Scenari

Gli Stati Uniti accelerano con le trivellazioni in Alaska

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Il governo americano pubblicherà una “call for nominations” per consentire alle compagnie petrolifere di selezionare precise porzioni di territorio nell’area naturale protetta in Alaska

Oggi, martedì 17 ottobre, il governo degli Stati Uniti pubblicherà un bando – o “call for nominations” – rivolto alle compagnie del settore oil & gas per le trivellazioni nell’Arctic National Wildlife Refuge (ANWR), l’area naturale protetta in Alaska che l’amministrazione Trump ha parzialmente aperto all’esplorazione di idrocarburi lo scorso agosto.

COSA PREVEDE LA “CALL”

La “call for nominations” consentirà alle aziende di selezionare precise porzioni della pianura costiera dell’ANWR nelle quali vorrebbero avviare le attività di ricerca e sfruttamento di petrolio e gas.

Chad Badgett, direttore della sezione del Bureau of Land Management (l’agenzia governativa che si occupa della gestione dei terreni pubblici) dedicata all’Alaska, ha detto che “ricevere degli input dall’industria su quali tratti cedere in concessione è vitale” per poter tenere un’asta “di successo”.

COSA SUCCEDERÀ DOPO

Trascorsi trenta giorni dalla pubblicazione del bando, il governo americano dovrà emettere un avviso per la vendita effettiva dei contratti; vendita che avverrà altri trenta giorni dopo. Il tutto dovrà avvenire prima dell’inizio del mandato del presidente eletto Joe Biden, il 20 gennaio 2021.

Biden, infatti, si oppone alle trivellazioni nell’Artico e vuole che gli Stati Uniti, piuttosto che puntare sulla nuova produzione di idrocarburi, raggiungano la neutralità carbonica entro il 2050. Biden però non potrà bloccare la vendita delle concessioni finché non avrà assunto formalmente i poteri da presidente. Ma forse non potrà nemmeno revocare i contratti nel caso venissero già firmati dalle aziende.

L’IMPATTO AMBIENTALE

L’apertura dell’Arctic National Wildlife Refuge allo sfruttamento petrolifero è osteggiata dalle organizzazioni ambientaliste per via del possibile impatto ambientale. All’interno della riserva vivono oltre 270 specie diverse, alcune peraltro a rischio: si contano ad esempio 250 buoi muschiati, 300mila oche delle nevi nonché gli ultimi esemplari di orsi polari del mare di Beaufort meridionale.

Al contrario degli ambientalisti e di Biden, i legislatori dello stato dell’Alaska sono invece per la maggioranza favorevoli all’apertura delle attività oil & gas nell’ANWR.

Le trivellazioni in quest’area sono state proibite per decenni finché una legge del 2017, promossa dal Partito Repubblicano, ha rimosso il divieto. In quello stesso anno il governo statunitense – attraverso la United States Geological Survey – ha stimato riserve per 8,7 miliardi di barili di petrolio e 25 trilioni di piedi cubici di gas nell’Alaska settentrionale.

IL CONTESTO

Non è chiaro tuttavia se e quanto le compagnie petrolifere si mostreranno interessate all’offerta di trivellare nell’ANWR. Oltre al danno d’immagine, ci sono anche delle ragioni economiche e finanziarie che potrebbero farle desistere dall’investire nell’Artico.

C’è innanzitutto una transizione energetica in corso a livello globale, che renderà gli idrocarburi delle fonti sempre meno rilevanti in futuro. C’è poi la pandemia di coronavirus, che sta già adesso riducendo la domanda di petrolio e mantenendo bassi i prezzi al barile.

Infine, all’inizio dell’anno diverse grandi banche – come Barclays, Goldman Sachs, JPMorgan, UBS e Wells Fargo – avevano fatto sapere che non avrebbero finanziato più in maniera diretta i progetti per l’esplorazione di petrolio e gas nell’Artico.

Attualmente l’Alaska produce meno di 500mila barili di petrolio al giorno. Una cifra molto lontana dai massimi raggiunti verso la fine degli anni Ottanta, con oltre 2 milioni di barili al giorno.