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Il ruolo del gas e delle rinnovabili, la posizione dell’Italia. Parla Pistelli (Eni)

Fonti fossili sul podio per almeno i prossimi 20 anni: nuova domanda coperta da gas e rinnovabili. Forte crescita per il Gnl

Malgrado il processo di transizione energetica messo in atto negli ultimi anni, le fonti fossili continueranno ad avere un ruolo rilevante per almeno i prossimi 20 anni. Soprattutto il gas liquefatto che oggi ha una quota di mercato del 42% ma diventerà il 60% nei prossimi due decenni. E l’Europa, che oggi consuma meno del passato grazie anche a un’alta efficienza energetica, sarà comunque costretta in futuro a importare la stragrande maggioranza delle proprie necessità energetiche. Un esempio in tal senso è proprio l’Italia che produce il 5% del petrolio e l’8% del gas, importando dall’estero il restante 92% dei propri bisogni. Parola del direttore per le relazioni internazionali di Eni, Lapo Pistelli, ascoltato in audizione davanti alla commissione Esteri della Camera sulla politica estera energetica italiana.

FONTI FOSSILI SUL PODIO PER ALMENO I PROSSIMI 20 ANNI: NUOVA DOMANDA COPERTA DA GAS E RINNOVABILI

Per Pistelli gli scenari non lasciano dubbi: “Nonostante la grande trasformazione le fonti fossili continueranno ad avere per 20 anni un enorme rilevo, siamo a oltre il 70%” e anche se “non siamo contenti di questo è un dato di fatto”. “In questa componente di fonti fossili, gli idrocarburi continueranno a coprire grossomodo più del 50% dei consumi mondiali. Cala per fortuna il carbone, resta stabile l’energia nucleare e c’è una crescita significativa delle rinnovabili. Complessivamente la nuova domanda energetica verrà coperta dall’aumento del gas e delle rinnovabili”. Dove crescerà la domanda? “Tendenzialmente nei paesi Non Ocse, dove avremo i nuovi 2 miliardi di persone del pianeta”, ha precisato Pistelli.

RUOLO MARGINALE DELL’EUROPA PER PRODUZIONE E CONSUMI

In questo senso emerge un ruolo sempre più marginale dell’Europa rispetto al resto del mondo. “Un mondo a diverse velocità – ha chiosato Pistelli -. L’Europa è un continente che consuma di meno sia per ragioni di popolazione sia di efficienza energetica ma è destinato in questo momento e continuerà ad essere destinato a importare larghissima parte delle fonti per le proprie necessità”. In termini di quantità emerge, invece, un “ruolo marginale” per America Latina e Africa, un profondo mutamento del Nord America che “da grande consumatore è diventato esportatore”, il ruolo del Medio Oriente, “grande produttore ed esportatore” fino ad arrivare alla regione Asia-Pacifico “grande importatore perché grande gigante energivoro”.

BENE L’EUROPA PER LE INFRASTRUTTURE, CI SI ASPETTA UNA FORTE CRESCITA DEL GNL

Guardando più attentamente all’Europa, almeno dal punto di vista infrastrutturale il Vecchio Continente non è affatto messo male: “Ha alcuni nodi strutturali da sciogliere come il collegamento fra Spagna e Francia ma sostanzialmente è ben attrezzata – ha ammesso il capo relazioni internazionali di Eni -. Nel nuovo mercato Gnl l’Europa dispone di un certo numero di impianti di gassificazione che, da soli, se tutti utilizzati, possono coprire il 45% del fabbisogno”. In questo senso, ha evidenziato Pistelli “il mercato europeo sta cambiando. La quota di gas liquefatto sta fortemente crescendo. Il futuro è il gas liquefatto. Oggi è il 42% ma diventerà il 60% nei prossimi venti anni”. “ La Cina nei prossimi venti anni arriverà ad importare in termini di gas liquefatto quanto oggi importa l’intera Europa. Anche la Russia si sta rafforzando sul mercato del Gnl. Nel 2017 la Russia ha pesato sulle importazioni di gas liquefatto in Europa per lo 0,3%, nel 2018 già superiore al 10%. Il Qatar nel 2017 ha pesato per il 45%, la Nigeria per il 20%, l’Algeria per il 17%, gli Usa per il 3%. Già nel 2018 si riscontra una diminuzione delle importazioni dal Qatar e un aumento sostenuto delle importazioni di LNG statunitense e russo”, ha evidenziato il manager. Per quanto riguarda invece lo stoccaggio, “Italia e Germania da sole fanno il 50% dello stoccaggio europeo che può avere una capacità di riserva del 20%”.

