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Oil&Gas

Il settore energetico della Libia sta rinascendo (e l’Italia è pronta a sfruttarlo)

Lo scorso 24 gennaio il governo libico ha firmato un accordo di sviluppo petrolifero della durata di 25 anni con TotalEnergies e ConocoPhillips, per un valore di oltre 20 miliardi di dollari di investimenti esteri

Ad oltre un decennio dalla Primavera Araba e dalla guerra civile che ne è seguita, la Libia ha riaperto le porte all’esplorazione di petrolio e gas. Nonostante la persistente incertezza politica, con la Libia divisa tra due governi, il Paese nordafricano ha instaurato un partenariato e relazioni bilaterali con gli Stati Uniti, oltre a firmare contratti con diverse major petrolifere per la riqualificazione della sua industria dei combustibili fossili.

I 22 BLOCCHI EPLORATIVI DI PETROLIO

Come ricorda Oilprice, lo scorso novembre la Libia ha annunciato l’offerta di 22 blocchi esplorativi, di cui 11 offshore e 11 onshore. Essendo sede delle maggiori riserve petrolifere africane, pari a circa 50 miliardi di barili, si ritiene che la Libia possieda un significativo potenziale inutilizzato. Poiché la nuova superficie è vicina alle infrastrutture esistenti, è attraente per gli investitori che desiderano sviluppare operazioni economicamente vantaggiose.

Al suo apice, a metà degli anni 2000, la Libia produceva circa 1,75 milioni di barili al giorno di petrolio. Attualmente, secondo la National Oil Corporation (NOC), la produzione media si attesta a circa 1,4 milioni b/g, dopo essere tornata a crescere costantemente dopo diversi anni di stagnazione. La Libia intende aumentare la produzione a circa 2 milioni b/g nei prossimi anni, con il sostegno di investitori privati.

L’ACCORDO TRA LIBIA ED EGITTO NEI SETTORI OIL E GAS

A gennaio Libia ed Egitto hanno firmato un memorandum d’intesa per rafforzare la cooperazione bilaterale nel settore petrolifero e del gas. L’accordo stabilisce un quadro per l’espansione della cooperazione tecnica, il rafforzamento delle capacità e le iniziative congiunte tra le organizzazioni energetiche dei due Paesi. Sottolinea inoltre una maggiore attenzione alla cooperazione regionale in materia di energia per rafforzare le catene di approvvigionamento e aumentare la sicurezza energetica.

“Questo accordo – ha dichiarato il primo ministro libico, Abdulhamid Al-Dbeibeh – riflette il nostro impegno condiviso con l’Egitto ad approfondire la cooperazione regionale, scambiare competenze e costruire istituzioni energetiche più solide che supportino la crescita della produzione, la sicurezza energetica e lo sviluppo sostenibile”.

GLI ACCORDI CON TOTALENERGIES E CONOCOPHILLIPS

Questo mese Tripoli ha firmato anche diversi contratti con il settore privato per espandere la propria produzione petrolifera. Il 24 gennaio, durante il Libya Energy and Economic Summit (LEES) a Tripoli, il governo ha firmato un accordo di sviluppo petrolifero della durata di 25 anni con la major petrolifera francese TotalEnergies e la statunitense ConocoPhillips, per un valore di oltre 20 miliardi di dollari di investimenti esteri.

L’accordo è stato firmato tramite la controllata della NOC, Waha Oil Company, per aumentare la capacità produttiva di greggio fino a 850.000 barili al giorno, con ricavi previsti di oltre 376 miliardi di dollari, secondo il premier Al-Dbeibah. Waha produce tipicamente tra 340.000 e 400.000 barili in cinque giacimenti di petrolio e gas, e le sue attività sono collegate al terminale petrolifero di Sidra tramite una rete di oleodotti.

LE ATTIVITÀ DELLE MAJOR ITALIANE IN LIBIA

Nel frattempo, BP ed Eni a gennaio hanno avviato il loro primo pozzo esplorativo in acque profonde, “Matsola-1”, nell’Area Contrattuale 38/3 nel Golfo orientale della Sirte. Prima della perforazione, il COO di Eni, Guido Brusco, ha detto di ritenere che l’area della licenza “probabilmente è il più grande blocco non sfruttato nel Mediterraneo”.

Al LEES 2026, Eni ha confermato che intende avviare il suo progetto di gas “Bahr Essalam” entro la fine del primo trimestre di quest’anno, il che dovrebbe aggiungere circa 100 milioni di piedi cubi al giorno alla produzione di gas della Libia.

LA MISSIONE DELLA NAVE ITALIANA “SAIPEM 1000” IN LIBIA

Nel frattempo, secondo quanto riportato dai media, pochi giorni fa la nave di perforazione italiana “Saipem 10000” è entrata in acque libiche per una missione che potrebbe durare diversi mesi, dopo essere partita dal giacimento di gas egiziano di Zohr.

Il rientro in Egitto è previsto per il terzo trimestre, per riprendere le attività nelle acque profonde del giacimento di Zohr. La nave Saipem, di proprietà di Eni, operava in acque egiziane dal gennaio 2025 e ha condotto operazioni di perforazione nel sito del giacimento di Zohr per un anno intero.

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