Scenari

Israele cerca di normalizzare i rapporto energetici con gli Emirati Arabi

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È la prima volta che Israele normalizza completamente le relazioni diplomatiche con un Paese produttore di petrolio nel Golfo Persico e potenzialmente lo apre a una fonte di greggio completamente nuova

Il recente storico accordo tra gli Emirati Arabi Uniti e Israele annuncia significative opportunità di scambi commerciali tra i due Paesi, compresi il greggio e i prodotti petroliferi, che potrebbero portare a nuovi flussi commerciali nella regione.

Israele ha due raffinerie con una capacità complessiva di circa 300.000 b/g e si affida esclusivamente al greggio importato, non avendo una produzione interna. La maggior parte di questo petrolio è fornita dalla Russia – principalmente di qualità Urals dal Mar Nero – e dall’Azerbaigian, con barili supplementari dall’Africa occidentale e dagli Stati Uniti.

Storicamente, Israele non è stata in grado di acquistare petrolio dai paesi arabi produttori di petrolio nel Golfo Persico a causa di varie restrizioni, tra cui l’embargo sulla vendita di merci a Israele e il divieto di movimenti diretti di navi tra Israele e i suoi vicini nella regione.

L’annuncio dell’accordo tra Israele ed Emirati Arabi Uniti del 13 agosto ha svelato anche un incontro tra le delegazioni dei due Paesi che si terrà nelle prossime settimane per firmare accordi bilaterali in vari settori, tra cui l’energia.

LE PRIME APERTURE

Gli sviluppi stanno avvenendo rapidamente, con Abu Dhabi e Tel Aviv che la settimana scorsa hanno sbloccato rapidamente le chiamate internazionali bilaterali, rimosso i firewall sui siti web precedentemente bloccati mentre c’è attesa per l’avvio di voli diretti tra Israele e gli Emirati Arabi Uniti.

EMIRATI POSSIBILE OPZIONE PER IMPORT GREGGIO DA PARTE DI ISRAELE

È la prima volta che Israele normalizza completamente le relazioni diplomatiche con un Paese produttore di petrolio nel Golfo Persico e potenzialmente lo apre a una fonte di greggio completamente nuova e forse significativa, dato che gli Emirati Arabi Uniti producono oltre 3 milioni di b/g e rappresentano il quarto produttore Opec.

“Sappiamo che gli Emirati Arabi Uniti hanno circa 3 milioni di b/g di produzione da cui esportano 2 milioni di b/g. Stiamo importando 300.000 b/g, quindi ovviamente possiamo considerare gli Emirati Arabi Uniti come un’altra opzione. Non c’è carenza di greggio nella nostra regione, quindi non abbiamo un problema specifico in questo senso. Forse è un’opportunità di business, ma non lo sappiamo ancora”, ha sottolineato una fonte del governo israeliano secondo quanto riferito da S&P Global Platts.

LE POSSIBILITÀ PER I PRODOTTI PETROLIFERI

Naturalmente, insieme al potenziale delle importazioni di greggio, c’è la possibilità di fornire anche prodotti petroliferi, soprattutto perché gli Emirati Arabi Uniti sono un esportatore chiave in Medio Oriente, con più di 1 milione di b/g di capacità di raffinazione. Inoltre, gli impianti di stoccaggio e miscelazione del greggio e dei prodotti petroliferi raffinati nel principale hub di Fujairah offrono ulteriori opportunità di trading e di approvvigionamento.

La Europe Asia Pipeline Company gestisce gli oleodotti nazionali di Israele, tra cui uno che va dal porto di Eilat nel Mar Rosso, nel sud del Paese, al porto mediterraneo di Ashkelon a ovest, bypassando il Canale di Suez. Ha anche serbatoi di stoccaggio del petrolio ad Ashkelon sia per i prodotti grezzi che per quelli raffinati.
Una fonte vicina al dossier raccolta sempre da S&P Global Platts ha riferito che Israele sta considerando le opportunità per i flussi di petrolio greggio che si spostano verso Eilat dagli Emirati Arabi Uniti, che potrebbero potenzialmente espandere il ruolo di Israele come hub.