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Incentivi auto elettriche. La polemica travolge anche il governo

auto elettriche

L’emendamento in Manovra sugli incentivi all’acquisto di auto elettriche ha suscitato polemiche che coinvolgono lo stesso governo.

Energia oltre vi aveva già raccontato come contro la riforma dell’ecotassa sulle auto varata del governo si fossero uniti ambientalisti, sindacati e associazioni di produttori.
La polemica non si placa, anzi ora coinvolge lo stesso governo.

QUALCHE NUMERO SULLE ELETTRICHE

Innanzitutto è bene precisare che le vendite di elettriche al momento in Italia rappresentano una quota dello 0,3% (4.630 unità nei primi undici mesi dell`anno) e quelle delle ibride il 4,5% (poco più di 81mila), come si legge su Repubblica. Se a queste sommiamo le vetture a metano (36 mila) non si arriva nemmeno al 7% del mercato totale. La nuova tassa introdotta dal governo parte da 150 euro per i modelli che emettono tra 110 e 120 g/km di CO2, per salire a 300 euro in caso di emissioni tra 120 e 130 grammi, a 400 euro tra 130 e 140 grammifino ad arrivare a 3.000 euro per le auto o i van che producono oltre 250 grammi di CO2 ogni chilometro. Un esempio su tutti, la Panda 1.2 prodotta a Pomigliano, tra le vetture non ibride con le più basse emissioni di CO2 ma anche la più venduta in Italia, con il nuovo sistema dovrebbe pagare un’imposta che varia dai 400 ai 1.000 euro. Di altrettanto salirebbe il prezzo della 500X, al secondo posto nella top ten dei Suv immatricolati nel nostro Paese. Tra i 300 e i 400 euro l’aumento medio previsto per best seller come la Lancia Ypsilon e la Renault Clio. Insomma, un’ecotassa che colpirebbe il cuore del mercato delle utilitarie, risparmiando in molti casi proprio i modelli diesel che emettono meno CO2 di quelli a benzina, ma con un livello di emissioni di polveri sottili ben più alto.

CASTELLI TRADITA DALLA PANDA

E proprio la Panda ha tradito il sottosegretario all’Economia Laura Castelli. Non nuova a gaffe strampalate.
Ieri  mattina il sottosegretario è stata invitata a intervenire sul tema a Circo Massimo su Radio Capital. Parlando della nuova imposta, Castelli ha difeso la norma sostenendo che “tutela chi oggi ha
un’auto, perché non aggiungiamo tasse. E tutela chi sceglie un’utilitaria e quindi se volete i qualche modo i ceti più..». A questo punto viene interrotta dal conduttore  il quale ribatte: “Non è vero perché un’utilitaria come la Panda 1.2 euro 6 a benzina costerebbe 300 euro euro in più”.

Colta alla sprovvista, Castelli ha risposto all’obiezione: “Potrebbero scegliere di comprare un’utilitaria che magari è una Panda 1000”.  Panda 1000 che tra l’altro non esiste.

RIXI (LEGA): “NON DOBBIAMO PENALIZZARE”

Di tutt’altro avviso il viceministro sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti della Lega, Rixi: “il tema c’è, è importante e il Contratto di governo ne parla. Ma messa giù così la proposta sulla tassazione delle auto in funzione delle emissioni, i disincentivi per chi acquista auto tradizionali non ci piacciono.
Siamo favorevoli alla diffusione delle auto elettriche, non a mettere ulteriori balzelli. È giusto accompagnare il settore con delle misure, ma senza creare problemi. Non dobbiamo penalizzare, ma offrire ai cittadini delle alternative percorribili. Abbiamo l’esigenza di rinnovare il parco auto, per ridurre i consumi e avere più sicurezza nelle strade, ma non possiamo pensare di caricare ulteriori oneri su
chi vuole cambiare l’automobile. E anche un problema di giustizia sociale. Sono le persone più povere ad avere le automobili più vecchie ed inquinanti. E anche per loro che dobbiamo creare degli incentivi.
La proposta, anche se va nel senso giusto, mi pare un po’ prematura. Vuoi per il costo, vuoi perché hanno limitazioni nelle lunghe percorrenze, l’auto elettrica oggi è quasi sempre la seconda o la terza macchina in famiglia. Dobbiamo ammettere che su certe tecnologie la nostra industria del settore è un po’ indietro. Per questo dico che dobbiamo accompagnare il settore, senza strattonarlo. Il problema che è stato posto con l’emendamento è assolutamente corretto. Bisogna cercare degli strumenti per indirizzare la domanda, ma che non creino storture nel mercato. Oggi sul mercato delle utilitarie c’è la Panda
1.2 a benzina, quella a gasolio, ma un modello elettrico di quella cilindrata non c’è. Serve una riflessione su tutti i fronti, per una soluzione che contemperi le esigenze ambientali, che non possiamo
trascurare, e quelle di mobilità dei cittadini».

