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I colloqui in vista della COP28 sollevano timori di un risultato debole

Gli incontri annuali di Bonn sono un importante appuntamento a metà del calendario della diplomazia climatica, e le precedenti presidenze della COP hanno utilizzato l’incontro per definire la loro agenda

I diplomatici che spingevano per un’azione più forte per il clima sono usciti da una riunione preparatoria di due settimane per la COP28 delusi dai litigi tra i Paesi e da ciò che alcuni hanno definito una “mancanza di ambizione” da parte degli Emirati Arabi Uniti, il Paese ospitante del vertice 2023.

Alla Bonn Climate Change Conference, i negoziatori dell’Europa e dei Paesi vulnerabili ai cambiamenti climatici erano in cerca di due cose: un punto all’ordine del giorno per discutere l’accelerazione dei tagli alle emissioni e un messaggio chiaro dagli Emirati Arabi Uniti su come pensa di andare oltre le promesse fatte alla COP27. L’esito dei colloqui, che si sono conclusi giovedì scorso, ha sollevato preoccupazioni sul fatto che quest’anno gli sforzi per ridurre le emissioni di carbonio e aumentare i finanziamenti per i Paesi in via di sviluppo non riusciranno a progredire, secondo i pareri di oltre una dozzina di delegati intervistati.

COSA È EMERSO DALLA CONFERENZA DI BONN

L’evento è iniziato con un segnale promettente, quando Sultan Al Jaber, il presidente della COP28 – che ha ricevuto molte critiche per il suo ruolo parallelo di presidente di ADNOC, la compagnia petrolifera statale dell’Arabia Saudita – ha detto ai partecipanti che l’eliminazione graduale dei combustibili fossili “è inevitabile”. Quasi due settimane di negoziati, però, non hanno prodotto dei risultati concreti, che avrebbero posto le basi per un risultato positivo al vertice di novembre a Dubai.

“Dovremmo avere una leadership per dei colloqui chiari, ma non abbiamo una tabella di marcia chiara per delle conversazioni complesse”, ha affermato Sebastian Carranza Tovar, a capo della delegazione colombiana. “La presidenza della COP28 dovrebbe creare delle buone condizioni per riflettere tutti i punti di vista”.

Gli incontri annuali di Bonn sono un importante appuntamento a metà strada nel calendario della diplomazia climatica, e le precedenti presidenze della COP hanno utilizzato l’incontro per definire la loro agenda. Due anni fa, ad esempio, il Regno Unito a Bonn chiarì che alla COP26 avrebbe spinto per una normativa forte sulla fine del sostegno ai combustibili fossili, aprendo la strada ad un accordo storico sulla graduale riduzione dell’uso del carbone. L’Egitto – che lo scorso anno ha ospitato la COP27 – ha fatto della finanza una priorità, e alla fine ha raggiunto un accordo per avviare un fondo per affrontare i danni causati dalle condizioni meteorologiche estreme.

Una parte dei lavori della COP28 includerà tutti i Paesi partecipanti, che racconteranno pubblicamente i loro progressi nel raggiungimento degli obiettivi climatici. Il risultato di questo inventario globale non è in dubbio: mostrerà che quasi tutti i Paesi sono in ritardo sui loro impegni per ridurre le emissioni in linea con l’accordo di Parigi. Le autovalutazioni nazionali, però, sono solo un passo preliminare, volto a creare una dichiarazione di costruzione del consenso che rifletta una risposta globale ufficiale al continuo inquinamento da anidride carbonica.

“STABILIRE UN QUADRO CHIARO”

Il timore che ora emerge da Bonn è che non ci sarà tempo prima della COP28 per stabilire un quadro chiaro e arrivare ad un accordo ambizioso. Poiché le COP sono gestite per consenso, ogni singolo Paese può far deragliare il risultato finale. Ecco perché stabilire attentamente le priorità in anticipo è fondamentale per spingere oltre 190 Paesi in una direzione.

“La presidenza della COP28 dovrebbe avere una leadership più forte”, ha affermato Camila Zepeda, capo della delegazione messicana. “È un processo guidato dalle parti, ma più e più volte ci viene mostrato che, se viene lasciato solo alle singole parti, non potremo mai essere d’accordo sulle cose”. Zepeda ha aggiunto che sta ancora aspettando che gli Emirati Arabi Uniti stilino “una tabella di marcia”.

