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Gas, perché lo stop al Nord Stream 1 spaventa l’Europa. Allarme anche sul petrolio

Gas

Analisti tra cui Natasha Kaneva hanno scritto che i prezzi del petrolio potrebbero più che triplicare fino a raggiungere i 380 dollari al barile se la Russia tagliasse la produzione di 5 milioni di barili al giorno.

Ancora rialzi per i prezzi del gas ad Amsterdam, la piazza che segna il benchmark per tutta l’Europa. I future con consegna ad agosto hanno superato i 160 euro al megawattora (con picchi fino a 163 euro anche se in mattinata erano scesi lievemente) ma probabilmente sono destinati a salire ancora visto lo stop programmato al Nord Stream 1 programmato dall’11 al 21 luglio che stanno mettendo in guai seri la Germania dove si è cominciato a parlare di risparmi e razionamenti.

GERMANIA A RISCHIO SERIO

Il settore industriale tedesco, con una quota del 35-40% della domanda di gas, sembra particolarmente vulnerabile al potenziale rischio che la Russia fermi i flussi dato che le scorte per le famiglie invernali e il teleriscaldamento avranno la priorità, affermano gli analisti di Bloomberg Intelligence in una nota. Mentre le centrali elettriche hanno una certa flessibilità per passare ad altri combustibili, un taglio completo della fornitura russa alla Germania ad agosto vedrebbe una distruzione della domanda di 20-25 miliardi di metri cubi, o il 27% rispetto al 2021, hanno affermato gli esperti.

A RISCHIO EXPORT GAS NORVEGIA

Non è tutto: circa il 13% delle esportazioni giornaliere di gas della Norvegia sono a rischio per i piani di un imminente sciopero da parte dei gestori, ha avvertito la lobby del petrolio e del gas durante il fine settimana secondo quanto riferisce Bloomberg. Tre campi dovrebbero essere chiusi dallo sciopero che inizierà martedì, ma il giorno successivo porterebbero chiuderne altri tre.

Il ministero del petrolio della Norvegia ha comunque deciso di aumentare la produzione di gas di sei giacimenti offshore. Si tratta dei campi di Troll, Gina Krog, Duva, Oseberg, Aasgard e Mikkel per un totale di circa 122 miliardi di
metri cubi.

L’EUROPA RISCHIA LA RECESSIONE

Secondo gli economisti, l’Europa è quindi di fronte a un crescente rischio di recessione causato dell’aumento dei prezzi del petrolio e del gas dovuto anche alle preoccupazioni che la Russia possa interrompere completamente le forniture, scrive The Guardian: l’economia europea sarà colpita da una serie di fattori, tra cui il calo della domanda negli Stati Uniti, il più grande mercato di esportazione per l’Ue, le continue ricadute dell’invasione russa dell’Ucraina e il relativo aumento dei prezzi di cibo ed energia, secondo Nomura, nota banca d’investimento giapponese con operazioni significative a Londra. Nomura ha affermato di aspettarsi che l’economia europea inizi a contrarsi nel corso della seconda metà del 2022 e che la recessione continui fino all’estate del 2023, con un calo totale dell’1,7% del PIL.

IL PREZZO DEL PETROLIO POTREBBE SCHIZZARE A 380 DOLLARI AL BARILE

Gli analisti di JP Morgan Chase, banca di investimento statunitense, hanno affermato la scorsa settimana che la Russia potrebbe anche causare aumenti “stratosferici” del prezzo del petrolio se utilizzasse i tagli alla produzione per vendicarsi contro gli sforzi per limitare i prezzi da parte del gruppo G7 delle grandi economie. Analisti tra cui Natasha Kaneva hanno scritto che i prezzi potrebbero più che triplicare fino a raggiungere i 380 dollari al barile se la Russia tagliasse la produzione di 5 milioni di barili al giorno. Un barile di greggio Brent con consegna a settembre valeva 111 dollari alla fine della scorsa settimana sui mercati dei futures. “È probabile che il governo russo possa vendicarsi tagliando la produzione come un modo per infliggere dolore all’Occidente”, hanno scritto gli analisti di JP Morgan. “La rigidità del mercato petrolifero globale è dalla parte della Russia”.

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