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Qatar

Perché l’Italia è il terzo Paese più vulnerabile a uno shock di GNL dal Qatar

Il nostro Paese è il terzo più vulnerabile a uno shock di forniture di GNL dal Qatar. Ecco i rischi per prezzi, rigassificatori e stoccaggi

L’Italia è il terzo Paese più vulnerabile a uno stop prolungato di GNL dal Qatar. L’interruzione di flussi di gas naturale liquefatto qatariota metterebbe il sistema energetico nazionale in seria difficoltà, secondo una recente analisi di Ispi. Cosa rischia il nostro Paese? Quali infrastrutture sono più esposte?

GNL DAL QATAR, ITALIA TERZA PER VULNERABILITA’

Il Qatar produce il 20% del Gnl del mondo e l’Italia è il terzo Paese più vulnerabile a uno shock di forniture, secondo l’analisi di Ispi pubblicata da Matteo Villa, Head of DataLab, su X. Villa sottolinea anche che il nostro Paese ha un problema immediato di fornitura, secondo i calcoli di Ispi basati sulla dipendenza di forniture di gas dal Qatar e il ruolo del vettore nel mix energetico. L’indice di vulnerabilità a shock da GNL qatariota calcolato dall’Istituto vede il Pakistan sul podio, seguito da Taiwan.

“La vulnerabilità da un fornitore è di breve periodo. Dopo alcuni mesi si trasferisce sul prezzo regionale, ovvero: in Europa e Asia, tutti pagano di più”, ha sottolineato Villa.

GNL DAL QATAR, COSA RISCHIA L’ITALIA

Il conflitto in Iran rischia di impattare sugli accordi siglati da Eni e Qatar Energy per l’espansione del North Field East, il progetto di gas naturale liquefatto più grande al mondo. Infatti, il Cane a sei zampe e l’azienda qatariota hanno recentemente stretto una partnership per garantire all’Italia forniture di GNL per i prossimi 27 anni attraverso il terminal situato a Ras Laffan. Nei piani delle aziende il terminale dovrebbe aumentare la sua capacità di 32 milioni di tonnellate/anno (Mtpa) entro il 2027.

Tuttavia, il conflitto in Iran e il fermo produttivo di Gnl qatariota mette in dubbio le forniture attese per il 2026: fino a 1,5 miliardi di metri cubi. I rigassificatori italiani possono accogliere gas da altri fornitori (Usa o Algeria, ad esempio), tuttavia uno stop prolungato rischia di creare un “buco” nell’offerta che costringe l’Italia a cercare carichi spot a prezzi molto più elevati. Per non parlare del fatto che un danno strutturale agli impianti qatarioti metterebbe a rischio l’intera strategia di lungo termine.

I RIGASSIFICATORI IN BILICO

Il rigassificatore di Rovigo è forse l’infrastruttura più a rischio. Infatti, QatarEnergy detiene il 22% delle quote del principale terminale di GNL in Italia e gran parte del gas lavorato proviene dai giacimenti qatarioti.

Anche le navi rigassificatrici di Piombino e Ravenna rischiano di rimanere a secco di GNL. Infatti, gli impianti progettati per garantire la sicurezza energetica dopo la crisi del 2022 dipendono dalla disponibilità globale di GNL. Lo stop dei flussi dal Qatar riduce sensibilmente la liquidità del mercato, rendendo difficile (e costoso) saturare la capacità di questi impianti.

RIEMPIMENTO STOCCAGGI A RISCHIO?

I possibili problemi non finiscono qui. Infatti, se lo stop alla produzione di GNL qatariota dovesse prolungarsi, l’Italia potrebbe trovare difficoltà a riempire gli stoccaggi quest’estate. Un’eventualità che potrebbe costringere il Governo ad aumentare le importazioni del costoso gas naturale liquefatto americano, con inevitabili effetti sulle bollette.

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