Grazie a un bilancio unificato mediato dagli Stati Uniti, la National Oil Corp (NOC) ha sbloccato investimenti per 36 miliardi di dollari e pianifica il riavvio di giacimenti strategici in un momento di forte instabilità nel mercato energetico globale.
L’ambizioso piano della Libia per riaffermarsi come gigante petrolifero globale sta procedendo secondo i programmi. Secondo Bloomberg, la National Oil Corp. (NOC) sta cavalcando l’onda di un nuovo assetto politico-finanziario per portare la produzione a 2 milioni di barili giornalieri entro l’inizio del prossimo decennio. Questo traguardo è reso possibile da un’intesa sul bilancio nazionale mediata dall’amministrazione statunitense, che ha interrotto anni di paralisi finanziaria e aperto la strada a una massiccia iniezione di capitali internazionali.
UN BILANCIO UNIFICATO PER IL RILANCIO DELL’ENERGIA
Il punto di svolta per l’industria energetica libica è rappresentato dall’approvazione del primo bilancio congiunto tra le fazioni rivali che si contendono il Paese dal 2013. Masoud Suleman, presidente della compagnia statale NOC, ha spiegato in un’intervista che questo piano di spesa fornisce all’azienda un'”ancora di salvezza” di oltre 13 miliardi di dinari, circa 2 miliardi di dollari, come budget operativo. Si tratta di un cambio di rotta radicale rispetto al 2025, anno in cui la compagnia non aveva ricevuto alcun finanziamento. “L’era dei finanziamenti ritardati, che in passato causava problemi e preoccupazioni sia a noi che ai nostri partner, è ormai alle spalle”, ha dichiarato Suleman dalla sede della NOC a Tripoli, sottolineando come la certezza dei fondi sia essenziale per mantenere la fiducia degli investitori esteri.
L’OBIETTIVO DEI 2 MILIONI DI BARILI AL GIORNO
Attualmente, la Libia è riuscita a stabilizzare la produzione a circa 1,4 milioni di barili al giorno, il livello più alto registrato nell’ultimo decennio. Tuttavia, la strategia di Suleman guarda molto più lontano: l’obiettivo è riavviare i giacimenti chiusi a causa dei conflitti interni e dell’incertezza che hanno martoriato il Paese dopo la caduta di Muammar Gheddafi nel 2011. Per rinnovare l’intera infrastruttura industriale e toccare quota 2 milioni di barili entro l’inizio del 2031, la NOC ha già impegnato 20 miliardi di dollari, ma ne sta cercando altri 16 dai partner internazionali. Il percorso prevede tappe intermedie rigorose: grazie a un prestito di 1 miliardo di dollari già concordato con la Libyan Foreign Bank, la NOC punta a superare 1,5 milioni di barili entro la metà del 2027. Al raggiungimento di questo primo step, è già previsto lo sblocco di un secondo finanziamento di pari entità.
LA REGIA DEGLI STATI UNITI E IL CONTESTO GEOPOLITICO
Il progresso libico si inserisce nel solco dell’iniziativa diplomatica del presidente statunitense Donald Trump, volta a riunificare il Paese membro dell’OPEC. Sotto la sua amministrazione, gli sforzi di pacificazione hanno assunto una marcata connotazione commerciale. L’obiettivo di Washington è duplice: porre le maggiori riserve di petrolio greggio africane sotto una sfera di influenza amica e indirizzare opportunità d’affari verso le aziende americane. In questo scacchiere, un ruolo chiave è stato giocato da Massad Boulous, consigliere di Trump, che ha partecipato attivamente ai negoziati per il bilancio. La stabilità libica diventa fondamentale mentre la guerra in Medio Oriente minaccia circa un quinto della produzione mondiale di idrocarburi, spingendo le grandi compagnie internazionali a cercare regioni alternative e più sicure per i propri investimenti.
NUOVE GARE D’APPALTO E RIATTIVAZIONE DEI POZZI
Sul piano operativo, la NOC sta preparando il terreno per una crescita accelerata. È prevista a breve la riattivazione di diversi pozzi gestiti dalle compagnie libiche Arab Gulf, Waha, Sirte e Akakus. Per quest’ultima, le previsioni indicano che la produzione toccherà i 350.000 barili al giorno già entro la fine dell’anno corrente. Uno dei pilastri della strategia di espansione sarà il lancio, previsto entro tre mesi, di una gara d’appalto per lo sviluppo del giacimento di North Jalu. Il progetto ha un valore stimato di 5 miliardi di dollari e mira a una produzione di 100.000 barili al giorno. Un dettaglio significativo riguarda il modello di business: il vincitore della gara dovrà farsi carico dell’intero finanziamento dell’opera.
LE SFIDE FINANZIARIE E IL DEBITO PREGRESSO
Nonostante l’ottimismo per il futuro, la NOC deve ancora fare i conti con un’eredità finanziaria pesante. Suleman ha evidenziato che la compagnia deve gestire circa 25 miliardi di dinari di debiti rinegoziati relativi al biennio 2024-2025. Inoltre, per garantire il corretto svolgimento delle operazioni quotidiane, l’azienda necessita di un flusso costante di circa 300 milioni di dollari al mese. La gestione di questa massa debitoria, parallelamente alla realizzazione dei nuovi investimenti, rappresenta la sfida principale per il management della compagnia statale nel percorso verso la piena sovranità energetica e la stabilità economica del Paese.