CONTRARIO IL VICEPREMIER SALVINI

Contrarissimo è stato Matteo Salvini che a Mattino Cinque ha pronunciato queste parole: «Va bene un aiuto alle auto elettriche ma senza penalizzare quelle nuove a benzina o diesel, perché l’auto è già
tassata a livelli folli. Aumentare le imposte sul settore è una delle cose meno utili da fare in questo momento».Di Maio invece su  Facebook ha scritto che vuole aprire un tavolo del settore per evitare tasse mantenendo gli incentivi anti-inquinamento. «Lunedì o martedì incontrerò le imprese, i sindacati del settore e i consumatori».

IL PARERE DEL MINISTRO DELL’AMBIENTE COSTA

Molto più accesa la posizione del ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, che parla della necessità di «penalizzare le auto che inquinano di più» mentre una nota del M5S Attacca le «lobby dei petrolieri e
dell’auto».

TUTTE LE POSIZIONI CONTRARIE

Per il deputato Pd Michele Anzaldi: «Il governo giallo-verde è il killer dell’auto italiana. Nicola Zingaretti, candidato alla segreteria Dem, e l’ex segretario Matteo Renzi concordano nel chiedere che la norma venga cambiata al più presto. La forzista Maria Stella Gelmini attacca: «Come si fa a parlare di crescita bastonando chi deve comprare un’auto?».«Questo provvedimento – dice Pier Luigi del Viscovo del Centro Studi Fleet&Mobility – produrrebbe un duplice risultato negativo. La contrazione delle vendite, stimabile in almeno centomila unità, in un mercato che già così faticherebbe a mantenere gli stessi volumi del 2018. Questo avrebbe un effetto immediato sull’occupazione nelle concessionarie di auto e sull’indotto, oltre che sulla filiera produttiva, fatta degli impianti Fca ma anche dei tantissimi produttori di componentistica. L’altro effetto sarebbe sull’ambiente, poiché appunto continuerebbero a circolare vetture obsolete con livelli di emissione davvero preoccupanti».

PREVISIONI PREOCCUPANTI

Previsioni confermate anche dal Centro Studi Pro motor diretto da Gianprimo Quagliano, secondo cui nel 2019 il mercato rischia di perdere loomila immatricolazioni. Quagliano ribadisce che la strada da seguire è quella degli incentivi alla rottamazione adottati nel1997 grazie ai quali si realizzarono maggiori entrate per lo Stato per 1.400 miliardi di lire (723 milioni di euro) , generando, secondo la Banca d’Italia, un incremento del Pil di 0,4 punti percentuali.Mentre Rocco Palombella (Uilm) teme le ripercussioni su «decine di migliaia di posti di lavoro messi a repentaglio». Michele De Palma (Fiom Cgil) bolla il provvedimento come «misura estemporanea» e chiede al governo di «non investire per pochi, ma per le auto di massa ecologiche e nel car sharing ibrido ed elettrico». «Finirà che gli operatori del settore auto e i lavoratori dovranno scendere in piazza insieme», sottolinea Alberto Dal Poz, presidente di Federmeccanica, evocando le manifestazioni di questi giorni, autoconvocate dalle associazioni di commercianti, imprenditori, artigiani. «Il governo è di nuovo riuscito a unire imprese e lavoratori nella protesta».

