geopolitici derivanti dal conflitto in Ucraina e dalle instabilità croniche del Medio Oriente.
L’OPERAZIONE ESTRATTIVA
L’annuncio della riapertura, formalizzato dal ministero dell’Energia norvegese, segna un cambio di rotta storico per il Paese scandinavo. Oslo ha ormai superato la Russia nel primato di principale fornitore di gas per il Vecchio Continente.
I tre giacimenti in questione, scoperti e sfruttati tra il 1977 e il 1988, erano stati chiusi definitivamente nel 1998, ma le nuove stime tecniche indicano che le riserve residue sono ancora ingenti. Si parla di una quantità compresa tra i 90 e i 120 milioni di barili di petrolio equivalente, sotto forma di gas e condensato, che ora tornano a essere considerati vitali per la resilienza energetica europea.
IL CONTRIBUTO DI OSLO ALLA SICUREZZA ENERGETICA COMUNITARIA
Il ministro dell’Energia norvegese, Terje Aasland, ha sottolineato l’importanza di questo passo per il futuro dell’integrazione energetica dell’Unione. “La produzione norvegese di petrolio e gas rappresenta un importante contributo alla sicurezza energetica in Europa. Lo sviluppo di nuovi giacimenti di gas aiuta la Norvegia a mantenere elevati livelli di approvvigionamento a lungo termine.
Ciò è diventato ancora più importante dopo l’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia e il conflitto in Medio Oriente”, ha dichiarato Aasland. La strategia di Oslo non mira solo a soddisfare la domanda immediata di clienti storici come Germania e Regno Unito, ma punta a creare un mercato europeo più fluido, riducendo la volatilità dei prezzi che ha colpito duramente le economie industriali, inclusa quella italiana, negli ultimi anni.
ESPLORAZIONE NELL’ARTICO E CONTROVERSIE AMBIENTALI
Nonostante il forte sostegno dei principali partiti politici norvegesi, la decisione di riaprire i giacimenti e di mettere all’asta 70 nuovi blocchi per l’esplorazione — di cui più della metà nel Mare di Barents, oltre il Circolo Polare Artico — ha scatenato accese polemiche.
Gli ambientalisti e alcuni partiti della sinistra radicale accusano il governo di ipocrisia: la Norvegia, pur promuovendo la transizione elettrica interna e vantando uno dei patrimoni sovrani più ricchi al mondo (oltre 2.000 miliardi di dollari), continua a espandere la produzione di idrocarburi. Secondo i movimenti per il clima, l’apertura di nuovi fronti estrattivi nell’Artico sarebbe incompatibile con gli impegni internazionali sul clima, sebbene Oslo utilizzi proprio il suo ruolo di fornitore “democratico” per ottenere concessioni politiche da Bruxelles.
DETTAGLI TECNICI E PARTNER INDUSTRIALI DEL PROGETTO
La riattivazione dei siti vicino al gigantesco campo di Ekofisk prevede un piano di estrazione che durerà almeno vent’anni a partire dal 2028. Il gas estratto sarà destinato prioritariamente al mercato tedesco, mentre il condensato rifornirà le raffinerie britanniche.
L’operazione vede coinvolto un consorzio internazionale di alto profilo tecnologico: i titolari delle licenze sono la compagnia statunitense ConocoPhillips, le società norvegesi Vår Energi (di Eni) e Petoro, e il gruppo polacco Orlen. Questa sinergia tra colossi dell’energia garantisce che la riapertura dei pozzi avvenga secondo i più moderni standard di efficienza, massimizzando il recupero di risorse che, secondo i dati dell’AIE, rappresentano una frazione fondamentale per evitare sprechi energetici nel bacino del Nord Europa.


