Secondo il Centre for Strategic Advantage, “entro il 2040 potremmo trovarci di fronte a una dipendenza dall’uranio estratto in Russia simile alla nostra dipendenza dal petrolio e dal gas russi nel 2022”
Secondo alcuni ricercatori, la Russia entro il 2040 potrebbe controllare oltre un terzo delle riserve di uranio estratto. Un predominio che comprometterebbe la sicurezza energetica occidentale, dato l’aumento della domanda da parte delle nuove centrali nucleari. I timori relativi all’approvvigionamento sono aggravati da un deficit preesistente dovuto alla scarsa propensione agli investimenti e ai ritardi nell’ottenimento dei permessi per le nuove miniere.
“Allo stesso tempo, la capacità di estrazione di uranio russa e di proprietà russa continuerà a crescere”, ha affermato il Centre for Strategic Advantage (CSA), un’organizzazione senza scopo di lucro. “Questo – ha avvertito il CSA – crea una maggiore dipendenza da un Paese che ha dimostrato la sua volontà di utilizzare come arma il controllo sulle risorse energetiche e rischia di impedire all’Europa e ad altre nazioni di assicurarsi il materiale di cui hanno bisogno”.
“Entro il 2040 potremmo trovarci di fronte a una dipendenza dall’uranio estratto in Russia simile alla nostra dipendenza dal petrolio e dal gas russi nel 2022”, ha dichiarato Gareth Heywood, responsabile di un progetto speciale del centro, in vista del simposio annuale sul nucleare mondiale che si terrà a Londra.
NEI PROSSIMI 10 ANNI VI SARÀ UN DEFICIT DI URANIO
Come ricorda il Financial Times, l’uranio, un elemento radioattivo di colore grigio-argenteo, viene estratto principalmente in Kazakistan, Australia, Namibia e Canada. Tuttavia, gli analisti del settore minerario prevedono un crescente deficit di offerta nel prossimo decennio, dopo anni di bassi prezzi dell’uranio che hanno portato alla chiusura di miniere e a una riduzione della spesa per l’esplorazione a una frazione dei livelli precedenti al disastro di Fukushima.
Entro la metà del prossimo decennio “non c’è dubbio che il settore avrà bisogno di nuove fonti di approvvigionamento”, ha affermato Alex Bedwany, analista di Stifel. Paesi come il Canada hanno il potenziale per avviare nuove miniere, ma – ha aggiunto – “queste iniziative comportano dei rischi significativi per lo sviluppo, e sembra che il mercato dipenda fortemente da esse”.
La società canadese NexGen Energy sta sviluppando un enorme progetto nel Saskatchewan, mentre la società mineraria Cameco ha ottenuto la licenza per espandere la sua miniera di McArthur River di oltre un terzo, portandola a 25 milioni di libbre all’anno, pari a 11.340 tonnellate.
NEL 2024 LA RUSSIA HA PRODOTTO CIRCA IL 5% DELL’URANIO ESTRATTO A LIVELLO MONDIALE
La questione che si pone al settore è “se il sistema abbia sufficiente resilienza e flessibilità”, ha affermato Sarah Forman, responsabile strategia di Urenco, azienda specializzata nell’arricchimento dell’uranio. “Ci vuole molto tempo per costruire nuove miniere”, ha spiegato Forman, che ha aggiunto: “attendiamo che i governi inviino un segnale chiaro, che il nucleare farà parte del nostro mix energetico per molto tempo, dicendo ‘industria, potete investire capitali in questo settore'”.
Nel 2024 la Russia ha prodotto circa il 5% dell’uranio estratto a livello mondiale. Tuttavia, la sua produzione interna maschera le ben più consistenti attività internazionali del Paese: considerando anche le miniere controllate all’estero, nel 2024 la quota di capacità produttiva globale della Russia nelle principali fonti di uranio del mondo era pari a quasi un quarto. Uranium One, una filiale della società nucleare statale Rosatom, controlla circa 10.000 tonnellate all’anno di capacità di estrazione di uranio al di fuori dei confini russi, in Kazakistan.
LA QUOTA DI URANIO DELLA RUSSIA POTREBBE AUMENTARE AL 36%
La CSA ha affermato che, se tutti i Paesi procedessero con la produzione attuale, impegnata, pianificata e futura e sfruttassero appieno ogni risorsa, entro il 2040 la quota di Mosca aumenterebbe da quasi un quarto al 36%.
La Russia sta sviluppando miniere in Tanzania e Namibia tramite il progetto Uranium One. Nel 2025 Mosca ha firmato un accordo anche con il Niger per rafforzare la cooperazione sull’uranio. Il gruppo nucleare francese Orano lo scorso anno è stato di fatto espulso dal Niger e ha avviato un procedimento legale per l’espropriazione dei suoi beni.
LA POSIZIONE DELL’OCCIDENTE SULL’INDUSTRIA NUCLEARE RUSSA
I Paesi occidentali hanno imposto delle sanzioni a una serie di aziende russe, a seguito dell’invasione dell’Ucraina, nel 2022. Anche Regno Unito, Stati Uniti, Canada, Giappone e Francia hanno dichiarato di voler contrastare il dominio della Russia nella catena di approvvigionamento nucleare e hanno investito nella cruciale lavorazione dell’uranio, sebbene il Paese resti un importante fornitore di uranio arricchito necessario per i reattori in Europa.
Gli Stati Uniti hanno vietato le importazioni di uranio russo, sebbene alcune deroghe ne consentiranno la prosecuzione fino al 2028.
I PREZZI DELL’URANIO
Secondo il CSA, “l’aumento dei prezzi dell’uranio, una recente modifica legislativa in Kazakistan e le azioni internazionali intraprese per impedire alla Russia di sfruttare le risorse in Africa potrebbero ridurre la sua quota di produzione globale a circa il 14%”. Ciò potrebbe significare, ad esempio, il divieto di importazione di uranio russo proveniente da Niger, Namibia e Tanzania. La prevista modifica legislativa in Kazakistan dovrebbe aumentare la quota del Paese ospitante rispetto a quanto estratto a livello nazionale.
Le previsioni di prezzo a lungo termine dell’UxC sono aumentate da 80 dollari per libbra un anno fa, a 94 dollari per libbra, nella sua ultima valutazione. “Non è ancora chiaro se abbiamo raggiunto un vero prezzo di incentivazione a lungo termine per le nuove miniere”, ha affermato il presidente dell’UxC, Jonathan Hinze, che ha detto di aspettarsi che i prezzi continueranno a salire.
Il centro ha raccomandato ai responsabili politici dei Paesi OCSE di promuovere gli investimenti in nuove miniere, sovvenzionando i contratti a lungo termine tra produttori e società di servizi per bloccare i prezzi per i produttori.

