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Gas, nell’accordo Russia-Ucraina vincono tutti?

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Cinque anni sono stati, probabilmente, il giusto compromesso tra i desideri di entrambe le parti, dal momento che Gazprom voleva un contratto ‘ponte’ sul gas di un anno fino a quando Nord Stream 2 e TurkStream non fossero stati attivati, mentre l’Ucraina voleva un contratto decennale per mantenere i volumi di transito di Gazprom

Il recente accordo di transito del gas tra Russia e Ucraina, e rispettivamente, delle loro compagnie nazionali Gazprom e Naftogaz, ha rassicurato l’Europa proprio in un momento in cui cominciavano ad avvertirsi i primi freddi. Il contratto di 5 anni è essenzialmente un costrutto su due livelli, con un take-or-pay di 65 miliardi di mc all’anno per il 2020 e una soglia di 40 miliardi di mc all’anno per il 2021-2024. Cinque anni sono stati, probabilmente, il giusto compromesso tra i desideri di entrambe le parti, dal momento che Gazprom voleva un contratto ‘ponte’ di un anno fino a quando Nord Stream 2 e TurkStream non fossero stati attivati, mentre l’Ucraina voleva un contratto decennale per mantenere i volumi di transito di Gazprom almeno altrettanto elevati come in precedenza. Il risultato finale è sostanzialmente accettabile per entrambe le parti e allo stesso tempo, ma per ragioni diverse, entrambe le parti lo vedono come un modo “non perfetto” per risolvere il problema del transito.

L’ACCORDO POCO PRIMA DI NATALE

L’accordo sul gas, concluso un paio di giorni prima di Natale, dopo un giro di negoziati tra Parigi, Berlino e Minsk, si basa sulla normalizzazione dei volumi di transito del gas ucraino. Dopo essere scesi a 60-65 miliardi di mc all’anno nel 2014 e nel 2015, i volumi di gas in transito sono passati a circa 90 miliardi di mc all’anno da allora. Quest’anno non ha fatto eccezione, con 89,58 miliardi di mc di gas naturale fornito da Gazprom che ha approvvigionato i suoi clienti in Europa attraverso l’Ucraina. Era chiaro che il Nord Stream 2, una volta in funzione, avrebbe comportato un improvviso calo dei volumi di transito (e di conseguenza di entrate per l’Ucraina che ricava proprio dal transito circa l’1-2% del Pil): pertanto il rinvio della data di messa in servizio del gasdotto è stato in definitiva visto come lo scenario migliore per preparare Kiev al cambiamento.

PERCHÉ SI SONO SCELTI QUESTI VOLUMI DI TRANSITO

Non solo. Accettando un calo di 25 miliardi di mc all’anno dopo il 2020, l’accordo conferma di fatto l’avvio del Nord Stream 2. “Si potrebbe chiedere perché non 55 miliardi di mc all’anno che è nominalmente la capacità della nuova condotta. A questo proposito – si legge su Oilprice.com – va notato che Nord Stream 1 ha impiegato un tempo abbastanza lungo per raggiungere la capacità di output nominale – 7 anni, per essere precisi – principalmente a causa di Bruxelles che ostacolava l’offerta di Gazprom per l’altro 50% tramite la pipeline OPAL che confinava con Nord Stream. Questa decisione era di natura totalmente amministrativa poiché non esistevano e rimangono ancora altri offerenti di capacità per OPAL diversi da Gazprom. Lo stesso potrebbe essere previsto anche per Nord Stream 2 di fronte all’ira degli Stati post-sovietici che si oppongono al Nord Stream” come Polonia ed Ucraina che non avrebbero alcuna entrata dal transito gas.

LE PROSPETTIVE DI GAZPROM

Affascinata dall’idea di porre fine una volta per tutte al transito del gas ucraino, Gazprom avrebbe voluto, invece, avviare sia Nord Stream 2 sia TurkStream prima dello scadere del contratto con Naftogaz nel dicembre 2019. “Così, avrebbe potuto dichiarare di avere la disponibilità fisica di altri condotti all’avanguardia e quindi più efficienti, e non sovvenzionare più l’economia ucraina attraverso il transito del gas – si legge su Oilprice.com -. Questo risultato avrebbe potuto essere raggiunto se non fosse stato per l’ostruzionismo di cui entrambi i progetti sono stati testimoni”. I danesi da un lato e la Bulgaria dall’altro, che a un certo punto ha fatto un passo indietro nella sua partecipazione a TurkStream.

L’OSTRUZIONISMO

Dopo aver ottenuto il permesso di costruzione danese a fine ottobre 2019, gli azionisti di Nord Stream 2 hanno intensificato i lavori di posa dei tubi. Ma a questo punto è intervenuta la politica dell’amministrazione Trump che ha sanzionato il punto apparentemente più debole dell’intera catena: la società svizzera di posa di condutture Allseas. Oltre a contrastare ulteriormente gli interessi commerciali europei, questa decisione ha portato a spostare la data di messa in servizio di Nord Stream 2 a metà 2020 e definire in modo più conciliante la questione ucraina. “Eppure, qualunque siano le apparenze, Gazprom percepisce l’attuale accordo ucraino sul transito del gas come un ponte verso un futuro migliore, una concessione a breve termine utile in modo che i suoi piani a lungo termine non vengano messi a repentaglio”, scrive ancora Oilprice.com.

LA PROSPETTIVA DI NAFTOGAZ

Dal canto sui Naftogaz, ha dovuto affrontare una serie di problematiche importanti: in primo luogo, trovare il modo di fronteggiare il taglio delle entrate del transito gas, modernizzare la propria infrastruttura di trasporto del gas, cercare di ampliare la produzione interna che però è ferma per conflitti tra oligarchi locali. In un contesto così difficile, il risultato che si è raggiunto è sicuramente un successo per Naftogaz: si è assicurata il pagamento dell’arbitrato di Stoccolma che aveva in ballo con Gapzrom dal 2017 da 2,9 miliardi di dollari, ha evitato le potenzialità di un contratto di transito di 1 anno e ha ottenuto un periodo relativamente lungo di accordo.

“Considerando il volume transitato di quasi 90 miliardi di mc di quest’anno come base di riferimento, anche se dobbiamo attualizzare completamente il Nord Stream 2 (55 miliardi di mc all’anno) e la seconda linea di TurkStream (15,75 miliardi di mc all’anno, la prima è interamente impegnata in Turchia), rimangono ancora circa il 15-20 miliardi di mc all’anno che saranno sicuramente transitati attraverso l’Ucraina nel panorama post 2025. Se Nord Stream 2 dovesse continuare a essere ostacolato, anche 40 miliardi di mc all’anno potrebbero rimanere una soglia utilizzabile. Gazprom sembra essersi abituato all’idea di mantenere una sorta di impegno nei confronti dell’Ucraina. Resta da vedere se Kiev sarà in grado di abituarsi in modo significativo alle minori entrate del transito”, ha sottolineato Oilprice.com.