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Germania

Germania: riforme energetiche, Berlino punta su controllo infrastrutture e tagli alla burocrazia

Nel maxipiano del governo tedesco previsti più investimenti pubblici e tempi dimezzati per le reti elettriche, ma resta l’incognita sulla legge per le rinnovabili; obiettivo 90% di contatori intelligenti entro il 2030.

Nel grande pacchetto di riforme presentato la scorsa settimana dal governo tedesco, il capitolo energetico rischia di passare in secondo piano, oscurato dal dibattito su fisco, lavoro e pensioni. Eppure, tra le trenta misure previste, diverse riguardano proprio il futuro del sistema energetico tedesco.

Berlino punta a rafforzare il controllo sulle infrastrutture considerate strategiche, a ridurre i tempi necessari per realizzare le reti e ad accelerare una digitalizzazione che finora ha proceduto con estrema lentezza. Sullo sfondo resta però un’assenza destinata a pesare: quella della riforma della legge sulle energie rinnovabili, che il settore attende ormai da tempo.

LO STATO PUNTA SULLE INFRASTRUTTURE STRATEGICHE

Una delle novità più rilevanti riguarda il “Deutschlandfonds”, il fondo straordinario statale che nelle intenzioni dell’esecutivo dovrà assumere un ruolo più incisivo come strumento di investimento pubblico nei comparti strategici. L’idea è quella di ampliare la presenza dello Stato nelle infrastrutture energetiche, seguendo una linea già avviata negli ultimi anni attraverso la banca pubblica di sviluppo KfW.

Lo Stato è già presente nel capitale dei gestori delle reti di trasmissione 50Hertz e TransnetBW e si prepara a entrare anche in Tennet. Il passo successivo potrebbe interessare altri segmenti ritenuti decisivi per la trasformazione del sistema energetico: impianti di accumulo, rete dell’idrogeno e reti di distribuzione. L’obiettivo è mantenere una capacità di indirizzo pubblico su infrastrutture considerate essenziali sia per la sicurezza energetica sia per la competitività dell’industria tedesca.

RETI PIÙ VELOCI, MENO ONERI AMMINISTRATIVI

Se c’è un punto che mette d’accordo gran parte degli operatori del settore è la necessità di alleggerire la macchina burocratica. Oggi, in Germania, autorizzare e pianificare una grande infrastruttura della rete elettrica richiede in media una decina d’anni, un orizzonte incompatibile con i ritmi imposti dalla transizione energetica.
Per questo motivo il governo vuole portare entro fine anno un pacchetto di semplificazioni che dovrebbe ridurre della metà i tempi di sviluppo dei progetti. Tra le misure annunciate compare anche l’eliminazione di circa un quarto degli obblighi di documentazione nell’arco di dodici mesi, con l’intento di ridurre il carico amministrativo per le imprese.

Per Kerstin Andreae, presidente del Bundesverband der Energie- und Wasserwirtschaft (Bdew), la principale associazione delle aziende dell’energia e dell’acqua in Germania, è “la mossa giusta”, anche perché oggi le aziende energetiche devono confrontarsi con circa mille diversi obblighi di rendicontazione. Una valutazione positiva arriva anche dal Bundesverband Neue Energiewirtschaft (Bne), l’associazione tedesca dei fornitori di energia indipendenti e orientati al mercato, secondo cui il pacchetto potrebbe generare risparmi di almeno cinque miliardi di euro ogni anno.

A questo si aggiungerebbero ulteriori benefici se i quasi 900 gestori delle reti di distribuzione riuscissero a lavorare con strumenti comuni. In questa direzione va la decisione del governo di incentivare lo sviluppo di un software condiviso, destinato a sostituire l’attuale mosaico di soluzioni sviluppate autonomamente dai singoli operatori.

LA SFIDA APERTA DEI CONTATORI INTELLIGENTI

Tra gli obiettivi più ambiziosi compare quello della diffusione dei contatori intelligenti. Il documento della coalizione fissa un traguardo preciso: entro il 2030 oltre il 90 per cento dei punti di misurazione rilevanti dovrà essere dotato di sistemi digitali. La distanza rispetto alla situazione attuale è notevole. Alla fine del 2025 gli “smart meter” installati rappresentavano infatti appena il 5,5 per cento del totale, una quota che arriverebbe al 23 per cento soltanto nel caso di un’installazione obbligatoria.

Per cercare di colmare il ritardo accumulato rispetto ad altri paesi europei, l’esecutivo punta su una versione semplificata dei dispositivi, lo “smart meter light”, pensata per ridurre costi e complessità. Nel documento si legge che la nuova soluzione dovrebbe “permettere ai consumatori di gestire la spesa elettrica in modo conveniente e sicuro dal punto di vista informatico”. A promuovere con maggiore convinzione questa impostazione sono stati soprattutto i nuovi operatori del mercato, tra cui Octopus Energy.

LA RIFORMA CHE ANCORA NON C’È

Tra le misure inserite nel piano compare anche un impegno a garantire tempi certi per l’allacciamento delle imprese alla rete elettrica. Oggi alcune attività produttive, compresi i grandi centri dati, possono attendere anni prima di ottenere la connessione. L’intenzione è fissare scadenze precise, offrendo almeno una maggiore prevedibilità agli investimenti.

Continua invece a mancare uno dei provvedimenti più attesi dal comparto energetico: la revisione della legge sulle energie rinnovabili. Il tempo a disposizione del governo, però, si riduce rapidamente. Dopo la pausa estiva del parlamento resteranno infatti pochi mesi prima della scadenza, a fine anno, dell’autorizzazione concessa da Bruxelles sul regime degli aiuti di Stato che sostiene l’attuale normativa.

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