La trattativa con Ludoil Energy procede, la produzione resta stabile e l’Isab di Priolo conferma la sua solidità industriale. L’intervista a Sebastiano Tripoli, Segretario Generale Aggiunto Femca Cisl
Il pignoramento di quote di Goi Energy e il contratto con Lukoil Italia non incideranno sulla proprietà e sulla vendita dell’Isab di Priolo. “Il contenzioso rappresenta un elemento di complessità, ma allo stato attuale non vi sono evidenze che esso possa bloccare o compromettere un’operazione di acquisizione della raffineria, che resta un asset appetibile”, spiega Sebastiano Tripoli, Segretario Generale Aggiunto Femca Cisl nell’intervista rilasciata a Energia Oltre, sottolineando il fatto che la trattativa con Ludoil Energy è l’unica operazione formalmente avviata, ma non esclude che altri soggetti possano manifestare interesse. Intanto, la raffineria continua a generare margini che assicurano una sostanziale solidità finanziaria e non emergono segnali di blocco o ridimensionamento dell’attività. La priorità per il futuro è trovare una soluzione industriale stabile, in grado di garantire continuità produttiva, occupazione e prospettive di sviluppo, secondo Tripoli. Una partita in cui il Governo dovrà giocare un ruolo centrale nel creare condizioni di stabilità, favorire investimenti e tutelare occupazione e continuità produttiva.
Ludoil Energy è interessata ad acquisire lo stabilimento, il piano industriale del potenziale acquirente sembra in grado di rilanciare la raffineria?
L’interesse manifestato da Ludoil Energy riguarda l’asset della raffineria ISAB nel suo complesso, comprensivo di sito Nord, sito Sud e ISAB Energy. È in corso una fase di due diligence nella quale le parti stanno verificando la documentazione tecnica, industriale e finanziaria per valutare se sussistano le condizioni per una possibile operazione. Come organizzazione sindacale guardiamo con attenzione a questo percorso, perché rappresenta un segnale positivo sul fatto che il sito di Priolo continui a essere considerato appetibile dal mercato. Allo stesso tempo, riteniamo che qualsiasi valutazione possa avvenire solo sulla base di un piano industriale formalizzato, con garanzie chiare su continuità produttiva, livelli occupazionali, investimenti e prospettive di medio-lungo periodo. Un elemento centrale è inoltre il ruolo del governo, poiché la raffineria è sottoposta a Golden Power in quanto asset di interesse strategico nazionale. Questo implica una responsabilità pubblica nel verificare che eventuali operazioni siano coerenti con l’interesse generale del Paese e del territorio.
Ci sono altri potenziali acquirenti in corsa?
Ad oggi, l’unica operazione che risulta formalmente avviata e strutturata è quella che riguarda il confronto tra ISAB e Ludoil. Ciò non esclude che altri soggetti possano manifestare interesse, ma al momento non vi sono percorsi alternativi comparabili per livello di avanzamento. Il dato politico-industriale è che la raffineria resta un asset che si pone sul mercato e che, qualora emergessero ulteriori potenziali investitori, sarà corretto valutarne la compatibilità industriale e la solidità, sempre dentro un quadro di trasparenza e presidio istituzionale.
Lukoil ha ancora un contratto in essere per il trasporto via terra del petrolio che esce dalla raffineria e ha ottenuto il pignoramento dello stabilimento. Lukoil può rappresentare un ostacolo alla vendita dello stabilimento? Se sì, in che misura?
Lukoil Italia opera nella sfera commerciale, occupandosi della vendita su gomma dei prodotti petroliferi sulla base di un contratto con ISAB che, allo stato attuale, il Tribunale di Siracusa ha ritenuto valido, riassegnando temporaneamente a Lukoil le attività di commercializzazione. Questa dimensione non incide sulla proprietà né sul processo di eventuale cessione della raffineria. Proprio nelle ultime ore ISAB ha annunciato di aver concluso con successo la composizione negoziata della crisi, un percorso iniziato un anno fa. Si tratta dunque di ambiti distinti: da un lato la parte commerciale, dall’altro l’asset industriale. Il contenzioso rappresenta un elemento di complessità, ma allo stato non vi sono evidenze che esso possa bloccare o compromettere un’operazione di acquisizione della raffineria, che resta un asset appetibile.
Sarebbe necessario un intervento dello Stato per risanare il polo siciliano?
Il polo industriale siracusano è uno dei più importanti d’Europa e ospita grandi player internazionali. Questo giustifica un’attenzione strutturale da parte del Governo nazionale. L’intervento dello Stato non va inteso come gestione diretta permanente, ma come funzione di regia, garanzia e accompagnamento dei processi industriali. L’applicazione del Golden Power su ISAB dimostra che il Governo considera questo sito strategico per la sicurezza energetica del Paese. In questa cornice, è auspicabile che le istituzioni continuino a svolgere un ruolo attivo nel creare condizioni di stabilità, favorire investimenti e tutelare occupazione e continuità produttiva.
Pochi giorni fa abbiamo rivelato che Isab nella prima udienza del ricorso contro la conferma del contratto di trasporto e vendita di petrolio raffinato ha sostenuto che la russa avrebbe già un debito da 80 milioni nei suoi confronti, che crescerebbe ogni giorno di altri 5 mettendo a rischio il futuro dello stabilimento. Sono numeri realistici? Come è stata accolta la notizia dai lavoratori? Chiedere un risarcimento potrebbe essere una soluzione?
Al momento sulle cifre dell’esposizione di ISAB con Lukoil e Litasco relativa a contenziosi di natura contrattuale e finanziaria, non vi sono dati certificati da pronunce definitive. Come è noto, tra le dinamiche economico-giuridiche legate all’asset vi è anche un procedimento di pignoramento delle quote di Goi Energy, nuova proprietaria di ISAB, promosso da Litasco presso il Tribunale di Milano su richiesta di Lukoil, per la presunta insussistenza di alcuni pagamenti previsti nell’accordo di cessione del 2023. Tuttavia, anche questo atto è riferito alla componente finanziaria contrattuale della vendita originaria, non alla struttura industriale di ISAB. È quindi fondamentale chiarire che tali contenziosi e iniziative giudiziarie rappresentano una parte della partita economica legata alla vendita dell’asset, ma non hanno alcun impatto diretto sull’operatività della raffineria, che continua a produrre regolarmente. Resta netta la distinzione tra sfera commerciale e sfera industriale: le vicende che riguardano i rapporti contrattuali con operatori esterni non incidono sulla tenuta tecnica degli impianti. I lavoratori seguono queste fasi con attenzione e comprensibile cautela, ma allo stato attuale non vi sono segnali di blocco o ridimensionamento dell’attività. La raffineria continua a generare margini che consentono una sostanziale solidità finanziaria, come dimostrato anche dall’estensione della procedura negoziata avviata con alcuni creditori, che ha permesso di gestire in modo ordinato le esposizioni e di garantire continuità operativa. Quanto alle ipotesi di azioni risarcitorie, non rappresentano oggi il tema centrale. La priorità resta una soluzione industriale stabile, in grado di garantire continuità produttiva, occupazione e prospettive di sviluppo.

