Le ondate di calore e la siccità sempre più intense hanno fatto precipitare i livelli dei fiumi europei a minimi storici ad agosto, privando le centrali nucleari dell’acqua necessaria per raffreddare i reattori
I governi europei stanno pianificando di combattere il cambiamento climatico con una significativa espansione dell’energia nucleare. Il riscaldamento globale, tuttavia, sta opponendo resistenza.
Le ambizioni del continente di incrementare la produzione di energia atomica, elemento centrale degli sforzi governativi per raggiungere gli obiettivi di emissioni zero e soddisfare la crescente domanda di elettricità, quest’estate si sono scontrate con gli effetti del cambiamento climatico.
Come ricorda Politico, le ondate di calore e la siccità sempre più intense hanno fatto precipitare i livelli dei fiumi europei a minimi storici ad agosto, privando le centrali nucleari dell’acqua necessaria per raffreddare i reattori.
Le conseguenti chiusure e riduzioni della produzione hanno spinto alcuni governi e aziende a chiedersi se i loro piani multimiliardari per la costruzione di nuovi centrali impianti non dovessero essere modificati per tener conto delle crescenti minacce di disastri legati al clima.
I PROBLEMI DELLE CENTRALI NUCLEARI IN UNGHERIA E ROMANIA
“Il cambiamento climatico sta rendendo l’energia nucleare sempre più imprevedibile”, ha affermato Per Högselius, professore di storia della tecnologia del KTH Royal Institute of Technology in Svezia.
Le conseguenze delle condizioni meteorologiche estreme di quest’estate sono state drammatiche: l’unica centrale nucleare bulgara ha ridotto la produzione, mentre la Romania ha fatto saltare in aria una roccia per mantenere il flusso d’acqua, ma alla fine è stata costretta a chiudere entrambi i suoi reattori.
L’Ungheria ha evitato per un soffio la chiusura della sua unica centrale, che fornisce metà dell’elettricità del Paese, ma ha ridotto la produzione di tre quarti. In Francia, un numero record di reattori ha dovuto interrompere o ridurre la produzione.
Anche quando l’acqua è disponibile a sufficienza, l’aumento della temperatura dei fiumi a volte costringe alla chiusura a causa delle normative che impediscono alle centrali di rilasciare l’acqua riscaldata per proteggere la fauna locale. La Svizzera a giugno ha chiuso un reattore proprio per questo motivo.
GLI EFFETTI DEI DISASTRI CLIMATICI SUGLI IMPIANTI
La siccità non è l’unico problema. Anche l’aumento degli incendi boschivi, delle tempeste e delle inondazioni può rappresentare una minaccia per le centrali nucleari. “È chiaro che assisteremo a fenomeni sempre più frequenti”, ha affermato Högselius a proposito delle chiusure e dei tagli alla produzione.
Questa tendenza solleva interrogativi sugli ambiziosi piani europei per invertire il lungo declino della produzione di energia nucleare. Un’ampia coalizione di Paesi UE vuole incrementare del 50% la produzione atomica entro la metà del secolo, mentre il Regno Unito ha in programma di quadruplicare la propria capacità nello stesso periodo.
LA RINASCITA DEL NUCLEARE A LIVELLO GLOBALE
I rischi osservati in tutta Europa quest’estate si verificano mentre l’energia atomico sta vivendo un momento di rinascita. A livello globale la produzione atomica potrebbe triplicare entro il 2050, alimentata dalla crescente domanda di elettricità prodotta localmente, dall’aumento della domanda di energia e dagli sforzi di decarbonizzazione. Negli Stati Uniti, l’amministrazione Trump vuole quadruplicare la capacità nucleare entro il 2050, in parte per far fronte all’esplosione dei data center, che richiedono un elevato consumo energetico.
L’Europa, il continente che si sta riscaldando più rapidamente, è particolarmente esposta ai rischi climatici perché molti dei suoi reattori sono stati costruiti lungo fiumi interni o dipendono da bacini di raffreddamento vulnerabili alla siccità. “Gli aumenti di temperatura in Europa sono stati tra i più alti al mondo, quindi l’Europa risentirà per prima di alcuni di questi impatti”, ha affermato Brent Wanner, responsabile dell’unità del settore energetico dell’Agenzia Internazionale dell’Energia.
ADATTARSI AD UN MONDO PIÙ CALDO
Gli eventi estremi di questa estate non hanno portato a un ripensamento delle ambizioni nucleari europee, ma stanno spingendo i governi ad adeguare la propria pianificazione e le aziende a investire in misure per rendere i reattori più resilienti.
Il colosso nucleare statale francese EDF ha dichiarato di voler investire 4,3 miliardi di euro entro il 2040 per adattare i propri impianti agli effetti del cambiamento climatico.
Il premier ungherese Peter Magyar sta riconsiderando i piani di espansione della centrale Paks, che era sull’orlo della chiusura, citando un sistema di raffreddamento che, a suo dire, non è adeguato ad affrontare la realtà del riscaldamento globale.
Il Ministero dell’Energia rumeno ha dichiarato che la siccità non ha modificato i piani di espansione nucleare del Paese, ma che “rafforza l’importanza di garantire che i progetti futuri siano valutati in modo appropriato in base a un’ampia gamma di condizioni climatiche, idrologiche, ambientali e del sistema energetico”. I ministeri di Bulgaria e Ungheria non hanno commentato.
COSTRUIRE SU SITI MENO VULNERABILI
I rischi emergenti potrebbero inoltre spingere i governi a cercare dei siti meno vulnerabili per costruire la prossima generazione di reattori nucleari, complicando potenzialmente un processo già di per sé difficile. Un alto funzionario francese ha affermato che la disponibilità di acqua “è uno dei fattori chiave” che determinano dove viene costruita una centrale.
Ci sono segnali che indicano che i Paesi e l’industria stanno già tenendo conto della nuova realtà. “La stragrande maggioranza delle nuove costruzioni si trova in siti costieri. In realtà, la questione è già in qualche modo affrontata a livello strutturale”, ha spiegato Wanner.