LE CRITICHE AL PRESIDENTE AL JABER

Il boicottaggio di Al Jaber è stata una costante sin dalla sua nomina a guidare la COP28: nelle settimane precedenti il vertice di Bonn, oltre 100 parlamentari statunitensi ed europei hanno chiesto la sua rimozione da presidente. Fuori dal World Congress Center di Bonn, dove si è svolto l’incontro, alcuni attivisti ambientalisti hanno mostrato delle foto segnaletiche di Al Jaber con la scritta “il re dei combustibili fossili”.

Al Jaber finora ha mantenuto il sostegno pubblico dei principali Paesi sviluppati della COP, tra cui l’inviato presidenziale speciale degli Stati Uniti per il clima, John Kerry, e il suo omologo dell’Unione europea, Frans Timmermans. Di recente, però, ci sono stati alcuni segnali di disagio: due capi delegazione europea hanno espresso privatamente preoccupazione per la gestione dei colloqui da parte del Paese ospitante, e Kerry si è opposto all’invito a partecipare al vertice che gli Emirati Arabi Uniti hanno fatto al presidente siriano, Bashar Al Assad.

Le lotte interne sono comuni alle riunioni di Bonn, ma questa si è conclusa con una svolta particolarmente insolita: i Paesi sono riusciti a concordare un’agenda per i colloqui di due settimane solo il penultimo giorno. L’omissione più evidente è stata “il mitigation work program”, che aprirà le discussioni sul modo migliore per accelerare i tagli alle emissioni e raccogliere fondi per aiutare i Paesi in via di sviluppo a distribuire energia pulita. Un gruppo che include Cina, India e Arabia Saudita accetterà il punto solo dopo che all’ordine del giorno verrà aggiunta anche la questione dell’aumento dei finanziamenti da parte degli Stati ricchi per raggiungere tali obiettivi.

DIVERGENZA DI OPINIONI

La presidenza della COP ha riconosciuto che ci sono state opinioni divergenti sul programma di mitigazione delle emissioni, ma ha esortato tutte le parti a riunirsi: “dobbiamo superare le nostre differenze, guardare oltre gli interessi ristretti e offrire risultati per coloro che, con ogni frazione di grado di riscaldamento in più, affrontano rischi sempre maggiori”, ha affermato l’amministratore delegato della COP28, Adnan Amin, aggiungendo che “non farlo minerà la credibilità della nostra risposta collettiva”.

Secondo una fonte, gli Emirati Arabi Uniti probabilmente presenteranno un piano più consolidato per ciò che vogliono ottenere nei prossimi due mesi. Parlando alla conclusione dei colloqui di Bonn, il segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, sembrava respingere il precedente suggerimento di Al Jaber secondo cui il focus della COP28 dovrà essere sulle emissioni di combustibili fossili – attraverso la cattura del carbonio e altre tecnologie di abbattimento – e non sui combustibili fossili stessi. “L’industria dei combustibili fossili è al centro della crisi climatica”, ha affermato Guterres, collegato da remoto. “Il problema non sono semplicemente le emissioni di combustibili fossili, sono i combustibili fossili stessi”.

IL RUOLO DELLE COMPAGNIE ENERGETICHE

Alcuni osservatori speravano di vedere gli Emirati Arabi Uniti mobilitare le compagnie petrolifere e del gas per impegnarsi a ridurre le emissioni più aggressive o attivare miliardi di dollari di finanziamenti per il clima tramite il loro fondo sovrano. Finora, tuttavia, non sono state annunciate delle iniziative formali. Un precedente tentativo di raggruppare le compagnie petrolifere e del gas, nell’ambito della cosiddetta Global Decarbonization Alliance, è stato oggetto di critiche, dopo che i suoi piani sono trapelati per aver perso oltre l’80% delle emissioni di cui l’industria è responsabile.

All’indomani di Bonn, un alto funzionario di un Paese sviluppato ha detto che quello che gli Emirati vogliono ottenere nell’ambito del processo dell’ONU per portare il settore del petrolio e del gas verso la transizione energetica resta vago.

Al termine dei colloqui di Bonn, anche l’Egitto – che dovrebbe sostenere la presidenza entrante per tutto l’anno – ha ammesso che le cose sarebbero potute andare meglio: “gli Emirati Arabi sono eccellenti nell’organizzazione di eventi, ma il nostro consiglio è sempre di rimanere consapevoli della realtà che si tratta di un processo guidato dalle parti”, ha affermato Wael Aboulmagd, rappresentante speciale per la presidenza egiziana della COP27. “Riunire 190 tuoi amici in una stanza e dimmi quanto è facile decidere dove andare a cena…”, ha concluso.

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