CON PHASE OUT DEL CARBONE E NUCLEARE STABILE LA DOMANDA SARÀ COPERTA DAL GAS

“La componente nucleare resterà stabile, c’è un phase out del carbone significativo e speriamo che le politiche messe in atto dal Governo italiano e dalla governance europea vadano in quella direzione; c’è un contenimento della domanda petrolifera, e una nuova domanda di energia coperta dall’aumento del gas e delle rinnovabili. Dato che la produzione del gas in Europa continua a declinare a tassi molto accelerati, questo spinge ad avere un aumenti di importazioni di gas nonostante la domanda tenda a contrarsi nei prossimi 20 anni – ha precisato Pistelli -. C’è però una situazione di maggiore dipendenza energetica dell’Europa rispetto al proprio approvvigionamento. Il 25% della nostra produzione è domestica, il 75% viene da fuori: il 31% dalla Russia, il 24% dal Mare del Nord; l’Algeria incide per il 7%, la Libia per l’1% e il gas naturale liquefatto per l’11%”.

LA CRESCITA RINNOVABILI È ANDATA OLTRE LE ASPETTATIVE

“La crescita delle rinnovabili è andata oltre le aspettative – ha poi proseguito il manager di Eni -. Ciò che guida questa crescita è da un lato il supporto dell’opinione pubblica, dall’altro un calo dei costi molto significativo: dal 2010, quindi negli ultimi sette anni, il costo delle batterie è calato dell’80%, il costo delle tecnologie del 73%, e dell’eolico del 22%. E se otto anni fa le aste per l’energia elettrica prodotta dalle rinnovabili si aggiudicavano a circa 30 centesimi di dollaro per chilowatt, oggi siamo a 5-6 centesimi. Quindi cominciamo a vedere , non dappertutto perché non sta avvenendo alla stessa velocità, una stagione in cui le rinnovabili possono contribuire a una parte dei consumi, quelli elettrici, anche uscendo dalla stagione dei sussidi con una parità di costi effettivi rispetto al mercato delle altre fonti. Questo è fondamentale per comprendere la sfida energetica”.

GRANDE ASPETTATIVA USI ELETTRICI NEL RESIDENZIALE E NEI TRASPORTI. MA QUI GIOCA UN RUOLO RILEVANTE LA CINA

Guardando più a livello domestico, “c’è una grande aspettativa di aumento di usi elettrici nel residenziale: sempre di più si potranno rinfrescare o riscaldare le abitazioni attraverso l’elettricità” – si prevede un 58% nel 2040 rispetto al 32% attuale – mentre “cresce, ma non tantissimo, l’uso dell’elettrificazione nell’industria perché ci sono attività che hanno bisogno di una densità che la sola elettricità non è in grado di fornire”. Per quanto riguarda il settore dei trasporti “la percentuale complessiva dell’elettrificazione che oggi è all’1% crescerà significativamente al 10%” ma “sempre troppo poco” dovendo dunque “fare riferimento alle fonti fossili per ancora molto tempo”, ha ammesso Pistelli. I trasporti “su strada contano per il 75% la metà è quella ‘leggera’ ma il resto è fatta di vettori più pesanti molto difficili da elettrificare”. “Manca forse un dato: se c’è una pista di lavoro della ricerca su cui si sta lavorando per i vettori pesanti è quella dell’idrogeno che potrebbe avere quelle caratteristiche per sostituire gli idrocarburi”. C’è da segnalare, inoltre, nel settore “l’aumento pazzesco di vendite di auto elettriche o ibride in Cina” che rivela “uno temi geopolitici più rilevanti: la Cina oggi è il principale emettitore di CO2, da sola emette più di Usa e Ue insieme, ma nell’ultimo anno ha installato rinnovabili quanto gli Stati Uniti hanno installato in tutta la loro storia. La Cina a seconda della strada che prende è un Paese che può fare la differenza da qui ai prossimi 25 anni”.

