Il progetto Cronos di Eni e TotalEnergies sblocca le riserve offshore cipriote e salva l’industria del Cairo. L’intesa punta a diversificare l’import di GNL europeo, oggi troppo concentrato sulle forniture degli Stati Uniti.
Il settore energetico del Mediterraneo orientale si appresta a vivere una trasformazione profonda grazie alla sinergia tra le riserve non sfruttate di Cipro e le infrastrutture industriali dell’Egitto. Il progetto Cronos, situato nel Blocco 6 al largo delle coste cipriote e recentemente approvato dai giganti Eni e TotalEnergies, si configura come un’ancora di salvezza per il Cairo, la cui produzione interna è in costante affanno, e come un’opportunità strategica per un’Europa desiderosa di diversificare i propri approvvigionamenti di gas naturale liquefatto (GNL). Con una produzione stimata di 2,8 milioni di tonnellate annue a partire dal 2028, l’iniziativa promette di creare un corridoio energetico capace di ridurre la dipendenza dai carichi provenienti dagli Stati Uniti, sebbene permangano incognite di natura tecnica e tensioni geopolitiche nell’area.
L’EGITTO ALLA RICERCA DI OSSIGENO ENERGETICO
L’Egitto sta affrontando una crisi produttiva che mette a rischio la sua stabilità energetica. Nel secondo trimestre del 2026, la produzione nazionale di gas è crollata del 7% rispetto all’anno precedente, fermandosi a 109,3 milioni di metri cubi al giorno. Questo declino, iniziato dopo il picco del 2021, è particolarmente evidente nei giacimenti offshore del Mediterraneo. Nonostante il Deserto Occidentale stia registrando incrementi produttivi, questi non bastano a compensare le perdite. Al contempo, i consumi interni sono esplosi, toccando il record di 190 milioni di metri cubi al giorno nel mese di giugno. La sola domanda per la generazione elettrica assorbe quasi l’intera produzione domestica, lasciando un deficit strutturale di oltre 75 milioni di metri cubi giornalieri, colmato a fatica attraverso le importazioni via gasdotto e GNL.
IL SISTEMA DELLE IMPORTAZIONI E L’INSIDIA DEI DRONI
Per rispondere a questa emergenza, il Cairo ha dovuto rivoluzionare il proprio sistema energetico diventando un importatore netto. Dalla metà del 2024, il Paese si è dotato di quattro unità galleggianti di rigassificazione (FSRU) con una capacità complessiva di 20,2 milioni di tonnellate annue. Tuttavia, la vulnerabilità delle infrastrutture è emersa drammaticamente il 29 luglio scorso, quando la FSRU Energos, situata a Damietta, è stata colpita da un drone, riducendo la capacità operativa nazionale a 16,9 milioni di tonnellate. Nonostante ciò, il flusso di approvvigionamento resta intenso: ad agosto sono stati ricevuti 19 carichi dagli Stati Uniti e dal Messico. Sebbene sia stata lanciata una nuova campagna di esplorazione questo mese, gli esperti ritengono che le future scoperte non potranno risolvere il deficit nel breve termine, considerando che le risorse non sfruttate dopo il ritrovamento del maxi-campo Zohr nel 2015 continuano a diminuire.
IL RUOLO STRATEGICO DELLE RISERVE DI CIPRO
In questo scacchiere, Cipro emerge come un attore fondamentale. Nonostante l’isola vanti sei importanti scoperte offshore, non ha ancora avviato una produzione commerciale a causa della mancanza di impianti di trattamento e di un mercato interno troppo limitato. Costruire una filiera di esportazione autonoma richiederebbe capitali e tempi che Nicosia non può permettersi. Cronos rappresenta quindi la prima reale via d’uscita. Lo sviluppo del Blocco 6, approvato il 28 luglio, prevede l’attivazione di quattro pozzi sottomarini che produrranno 14,2 milioni di metri cubi al giorno. Il gas viaggerà via gasdotto verso l’Egitto, verrà trattato negli impianti di Zohr e infine liquefatto a Damietta per essere spedito in Europa. Questo modello permette a Cipro di incassare entrate rapide riducendo i rischi di esecuzione, mentre l’Egitto ottiene materia prima vitale e introiti per l’utilizzo delle proprie infrastrutture.
OLTRE CRONOS: I PROGETTI APHRODITE E GLAUCUS
Cronos è considerato il primo passo per un’esplorazione più vasta che potrebbe coinvolgere anche le risorse di Calypso e Zeus. Tuttavia, l’industria cipriota non si muove come un unico blocco integrato. La scoperta Aphrodite segue un binario parallelo, con una decisione di investimento attesa per il 2027 e una produzione ipotizzata per il 2031, legata ad accordi vincolanti per il trasporto verso l’Egitto. Al tempo stesso, ExxonMobil e QatarEnergy stanno studiando le opzioni per i campi Glaucus e Pegasus, valutando anche l’impiego di tecnologie di liquefazione galleggiante. Per l’Unione Europea, questi volumi, seppur modesti, sono preziosi per dare concretezza al memorandum d’intesa del 2022 siglato con Egitto e Israele, finalizzato a portare il gas del Mediterraneo orientale verso i mercati continentali.
LE SFIDE TECNICHE E LE OMBRE DI VASILIKOS
Il percorso verso il 2028 non è privo di ostacoli. L’esperienza di Zohr ha insegnato che i giacimenti possono subire declini improvvisi a causa di infiltrazioni d’acqua, richiedendo complessi lavori di manutenzione. Sebbene Cronos sia un campo geologicamente distinto, la sua dipendenza dalle infrastrutture egiziane lo espone ai limiti di capacità e alle possibili interruzioni di corrente che affliggono il Cairo. Sul fronte interno cipriota, pesa inoltre il fallimento del terminale GNL di Vasilikos. Il progetto, costato 542 milioni di euro e mai terminato, è al centro di un’indagine della Procura europea per sospette frodi e uso improprio di fondi UE, con un contenzioso aperto dinanzi al Tribunale dell’Unione Europea per il recupero di oltre 67 milioni di euro.
IL NODO GEOPOLITICO E LE RIVENDICAZIONI DI ANKARA
Infine, la geopolitica rimane la variabile più imprevedibile. La Turchia continua a contestare la giurisdizione marittima di Cipro, rivendicando pari diritti per i turco-ciprioti sulle risorse offshore. Le memorie del 2018, quando le navi turche bloccarono una piattaforma dell’Eni, restano vive. L’Unione Europea ha rinnovato le misure restrittive contro le trivellazioni non autorizzate fino al novembre 2026, ma il fatto che l’elenco delle sanzioni sia attualmente vuoto suggerisce una tregua fragile piuttosto che una soluzione duratura. Un nuovo scontro diretto potrebbe far lievitare i costi assicurativi e finanziari, rallentando le attività estrattive. Nonostante queste ombre, Cronos segna un punto di non ritorno: per la prima volta Cipro ha un piano di estrazione definito e una data certa per l’inizio delle operazioni, gettando le fondamenta per un potenziale hub regionale.

