Sostenibilità

Che cosa c’è (e cosa manca) nell’agenda finale di Calenda al Mise

Calenda Ilva

Ad una manciata di giorni dalla elezioni il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, si sfoga su Twitter e annuncia l’agenda degli ultimi giorni del suo mandato. Fatti, nomi e approfondimenti

Il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda ha deciso di accelerare e chiudere tutto il lavoro in sospeso prima delle elezioni del 4 marzo. “Da oggi a venerdì Ministero: Aferpi, Embraco, CWL, DM Gasivori, DM rinnovabili, Fondo antidelocalizzazioni, Euroallumina, Alcoa (partecipazione lavoratori), Decreti attuativi, Albo trader energia”, ha scritto in un tweet lo stesso Calenda sul suo profilo personale. Il riferimento del ministro è, tra gli altri, ai decreti attuativi sugli sgravi alle imprese con importanti consumi di gas, agli incentivi alle rinnovabili e all’elenco dei trader che possono operare sul mercato. Ma ci sono degli assenti eccellenti.

nucleareGLI ASSENTI: CNAPI E CERTIFICATI BIANCHI

Mancano, infatti, almeno nelle parole messe nero su bianco dal titolare dello Sviluppo economico, importanti misure a partire dal Cnapi, la Carta delle aree idonee a ospitare il tanto atteso deposito nazionale delle scorie nucleari che pure il ministro aveva promesso sarebbe arrivata “prima delle elezioni”, come scrisse a dicembre rispondendo al caporedattore del Corriere della sera Stefano Agnoli che si chiedeva: “E cosa accadrebbe se venisse pubblicata la famigerata Cnapi (deposito rifiuti nucleari) che elezioni dopo elezioni resta nel cassetto?”. Aggiungendo un altro tweet il 24 gennaio sempre riferito al Cnapi: “Parere formale Mibact, ultimo passaggio, arriva in settimana e poi pubblichiamo. Come promesso prima delle elezioni perché il governo non viene meno ai suoi doveri per ragioni di campagna elettorale”. Una promessa fatta anche a fine giugno 2017 durante un’audizione in Commissione parlamentare di Inchiesta sul ciclo dei rifiuti e degli illeciti a esso connessi, quando ammise che sarebbe stata pubblicata “entro il quarto trimestre 2017”, a valle della consultazione pubblica che avrebbe chiuso il processo di Valutazione ambientale strategica.

Stesso discorso per quanto riguarda l’intervento correttivo sul sistema dei Certificati Bianchi. Come scriveva il Fatto Quotidiano lo scorso 15 febbraio il Mise “non si è ancora espresso nonostante abbia annunciato da molto tempo di voler intervenire sul meccanismo”. Il problema, in questo caso, è rappresentato dalla forte impennata dei prezzi dei Titoli di efficienza energetica che i distributori di elettricità e gas oltre una certa dimensione sono obbligati a comprare se non vogliono realizzare interventi di efficientamento diretti. Scriveva ancora il quotidiano: “La questione sembra tecnica e distante, ma in realtà coinvolge da vicino tutti i consumatori: questi titoli beneficiano di un ‘contributo’, legato proprio all’andamento dei prezzi, che pesa sulle bollette di gas ed elettricità. Dunque più i prezzi sono alti, più lo è anche il contributo, più noi dobbiamo rimpolparlo. E non di poco: in questi giorni i titoli hanno sfondato i 425 euro per certificato quando un anno fa erano sui 250 e due anni fa sui 100. Oltre in quadruplo in due anni. Il Gestore dei Servizi Energetici (Gse) ha calcolato che gli oneri per i tee, che appunto pagano i consumatori, già nel 2016, anno in cui è cominciato il fenomeno, sono raddoppiati a quasi 1,4 miliardi di euro (dai circa 700 del 2015). Dati per il 2017 ancora non ce ne sono, ma sicuramente sono più alti. E lo saranno ancora di più per il 2018, vista la nuova impennata. A beneficiarne sono i distributori elettrici e del gas. Questo perché se una società ad esempio ha fatto un intervento in efficienza energetica e ha ottenuto dei titoli a 100 euro, oggi  li può rivendere a oltre 420 euro a chi non ha fatto interventi ed è obbligata a comprarli. Ma anche questi ultimi operatori che si ritrovano a dover comprare i titoli a questi prezzi non ci perdono: il Gse è comunque obbligato a rimborsare una quota dei certificati secondo un parametro calcolato dall’Autorità per l’Energia. Più è alto il prezzo e più è alto il rimborso. Che va a finire, anche quello, in bolletta”. efficienza energetica

Comunque, ha chiosato nel finale il ministro in uno scambio di tweet con i suoi follower, lascio “le carte in ordine” al Mise “se e quando arriverà un nuovo ministro” perché “visti i nomi che girano, nel disgraziato e improbabile caso (opinione personale) di una sconfitta del centrosinistra è meglio che carte e crisi siano a prova di bomba (o di incompetente)”. È da precisare che il lavoro del ministro potrebbe proseguire anche oltre la data delle elezioni, come lui stesso ha precisato in un’intervista ad Avvenire: “La mia attuale prospettiva è che il mandato sta per finire, per questo mi sto preparando per lasciare il Mise col minor numero possibile di decreti attuativi e questioni pendenti. Se ci saranno invece le condizioni per continuare, lo vedremo dopo il 4”.

DAL CIPE OLTRE 1 MILIARDO DI EURO PER DELOCALIZZAZIONI E SVILUPPO

Intanto, sempre tra gli ultimi atti di questo scorcio di legislatura oggi il CIPE ha deliberato 200 milioni per il fondo per il contrasto alle delocalizzazioni e 850 milioni per i contratti di sviluppo. Si tratta di “1 miliardo e 50 milioni per gestire i processi di reindustrializzazione, le transizioni e le crisi industriali. La politica industriale di sviluppo rappresentata da Impresa 4.0, dal piano straordinario Made in Italy e dalla Strategia Energetica Nazionale, viene ora affiancata da una politica industriale di protezione per i lavoratori e le aziende spiazzate da innovazione tecnologica e globalizzazione”, ha dichiarato Calenda.