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Ilva

La trattativa non si sblocca e il Governo prepara il decreto salva-Ilva

I fondi attuali finiranno entro giugno e il Governo prepara un nuovo intervento d’urgenza da 240 milioni. Ma la trattativa per la cessione dell’Ilva è sempre più un mistero

Un nuovo prestito da 240 milioni di euro in due rate. È la soluzione che il Governo vorrebbe portare oggi in CdM per evitare lo stop dell’Ilva prima della complicata cessione. Così facendo, però, si esaurirebbero le ultime “stampelle” concesse da Bruxelles per tenere accesa la fabbrica in attesa della vendita.

ILVA, I SOLDI NON BASTANO

Il prestito ponte da 149 milioni di euro sbloccato formalmente ad aprile è bastato a coprire a malapena le spese correnti fino a questo momento, ma le stime interne indicano che le risorse si esauriranno completamente entro la fine di giugno. Infatti, solo il pagamento degli stipendi e degli ammortizzatori sociali pesa per circa 40 milioni di euro al mese. In secondo luogo, lo slittamento dei lavori per la ripartenza dell’Altoforno 4 a Taranto stanno richiedendo continue spese per forniture e manutenzione ordinaria e straordinaria.

Per evitare il peggio, il ministro dell’Economia (Mef) Giancarlo Giorgetti, nel corso del Festival dell’Economia di Trento, ha spiegato che l’intervento per garantire il proseguimento delle attività dell’ex Ilva troverà spazio nel decreto con cui sarà prolungato il taglio delle accise sui carburanti.

IL PRESTITO PONTE

La soluzione scelta dal Governo per garantire la continuità produttiva sarebbe un provvedimento tampone: un prestito da 240 milioni divisi in due tranche. I primi 100 milioni di euro sarebbero erogati immediatamente con l’approvazione del decreto stasera. I restanti 140 milioni, invece, sarebbero invece sbloccati a luglio con un nuovo atto.

Un prestito che esaurirebbe il plafond massimo di 390 milioni di euro complessivi che la Commissione Europea ha autorizzato come aiuti di Stato per il salvataggio del polo siderurgico.

IL REBUS DELLA CESSIONE DELL’ILVA

La trattativa per la cessione dell’Ilva è un rebus sempre più complicato. I due attori principali in campo sono ancora Jindal e Flacks Group, ma non mancano gli ostacoli. I commissari governativi non sarebbero ancora convinti della reale capacità finanziaria del fondo americano. Flacks, da parte sua, ha annunciato la creazione di un “tavolo tecnico” con partner siderurgici. Secondo alcuni rumors, però, il suo interesse si starebbe progressivamente raffreddando. Jindal, invece, scontenta i sindacati, che denunciano l’assenza di dettagli chiari sulle garanzie occupazionali e sui livelli di assorbimento dei lavoratori.

Se le trattative con Jindal e Flacks dovessero saltare, Palazzo Chigi sarebbe pronto a far scattare un piano alternativo, che vedrebbe il gruppo italiano Arvedi alleato con la Qatar Investment Authority (o Qatar Steel), supportati da un fondo finanziario internazionale. Intanto, l’opzione “spezzatino” non è ancora tramontata. Sul tavolo ci sono circa 8 manifestazioni d’interesse separate per singoli asset o rami specifici (da parte di aziende come Marcegaglia, Sideralba ed Eusider). Un’opzione che il Governo sta cercando di evitare per preservare l’integrità del polo industriale.

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