Energie del futuro

Ispra dice la sua sul deposito scorie nucleari. Ora tocca ai ministeri

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Ma con la fine della legislatura probabilmente spetterà al prossimo esecutivo scoprire le carte

Il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda aveva promesso a dicembre – rispondendo a un tweet di Stefano Agnoli, giornalista del Corriere della Sera – che la Carta delle aree idonee a ospitare il tanto atteso deposito nazionale delle scorie nucleari (Cnapi) sarebbe arrivato “prima delle elezioni”. In un tweet del 24 gennaio scorso aggiungeva che il “parere formale Mibact, ultimo passaggio” della vicenda sarebbe arrivato “in settimana” garantendo la successiva pubblicazione. “Come promesso prima delle elezioni perché il governo non viene meno ai suoi doveri per ragioni di campagna elettorale”. Salvo poi ometterlo nell’ultimo cinguettio prima della tornata elettorale quanto promise che il dicastero si sarebbe rimboccato le maniche su alcuni dossier (“Aferpi, Embraco, CWL, DM Gasivori, DM rinnovabili, Fondo antidelocalizzazioni, Euroallumina, Alcoa (partecipazione lavoratori), Decreti attuativi, Albo trader energia”) senza menzionare di nuovo il Cnapi.

Calenda IlvaL’ISPRA PASSA LA PALLA AI MINISTERI

Invece il 5 marzo, con una nota, Ispra ha comunicato di aver consegnato nei giorni scorsi al ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del Mare e al ministero dello Sviluppo Economico “un aggiornamento della relazione prevista dal D.Lgs. n.31/2010 sulla proposta di Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (Cnapi) alla localizzazione del Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi predisposta dalla Sogin”. L’aggiornamento della relazione, sottolinea Ispra “si è reso necessario a seguito della trasmissione all’Istituto, nello scorso mese di gennaio, da parte della Sogin di una comunicazione, con allegata documentazione, riguardante alcune modifiche apportate alla proposta di Cnapi del 2015 in relazione ad alcuni aggiornamenti, intervenuti successivamente al 2015, nei database di riferimento utilizzati per l’elaborazione della proposta”. L’Istituto ha pertanto proceduto “alla verifica di conformità delle modifiche proposte con i criteri della Guida Tecnica n.29 ed alla validazione dei relativi risultati cartografici”. La nuova proposta di Cnapi “cosi come aggiornata dalla Sogin al termine delle interlocuzioni intercorse durante l’istruttoria condotta, è stata trasmessa dall’Ispra ai suddetti ministeri  unitamente alla succitata relazione, senza formulare rilievi”. “La relazione dell’Ispra, considerata la classificazione di riservatezza attribuita dalla Sogin alla proposta di Cnapi – prosegue la nota –, è stata analogamente classificata e sarà tale, conformemente alle vigenti disposizioni di legge, sino alla pubblicazione della stessa proposta di Cnapi da parte della Sogin a seguito del nulla osta che sarà rilasciato dai ministeri”.

Infatti, per avviare la procedura che dovrebbe portare nel giro di otto anni alla realizzazione del Deposito nazionale, il primo passaggio deve essere la pubblicazione della Cnapi da parte dei ministeri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente. Una volta che la Carta sarà resa pubblica da parte dei due dicasteri inizierà il processo di consultazione della durata di quattro anni con le comunità locali. Un periodo al termine del quale dovrà essere individuato il sito per la costruzione che, secondo le stime, dovrebbe durare altri quattro. Per arriva al 2026.

CHE SUPERFICIE OCCUPERÀ?

Il Deposito Nazionale, comprensivo delle strutture per la sistemazione definitiva dei rifiuti a bassa e media attività, lo stoccaggio temporaneo dei rifiuti ad alta attività, le strutture ausiliarie e il Parco Tecnologico, sarà costruito all’interno di un’area di circa 150 ettari, di cui 40 dedicati al Parco Tecnologico.

QUALI CARATTERISTICHE TECNICHE AVRÀ?

nucleareIl Deposito Nazionale sarà costituito da 90 costruzioni in calcestruzzo armato, dette celle, all’interno delle quali verranno collocati grandi contenitori in calcestruzzo speciale, i moduli, che racchiuderanno a loro volta i contenitori metallici con i rifiuti radioattivi già condizionati, detti manufatti. Nelle celle verranno sistemati definitivamente circa 78.000 metri cubi di rifiuti a bassa e media attività. Una volta completato il riempimento, le celle saranno ricoperte da una collina artificiale di materiali inerti e impermeabili, un’ulteriore protezione anche da eventuali infiltrazioni d’acqua.  In un’apposita area del deposito, sarà realizzato un complesso di edifici idoneo allo stoccaggio di circa 17.000 metri cubi di rifiuti ad alta attività, che resteranno al Deposito per un massimo di 50 anni per poi essere sistemati definitivamente in un deposito geologico di profondità. Le barriere ingegneristiche del Deposito Nazionale e le caratteristiche del sito dove sarà realizzato garantiranno l’isolamento dei rifiuti radioattivi dall’ambiente per oltre 300 anni, fino al loro decadimento a livelli tali da risultare trascurabili per la salute dell’uomo e l’ambiente. Il Deposito Nazionale è progettato sulla base delle migliori esperienze internazionali e secondo i più recenti standard della IAEA (International Atomic Energy Agency dell’Onu.