L’ITALIA IMPORTA 92% PROPRI BISOGNI MA È ESEMPIO DELLA STRATEGIA DI DECARBONIZZAZIONE

“L’Italia produce il 5% del proprio petrolio e l’8% del proprio gas, quindi importa il 92% dei propri bisogni con una strategia identica a quella europea – ha analizzato Pistelli -. Il carbone ha ancora un ruolo significativo in Italia, l’11%, quindi la battaglia per la decarbonizzazione in Italia è ancora molto significativa. Quanto al gas l’Italia è il paese che in Europa fa più utilizzo di gas metano per produrre elettricità. E c’è una componente molto importante di rinnovabili, 32%. Infine c’è una parte piccolina di geotermia, e una parte che sta incrementando di eolico e solare che arrivano in tutto al 12%”. In sostanza, ha spiegato il capo delle relazioni internazionali di Eni, il nostro paese si trova in una “condizione simile a quella europea sia in termini di consumi energetici che in strategie di diversificazione” ma a differenza di altri Paesi, “è riuscita ad accoppiare al tradizionale fornitore russo l#importanza del corridoio meridionale, quindi Algeria e Libia. È diventato Paese protagonista dello sviluppo delle risorse del Levante Mediterraneo e sta facendo molto in termini di transizione energetica lavorando su nuove fonti di energia per dare contributi a una strategia di decarbonizzazione italiana ed europea”.

SUL CLIMA SERVONO POLITICHE PIÙ AGGRESSIVE PER RAGGIUNGERE GLI OBIETTIVI DI PARIGI E PER AIUTARE IL MLD DI PERSONE CHE NON HA ACCESSO ALL’ENERGIA

“Al momento, e i numeri sono destinati a cambiare ma non così drammaticamente, poco meno di 1 miliardo di persone non ha accesso all’energia su questo pianeta – ha detto il manager Eni -. Il tempo che manca ai cambiamenti irreversibili del clima è segnato dal carbon budget, 2.900 giga tonnellate di CO2, il tetto massimo che possiamo emettere in atmosfera prima di avere una modificazione irreversibile del pianeta: ad oggi noi siamo già al 66% di questo carbon budget utilizzato. Quindi tutte le politiche che dobbiamo mettere in atto nei prossimi anni devono evitare che si esaurisca”. SSe vogliamo essere compliant con uno scenario sotto i due gradi, dovremmo mettere in atto politiche molto più aggressive per raggiungere l’obiettivo”.

ENI LEADER IN AFRICA E ATTENTA ALLA LIBIA. MA OCCHIO A NON METTERE IN DISPARTE LA TURCHIA

Infine Pistelli ha dato uno sguardo alla geopolitica internazionale. Innanzitutto il manager ha ricordato che Eni, tra le grandi compagnie internazionali “è la più africana di tutte: facciamo lì il 45-50% delle nostre produzioni, riserve e investimenti. Negli ultimi due anni l’Italia è stato il terzo Paese investitore diretto in Africa al mondo, dopo Cina ed Emirati Arabi, e dal punto di vista privato Eni è stata la terza compagnia mondiale per investimenti diretti in Africa. Sugli 11 miliardi di investimenti diretti fatti in Africa dal Paese circa 9 li ha fatti Eni”. Uno dei paesi più importanti e ora più “difficoltosi” è la Libia dove il Cane a sei zampe “ha continuato a produrre dal 2011 senza alcuna interruzione. È ovvio che come tutta la comunità internazionale auspichiamo una stabilizzazione più veloce e durevole di quella che in realtà sta avvenendo, però in Libia il nostro Paese ed Eni possono vantare due caratteristiche: siamo partner di lunga durata ed Eni ha come priorità quella di lasciare la risorsa nel mercato domestico, per cui la nostra produzione – che è prevalentemente a gas – accende la Libia. Questo mette Eni e l’Italia al fianco della stabilizzazione e dello sviluppo del Paese. L’Italia c’è e il suo ruolo è difficile da porre in discussione”. Altro paese da tenere d’occhio è l’Egitto “che ha una crescente fame di energia, e c’è una classe media ed un tessuto imprenditoriale. Eni è abituata ad operare in contesti difficili, ma nel rispetto delle regole internazionali”, ha continuato Pistelli, secondo cui “la Turchia rivendica il proprio ruolo di paese hub ed è sicuramente nel suo interesse essere connesso”. Proprio la Turchia, che sta vivendo da qualche anno un cambio di posizionamento “dovrà essere guardata con molta attenzione. Un dialogo corretto con la Turchia e ogni tentativo politico per far sentire Ankara non esclusa ma dentro questo gioco è un bel game politico-diplomatico che quest’anno si svilupperà sicuramente”.