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Arabia Saudita: prezzi greggio in Asia invariati fino a ottobre

Arabia Saudita

Intanto, per il ministro del Petrolio dell’Oman, i prezzi del greggio non dovrebbero superare gli 80 dollari al barile ma occorre fare attenzione alla guerra commerciale in atto tra Usa e Cina.

L’Arabia Saudita, uno dei maggiori paesi esportatori di greggio a mondo, ha deciso di mantenere invariati ai livelli di settembre, i prezzi del greggio che venderà in Asia a ottobre per garantire competitività alle sue forniture rispetto a quelle di altri paesi. A rivelarlo è Reuters che cita fonti attive nel settore del trading petrolifero.

L’ARABIA SAUDITA HA GIÀ RIDOTTO I PREZZI DEI GREGGI CONSEGNATI IN ASIA NEGLI ULTIMI DUE MESI

Negli ultimi due mesi l’Arabia Saudita ha già ridotto i prezzi dell’Arab Light e dell’Arab Extra Light consegnati in Asia per contrastare la concorrenza di altri fornitori mediorientali, dell’Europa e degli Stati Uniti. Tutto nasce dalla decisione presa a giugno da parte dei paesi Opec e dei paesi non Opec di aumentare la produzione petrolifera per compensare il calo della produzione in Venezuela, in Libia e in Iran. L’aumento delle esportazioni dal Medio Oriente e dalla Russia, nonché i flussi dall’Europa e dagli Stati Uniti, hanno mantenuto l’Asia ben rifornita, soprattutto sui greggi leggeri.

MINISTRO OMAN: IMPROBABILE PREZZI OLTRE GLI 80 DOLLARI AL BARILE

Sul fronte dei prezzi complessivi, il barile di greggio non dovrebbe comunque oltrepassare la soglia degli 80 dollari, almeno secondo le previsioni del ministro del Petrolio dell’Oman Mohammed bin Hamad Al Rumhy. “È improbabile che i prezzi superino il livello dei 75 dollari”, ha detto all’emittente Usa Cnbc, aggiungendo che questo è l’obiettivo “di tutti quelli che stanno cooperando all’interno dell’Opec per fornire al mercato abbastanza greggio da assicurarsi che i consumatori non siano colpiti e abbiano un prezzo equo”. Gli attuali prezzi del petrolio, intorno ai 70-80 dollari al barile, inoltre, “ci permetteranno di sostenere i nostri investimenti, e continuare l’attività che ci darà garanzie per un futuro più luminoso di quando il prezzo era tra 30 e 40 dollari a pochi anni fa”.

IL PERICOLO PUÒ ARRIVARE DALLA GUERRA COMMERCIALE TRA USA E CINA

Al Rumhy ha poi respinto al mittente le preoccupazioni secondo cui l’uscita dal mercato del greggio iraniano possa influenzare l’approvvigionamento globale di petrolio: “Ci è stato assicurato da alcuni dei nostri vicini la capacità di aumentare la produzione, se necessario”. Ma il pericolo più grande arriverebbe dalla guerra commerciale in atto tra Cina e Usa: “Sussiste il pericolo che anche la domanda ne risenta. La gente spesso si concentra sul lato dell’offerta – cosa succede se l’Iran smette di fornire – ma cosa succede se la Cina riduce i suoi consumi? Stiamo quindi esaminando entrambi i lati della discussione. Se c’è un grave disaccordo commerciale tra Stati Uniti e Cina il consumo cinese di energia potrebbe esserne influenzato negativamente, diminuendo la domanda, aspetto che non è buono per noi”.