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Germania

Germania, l’addio al gas scotta: tariffe di rete pronte a decuplicare entro vent’anni

Uno studio del Fraunhofer avverte: il peso dei costi fissi schiaccerà chi resta allacciato alla vecchia infrastruttura, con mazzate fino a 4.000 euro l’anno per famiglia.

Il conto del riscaldamento a gas potrebbe trasformarsi in un salasso inatteso per milioni di famiglie tedesche: in uno scenario estremo, l’esborso annuale per l’uso della rete potrebbe decuplicare nell’arco di vent’anni. È il segnale più evidente che accompagna la progressiva uscita dal gas fossile, un percorso ormai sancito dall’obiettivo costituzionale della neutralità climatica entro il 2045. Uno studio del Fraunhofer-Institut, ripreso dall’Handelsblatt, avverte che, con il ridursi degli utenti collegati, il peso dei costi fissi verrebbe concentrato sui consumatori rimasti, facendo lievitare in modo drastico le tariffe di rete.

IMPIANTI SEMPRE MENO AFFOLLATI

La transizione verso sistemi di riscaldamento alternativi procede lentamente, ma in modo irreversibile. Secondo l’Ufficio federale di statistica, poco più della metà delle abitazioni tedesche utilizza ancora il gas naturale come fonte primaria, mentre la quota di edifici già dotata di pompe di calore non supera il 4%. Il divario è destinato a restringersi nei prossimi anni, complice l’aumento del prezzo del combustibile e dei certificati di CO2.

Oggi il valore della tonnellata è fissato a 55 euro, una soglia che genera circa 250 euro l’anno di oneri aggiuntivi su un consumo medio. Se entro la metà del prossimo decennio il prezzo dovesse raggiungere i 150 euro, l’aggravio arriverebbe a circa 680 euro. Parallelamente, la gestione delle reti gas richiede interventi di manutenzione che non si riducono con la diminuzione degli allacciamenti: il risultato è un incremento dei costi per chi resta collegato.

PIANIFICARE LA CHIUSURA

Per comprendere l’impatto della progressiva dismissione, il Fraunhofer ha simulato il funzionamento di una rete tipo composta da 30.000 utenti domestici, esplorando due scenari: un avvio della pianificazione della chiusura nel 2027 e uno posticipato al 2035. In entrambi i casi, lo studio conferma un incremento sostanziale delle spese di rete e stima, per una famiglia di tre persone, incrementi annuali compresi tra 3000 e 4000 euro entro vent’anni. Tuttavia, un’organizzazione anticipata ridurrebbe l’aumento dei costi per gli ultimi utenti e dimezzerebbe la necessità di interventi statali di sostegno.

Gli autori insistono sulla necessità di regole più rigide per la pianificazione della dismissione nel quadro della revisione della legge sull’economia energetica, che dovrà tradurre in norme vincolanti la direttiva europea sulle infrastrutture del gas. Secondo gli esperti, una comunicazione chiara dell’uscita dalla rete potrebbe accelerare la scelta di tecnologie alternative, riducendo l’incertezza che ha caratterizzato il lungo dibattito politico degli ultimi anni.

QUALI RETI NEL FUTURO?

Il modello analizzato prevede la completa disattivazione della rete entro il 2045, ma molti osservatori ritengono probabile la sopravvivenza di porzioni dell’infrastruttura, necessarie alle imprese che non possono elettrificare determinati processi. In questi comparti potrebbero trovare impiego biogas, metano sintetico o idrogeno a basse emissioni.

L’Associazione tedesca del gas e dell’acqua considera possibile, in prospettiva, un ruolo diretto del vettore idrogeno nella fornitura ai clienti industriali, mentre altri esperti sottolineano che l’idrogeno rimarrà una risorsa limitata e sarà prioritariamente destinato all’industria energivora e ai trasporti pesanti.

La probabile contrazione della domanda nel settore residenziale ridisegnerà quindi l’utilità della rete di distribuzione, senza escludere la presenza di distretti industriali che continueranno a dipendere da linee dedicate, alimentate con gas climaticamente neutro. Resta aperto il nodo del quadro regolatorio, concludono i ricercatori: se per la rete nazionale dell’idrogeno sono già definite soluzioni tariffarie, per la distribuzione locale mancano ancora regole precise. La quota obbligatoria di gas verde, prevista nel contratto di coalizione, potrà sostenere lo sviluppo di nuove filiere solo se una parte significativa della rete resterà operativa.

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