IL FRONTE APERTO DA FEDERMECCANICA E ASSOLAVORO

E proprio Federmeccanica, assieme ad Assolavoro, apre un altro fronte con il governo. La prima segnala che un 30% delle imprese metalmeccaniche «non rinnoverà alla scadenza i contratti a termine in essere». L’associazione delle agenzie private per il lavoro aggiunge che dall’1° gennaio resteranno a casa 53 mila persone: «Stima prudenziale, approssimata per difetto». Tutto in conseguenza al decreto dignità, la stretta sui contratti a tempo fortemente voluta dal ministro del Lavoro Di Maio, in vigore dal primo novembre. Spiega Assolavoro che tra venti giorni i 53 mila contratti raggiungeranno i
24 mesi di limite massimo per un impiego a tempo determinato, ridotto di 12 mesi dal decreto. Per loro nessun rinnovo, anche se stipulati prima dell’entrata in vigore della legge 96 di conversione di quel
decreto (9 agosto), come dispone una circolare del 31 ottobre firmata proprio da Di Maio. Il ministro del Lavoro non la prende bene: «Questo è un numero tutto da dimostrare», replica a Federmeccanica. «Ci sono contratti a tempo determinato che non verranno rinnovati, ma nella legge di bilancio abbassiamo l’Ires al 15% a chi assume o fa investimenti in azienda». Il ministro omette di ricordare che l’incentivo non è legato ai contratti stabili. Le aziende incassano lo sconto anche se prendono solo personale a termine. Il contrario esatto di quanto si riprometteva Di Maio con il decreto di luglio.

I RISCHI PER LA FILIERA AUTOMOTIVE

Aumenta la dose il segretario della Fim, Marco Bentivogli è stato tra i primi a denunciare i rischi che potrebbe comportare, per tutta la filiera italiana dell’automotive, l’adozione dell’ormai famigerato 79 bis.«Con questo emendamento il piano di 5 miliardi di euro che Fca ci ha presentato nei giorni scorsi rischia di diventare carta straccia. È il Governo che rende carta straccia questo piano, costruito su determinati presupposti. Da tempo abbiamo incalzato i produttori sulla necessità di accelerare la transizione verso l’elettrico: ora che abbiamo raggiunto un’intesa, Fca e i lavoratori hanno bisogno di almeno 20 mesi per mostrare i primi risultati, ma se gli tagliamo le gomme alla svolta in questo modo, sottraendo mercato e risorse finanziare, non raggiungeremo mai l’obiettivo finale. Io sono d’accordo sul bonus per l’elettrico, ma è il malus che è sbagliato, perché impone un’accelerazione che è irrealistica in un mercato già in difficoltà, ed è dannosa in questa delicata fase di transizione di ventiquattro mesi. Chi ha scritto questo emendamento non ha cognizione del peso della filiera automotive in Italia sul Pil: questo governo sovranista ha proposto una politica che non fa che depotenziare la nostra sovranità industriale. I soldi del malus andranno, prevalentemente, ai produttori asiatici. A mio giudizio il governo dovrebbe occuparsi di ecosistema, infrastrutture, occupazione. Mi spiego: va organizzata la rete elettrica per caricare le batterie, vanno posate le colonnine, c’è il tema dello smaltimento delle batterie, va gestita una transizione che rischia di produrre una disoccupazione del 20% se non si affronterà insieme il tema delle competenze. Si insegue una idea modaiola che non aiuta a raggiungere obiettivi industriali. Questo sta avvenendo, per la verità, non solo in Italia. Anche la campagna anti-diesel è ridicola: l’inquinamento nelle città deriva soprattutto dalle caldaie, da euro4 a euro6 l’emissione di Nox si è già ridotta del 40%, e l’Euro6 d-final è ancora più ecologico, emette meno co2 degli altri combustibili. Vanno rispettati i tempi del piano, una transizione accelerata non porterà alla rivoluzione dell’elettrico, che oggi ha una quota mondiale del 2%, ma al massimo a una costosissima adozione dell’ibrido. Alla fine dell’anno prossimo, però, da Melfi saranno prodotte la Renegade ibrida e poi la Compass, due modelli che agganceranno le nuove norme ambientali. Poi in 18 mesi Mirafiori dovrebbe tenere a battesimo la 500 full electric, un gioiellino di tecnologia autoaggiornabile.  Le fughe in avanti non servono: tagliare le gambe alla transizione non impoverirà il ceo di Fca, Michael Manley, ma andrà a scapito di lavoratori e componentistica. Ci auguriamo che l’azienda confermi gli investimenti anche con questi presupposti, altrimenti non ci sarà nemmeno spazio per gli ammortizzatori, visto che sono legati alla riorganizzazione. E’ singolare che abbiamo dovuto battere i pugni sul tavolo, sindacati e costruttori, per avere una presa di coscienza. Questa è disattenzione, e un Governo non può essere così distratto. Non possiamo perdere altro tempo: accumulare ancora ritardi significa morire.”

Ma per fortuna, come per tutto il resto arriva il premier Conte a sistemare le cose: “abbiamo deciso di effettuate un supplemento di riflessione, e quindi abbiamo rinviato ai prossimi giorni”. Poteva andare peggio, poteva sempre dire “valuteremo l’analisi costi benefici”.