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Perché Biden potrebbe non abolire i sussidi ai combustibili fossili

Usa

Joe Biden è noto per essere un abile negoziatore, ma potrebbe comunque non riuscire a mantenere la promessa di revocare i sussidi ai combustibili fossili

Il presidente eletto degli Stati Uniti Joe Biden potrebbe avere difficoltà a mantenere la promessa di revocare i sussidi ai combustibili fossili a causa della resistenza del Congresso: non soltanto perché il Senato potrebbe essere controllato dal Partito repubblicano, ma anche perché non tutti i membri del Partito democratico sono favorevoli alla misura.

Biden ha un passato da senatore lungo trentasei anni ed è noto per essere un abile negoziatore. Ma potrebbe comunque non essere abbastanza, scrive Reuters.

COSA HA PROMESSO BIDEN

Biden ha detto di volere una transizione dai combustibili fossili e di voler vietare i nuovi permessi per l’estrazione di petrolio e gas nei terreni e nelle acque pubbliche. Il suo obiettivo ultimo è il raggiungimento della neutralità carbonica – ossia l’azzeramento delle emissioni nette di CO2 – entro il 2050. Il presidente eletto sostiene inoltre che cancellare i sussidi ai fossili permetterà di risparmiare fondi che verrebbero utilizzati per pagare il suo piano per il clima da 2 trilioni di dollari.

Non è però chiaro a quanto ammonti con precisione il valore economico di questi sussidi, che assumono principalmente la forma di agevolazioni fiscali alle aziende: le stime parlano di circa 15-20 miliardi l’anno.

COSA PUÒ FARE

Una volta insediatosi alla Casa Bianca, Biden potrà sì emettere degli ordini esecutivi per abrogare quelle regole introdotte dal suo predecessore Donald Trump che entrano in conflitto con l’obiettivo di riduzione delle emissioni. Ma una riforma del sistema di agevolazioni fiscali che permette alle aziende di produrre petrolio, gas e carbone a costi ridotti richiederà l’approvazione del Congresso.

Secondo Gilbert Metcalf, che ha lavorato al dipartimento del Tesoro sotto l’amministrazione Obama, una simile proposta di legge verrebbe immediatamente dichiarata “morta all’arrivo in Senato” nel caso in cui i Repubblicani dovessero mantenerne il controllo.

Ma anche se il ballottaggio in Georgia dovesse assegnare due seggi ai Democratici, portando la situazione al Senato in parità (50 seggi a testa) e garantendo alla vicepresidente Kamala Harris il diritto di voto, far passare la legge sarebbe comunque difficile.

L’OPPOSIZIONE DEI DEMOCRATICI

Ci sono infatti almeno due senatori di orientamento moderato del Partito democratico, Martin Heinrich e Joe Manchin, che potrebbero opporsi alla cancellazione dei sussidi perché rappresentano due stati in cui l’industria dei combustibili fossili è molto rilevante: rispettivamente il New Mexico e la West Virginia.

Già Barack Obama aveva cercato di cancellare le agevolazioni fiscali agli idrocarburi per dare al mondo un segnale forte dell’intenzione degli Stati Uniti di contrastare concretamente i cambiamenti climatici. Ma non ci riuscì, nonostante per i primi sei anni del suo mandato i Democratici avessero il controllo del Senato.

PERCHÉ È IMPORTANTE PER BIDEN

Rispetto ad Obama, abrogare i sussidi ai fossili avrebbe per Biden una valenza simbolica ancora maggiore: una simile misura accentuerebbe il distacco dalle politiche del suo predecessore, confermerebbe la serietà del suo piano per l’energia e permetterebbe all’America di reclamare con maggiore legittimità la leadership perduta nell’azione climatica, dando un esempio alle altre nazioni.

Come sintetizzato da Metcalf, “è più difficile convincere un paese a fare qualcosa se non siamo noi stessi a farlo”.