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Nucleare, centrale Emirati Arabi Uniti rischia di scatenare una corsa agli armamenti

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In un recente rapporto Paul Dorfman ha avvertito che la centrale nucleare di Barakah manca di caratteristiche di sicurezza fondamentali

I quattro reattori nucleari in costruzione negli Emirati Arabi Uniti potrebbero innescare una corsa agli armamenti in Medio Oriente e lasciare il Golfo Persico sull’orlo di un rischio disastro in stile Chernobyl. Ad affermarlo è stato un importante scienziato nucleare, Paul Dorfman, presidente del Nuclear Consulting Group, secondo quanto ricostruisce il sito del quotidiano britannico The Telegraph.

LA CENTRALE NUCLEARE DI BARAKAH NON È SICURA SECONDO IL RAPPORTO DORFMAN

In un recente rapporto, Dorfman ha infatti avvertito che la centrale nucleare di Barakah in corso di realizzazione negli Emirati Arabi Uniti manca di caratteristiche di sicurezza fondamentali, e rappresenta pertanto “una minaccia per l’ambiente, un potenziale obiettivo per i terroristi e potrebbe far parte dei piani per lo sviluppo di armi nucleari”.

“La motivazione per costruire questo potrebbe essere nascosta in piena vista – ha detto Dorfman al Telegraph -. Stanno seriamente prendendo in considerazione una proliferazione nucleare”. Dorfman, che è anche un senior research associato onorario presso l’Energy Institute dell’University College di Londra, è stato consulente nucleare del governo britannico e ha guidato la risposta dell’Agenzia Europea per l’Ambiente al disastro di Fukushima.

EMIRATI ARABI UNITI RESPINGONO LE ACCUSE AL MITTENTE

In risposta alle preoccupazioni di Dorfman, gli Emirati Arabi Uniti hanno sottolineato di essere impegnati a rispettare “i più alti standard di sicurezza nucleare e di non proliferazione”. Gli Emirati Arabi Uniti hanno assunto l’azienda sudcoreana Korea Electric Power Corporation per costruire l’impianto di Barakah – “Divina Benedizione” in arabo, nel 2009. Sarà la prima centrale nucleare nella penisola araba, e ha alimentato la speculazione che Abu Dhabi si stia preparando per una corsa agli armamenti nucleari. Gli Emirati Arabi Uniti hanno smentito le accuse del governo del Qatar secondo cui la sua centrale sarebbe una minaccia per la sicurezza della loro capitale Doha e per l’ambiente qatariota, respingendo qualsiasi motivo di preoccupazione. Tuttavia, i ribelli Houthi in Yemen hanno dichiarato di aver colpito la centrale nucleare di Barakah con un missile nel 2017.

Gli Emirati Arabi Uniti, dal canto loro, hanno negato che i ribelli abbiano lanciato un missile di questo tipo, aggiungendo di avere a disposizione un sistema di difesa aerea per affrontare tale tipo di minacce. Ma c’è da dire, ricorda il Telegraph, che “a settembre, le difese aeree saudite non erano riuscite a fermare l’attacco di un drone contro gli impianti di trattamento del petrolio. I ribelli Houthi hanno rivendicato la responsabilità di quell’attacco, anche se l’Arabia Saudita ha dato la colpa all’Iran”.

POSSIBILE DISASTRO DA SVERSAMENTI RADIOATTIVI NEL GOLFO

“L’aumento del trasporto di materiali radioattivi attraverso il Golfo Persico quando l’impianto entrerà in funzione, potrebbe anche aumentare il rischio di collisioni potenzialmente catastrofiche, o il rischio di esplosioni e guasti alle attrezzature e ai materiali. Qualsiasi scarico radioattivo derivante da incidenti potrebbe facilmente raggiungere i centri abitati sulla costa del Golfo e avere un impatto potenzialmente devastante sui delicati ecosistemi del Golfo, comprese le rare paludi di mangrovie. L’impianto è anche vulnerabile ai cambiamenti climatici e alle temperature estreme che potrebbero influenzare il suo sistema di raffreddamento”, afferma il rapporto Dorfman secondo quanto riferisce The Telegraph aggiungendo che il gruppo di esperti internazionali sui cambiamenti climatici ha affermato che gli eventi estremi sul livello del mare sono ora più frequenti, il che significa che le centrali elettriche costiere come Barakah potrebbero diventare indifese contro l’innalzamento del livello del mare, l’ingresso delle maree e le tempeste.

L’alta temperatura media dell’acqua di mare nel Golfo potrebbe anche rendere più difficile il raffreddamento del reattore con l’acqua di mare. Il costo dell’incidente di Chernobyl del 1986 è stato recentemente stimato in circa 235 miliardi di dollari. Il Centro giapponese di ricerche economiche ha dichiarato che l’incidente di Fukushima del 2011 è costato oltre 81 trilioni di YEN (567 miliardi di sterline), anche se il governo giapponese ha stimato il costo a 22 milioni di YEN (142 miliardi di sterline).