Scenari

Cosa ne sarà di trivellazioni e oleodotti con Joe Biden

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Biden ha promesso niente più trivellazioni di petrolio sulle terre federali americane ed è nota la sua opposizione all’oleodotto Keystone XL. Ma revocare i permessi non sarà facile

Il presidente eletto degli Stati Uniti, Joe Biden, ha detto di voler vietare i nuovi permessi per l’estrazione di petrolio e gas nei terreni e nelle acque pubbliche. Ma non sarà facile mantenere la promessa, ha scritto il Washington Post: ci sono delle leggi in vigore, innanzitutto, e poi ci sono stati – anche alcuni che votano per il Partito Democratico, come il Colorado e il New Mexico – in cui le royalties, ovvero i guadagni ottenuti dalle attività estrattive, sono fondamentali per il bilancio. Senza contare i posti di lavoro.

E c’è, infine, il presidente Donald Trump che cerca di vendere quanti più diritti per le trivellazioni prima che termini il suo mandato, il 20 gennaio. Nei giorni scorsi il governo americano ha messo all’asta i diritti per l’estrazione di gas e petrolio in 79 milioni di acri nel golfo del Messico, vendendone in un’area di quasi 518mila acri. E sta cercando di chiudere rapidamente i contratti per l’esplorazione di idrocarburi in un’area protetta dell’Alaska, l’Arctic National Wildlife Refuge.

COSA HA PROMESSO BIDEN

Biden ha detto di volere che gli Stati Uniti raggiungano la neutralità carbonica – ossia l’azzeramento delle emissioni nette di CO2 – entro il 2050. Perché le sue intenzioni si realizzino, il paese dovrà distanziarsi dalle fonti fossili. Secondo uno studio del 2018 dello U.S. Geological Survey, un’agenzia del governo americano, il petrolio e il gas estratti nelle terre e nelle acque pubbliche, e che vengono poi bruciati per riscaldare le case, per alimentare le automobili oppure per generare elettricità, rappresentano circa un quarto delle emissioni totali di CO2 prodotte dagli Stati Uniti.

In campagna elettorale Joe Biden ha detto chiaramente di volere una transizione dai combustibili fossili. E “niente più trivellazioni sulle terre federali. Punto”, come dichiarò durante un comizio in New Hampshire. Sottolineando in seguito che non metterà al bando il fracking, il processo per l’estrazione del petrolio e del gas dalle rocce di scisto: l’attività dunque potrà proseguire nei terreni privati, come ad esempio in Pennsylvania, uno degli stati più determinanti per la vittoria di Biden alle elezioni presidenziali e che in maggioranza ha votato per lui.

LE PROBLEMATICHE

Una cosa però sono le promesse elettorali, e un’altra è governare. E un conto è smettere di vendere nuovi contratti di locazione petrolifera, un altro è revocare i contratti già venduti. Il Washington Post ricorda poi che possono volerci decenni per cancellare del tutto le locazioni in alcune aree: ad esempio, c’è stata una controversia legale andata avanti per quasi quarant’anni che verteva sulla legittimità, per il governo federale, di cancellare le locazioni assegnate dall’amministrazione Reagan in un territorio considerato sacro dalla comunità nativa Niitsítapi, nel Montana.

Vietare le trivellazioni sulle terre pubbliche potrebbe costituire un danno per il New Mexico, tendenzialmente Democratico. Lo stato vale il 57 per cento di tutta la produzione petrolifera sui terreni federali e circa un terzo dell’estrazione di gas onshore. Se Biden dovesse mettere fine a tutto questo, il bilancio statale potrebbe perdere 1 miliardo di dollari di entrate federali all’anno.

LA SORTE DEL KEYSTONE XL

Oltre al futuro delle trivellazioni, è incerta anche la sorte dell’oleodotto Keystone XL, un progetto da 9 miliardi di dollari per il trasporto del petrolio dalla provincia canadese dell’Alberta allo stato americano del Nebraska. I lavori sono iniziati dodici anni fa e proceduti a rilento per via dell’opposizione dei gruppi ambientalisti negli Stati Uniti, che criticano l’impatto climatico dell’opera e le emissioni di gas serra prodotte dalle oil sands canadesi. Per il Canada, però, la condotta è fondamentale per “sbloccare” le capacità di esportazione dell’Alberta.

Nel 2015 l’amministrazione Obama – Biden era vicepresidente, allora – bloccò la costruzione del Keystone XL per ragioni ambientali. Nel 2017 l’amministrazione Trump fece riprendere i lavori. Biden però, la cui opposizione al progetto è nota, potrebbe revocare i permessi.

TC Energy, la società energetica canadese e maggiore investitrice nell’oleodotto, sta cercando di promuovere il Keystone XL come un progetto che permetterà la creazione di tanti posti di lavoro in America, in modo da esaltarne l’affinità con il piano per la ripresa economica di Biden (chiamato “Build Back Better”).