Scenari

Gli Usa tra clima, Emirati e Libano

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Alcuni dei principali dossier a cavallo tra energia e geopolitica nel Taccuino estero a cura di Marco Orioles

I costi del cambiamento climatico: studio CBO

Gli effetti del cambiamento climatico avranno l’effetto di rallentare leggermente la crescita economica degli Usa nei prossimi trent’anni.

LO STUDIO DEL CONGRESSIONAL BUDGET OFFICE

È quanto risulta da uno studio effettuato dal Congressional Budget Office (CBO) che ha analizzato sia i contributi positivi che quelli negativi sul Pil derivanti dal cambiamento climatico, tenendo conto di fattori come stagioni più lunghe in climi più freddi, o siccità, o danni alle aziende agricole derivanti da intense tempeste.

I RISULTATI

Il risultato è che, in media, il cambiamento climatico ridurrà il Pil effettivo degli Usa di circa lo 0,003% annualmente dal 2020 al 2050, comparato ad una crescita senza effetti climatici di rilievo come se il clima rimanesse sempre quello del 2000.

Accumulata in trent’anni, quella mancata crescita toglierà nel 2050 al Pil degli Usa circa un punto percentuale.

La ricerca è stata incorporata nelle prospettive di medio termine del budget che il CBO ha rilasciato lunedì, che prevedono che il debito del governi federale raggiungerà sempre nel 2050 un livello doppio del pil a causa dei tassi di interessi derivanti dal gestire ogni anno deficit sempre più ampi.

Gli autori dello studio hanno dichiarato che se alcuni aspetti del cambiamento climatico sono stati facilmente incorporati nel loro modello, per altri ci sono state maggiori difficoltà a causa degli effetti indiretti di quell’aspetto e della tendenza a manifestarli in tempi più lunghi.

NON TUTTI GLI EVENTI POSSONO ESSERE INCORPORATI NEL MODELLO PREVISIONALE

Ad esempio, un caldo estremo che danneggia il raccolto di un agricoltore si riverbera subito negativamente sul Pil, a differenza di una stagione più lunga passata in un clima mediamente freddo che porta ad un incremento del Pil.

Il CBO avverte quindi che la loro ricerca è piena di incertezze e le proiezioni fornite rappresentano solo la media di un ampio raggio di esiti possibili.

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A dicembre il contratto Usa-Eau sugli F35

Stati Uniti ed Emirati Arabi Uniti hanno raggiunto un’intesa di massima sulla vendita a questi ultimi degli F-35, accordandosi per una data relativamente lontana – dicembre –  per dare il tempo agli americani di studiare il modo per non irritare Israele.

Le fonti di Reuters al corrente dei negoziati parlano anche di una data precisa per la firma di una lettera preliminare: è il 2 dicembre, giorno della festa nazionale degli Emirati.

IL 2 DICEMBRE USA E UAE DOVREBBERO FIRMARE LA LETTERA D’INTENTI

Come qualsiasi accordo militare siglato dal governo americano, anche questo dovrà rispettare il criterio secondo cui Israele deve mantenere la superiorità militare nella sua regione, garantendo che le armi fornite allo Stato ebraico siano “superiori in capacità” rispetto a quelle vendute ad altri acquirenti.

GLI F-35 VENDUTI AGLI UAE DOVRANNO ESSERE MENO CAPACI DI QUELLI IN DOTAZIONE A ISRAELE

Quel che ha in mente Washington secondo due fonti è di trovare il modo di rendere meno “stealth” gli F-35 venduti agli Eau, e dunque più visibili ai radar israeliani. Non è chiaro se ciò richiederà di cambiare del tutto l’F-35, o sarà sufficiente fornire radar migliori ad Israele.

Il ministro della Difesa di Israele Michael Biton ha comunque dichiarato alla radio dell’esercito che se anche gli Eau si dotassero degli F-35 sarà sempre possibile “preservare il vantaggio relativo” dell’esercito israeliano.

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Si dimette il primo ministro libanese

Il primo ministro designato del Libano Mustapha Abid ha rinunciato sabato all’incarico di formare un gabinetto ad altra gradazione di tecnicismo e livello contenuto di partigianeria dopo oltre un mese di tentativi infruttuosi.

ABID HA RINUNCIATO ALL’INCARICO RICEVUTO LO SCORSO 31 AGOSTO

L’ex ambasciatore a Berlino era stato scelto nei giorni successivi alla terribile esplosione del porto di Beirut dell’agosto scorso dopo l’esortazione del presidente francese Emmanuel Macron, il cui intervento immediato dopo la tragedia di Beirut sembrava aver assicurato, grazie a tale garanzia esterna, un consenso sulla formazione di un governo dove le diverse anime del Libano fossero equamente rappresentate e il livello di litigiosità fosse solo fisiologico.

IL GOVERNO ABID AVREBBE GODUTO DEL SOSTEGNO DELLA FRANCIA, CHE SI ERA IMPEGNATA A SALVARE IL LIBANO

Parigi aveva anche stilato una road map per liberare il paese dalla corruzione e implementare riforme inderogabili per attirare miliardi di dollari necessari per salvare il paese dal collasso finanziario.

Ecco perché una fonte vicina a Macron, apprese le dimissioni di Adib, avrebbe definito la situazione una sorta di “tradimento collettivo” dei partiti nei confronti della Francia.

UNA FONTE FRANCESE PARLA DI “TRADIMENTO COLLETTIVO” NEI CONFRONTI DELLA FRANCIA

All’atto di dimettersi, Adib ha tuttavia fatto appello alla classe politica affinché non sprecasse l’occasione dell’aiuto fraterno francese a rimettere in piedi il paese.

“Sottolineo che questa iniziativa deve continuare”, sono state le sue parole pronunciate al cospetto del presidente Michel Aoun.

Adib ha quindi formulato i canonici auguri di buon lavoro a chi si troverà di fronte al “difficile compito” che l’ha visto appena fallire.