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L’Iran aumenta la percentuale di arricchimento dell’uranio

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Cosa succede tra Iran, Francia, Germania e Gran Bretagna (e non solo) sull’accordo con il nucleare

Cresce la tensione nella zona del Golfo. Dopo la decisione degli Stati Uniti di non rispettare l’accordo di Vienna varato nel 2015 e aumentare le sanzioni contro l’Iran, la situazione sta per precipitare. L’Iran si arricchisce di uranio, mentre Londra, Berlino e Parigi chiedono a Teheran di fermarsi e rispettare gli accordi di Vienna.

LA POSIZIONE DELL’IRAN

In queste ore, l’Iran ha aumentato la percentuale di arricchimento dell’uranio dal 3,67% al 5% per “attività pacifiche” (percentuali comunque molto distanti da quelle necessarie per la realizzazione della bomba atomica).

Il viceministro agli affari esteri, Abbas Araghchi, ha annunciato di volersi smarcare all’accordo di Vienna del 2015 che era stato siglato dalla Repubblica Islamica con la Germania, la Francia, il Regno Unito, gli Stati Uniti, la Cina e la Russia.

LONDRA CHIEDE A TEHERAN DI FERMARSI

“L’Iran fermi immediatamente tutte le attività che violano l’accordo sul nucleare. Ci stiamo coordinando con gli altri partecipanti dell’accordo sui prossimi passi da fare sulla base dei termini del patto, tra i quali una commissione congiunta”, ha annunciato Londra, che è già a lavoro per trovare una soluzione con Berlino e Parigi.

L’ACCORDO

L’accordo sul nucleare, siglato da Teheran, è stato raggiunto il 14 luglio del 2015 a Vienna dopo ben 13 anni di negoziati ed estenuanti trattative dall’Iran e dai membri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU con potere di veto (Regno Unito, Francia, Stati Uniti, Russia e Cina, più la Germania).

Il trattato, di 100 pagine e 5 allegati, prevedeva la rimozione delle sanzioni internazionali imposte all’Iran (eliminazione e non sospensione), a fronte di una serie di restrizioni al programma nucleare di Teheran. Per volontà di Barack Obama, allora Presidente Usa, l’accordo doveva essere un’opportunità storica di riavvicinamento tra la Repubblica Islamica e gli Stati Uniti.

Teoricamente la rimozione delle sanzioni sarebbe dovuta essere “immediata”, ma nella pratica si è dovuto attendere, prima, una risoluzione Onu e poi un certo periodo di tempo per permettere all’Aiea, Agenzia internazionale per l’energia atomica, di verificare che Teheran rispettasse i patti.