Energie del futuro

La pazza idea che arriva dalla Norvegia sulla Co2

Veduta di Oslo con bandiera della Norvegia

Utilizzare l’energia solare per ‘riciclare’ la Co2 atmosferica in un combustibile liquido, il metanolo, da far usare all’utente finale

La cattura e lo stoccaggio o il riutilizzo della Co2 è una tecnologia che sta guadagnando sempre più posizioni all’interno degli sforzi per frenare gli effetti del cambiamento climatico sul pianeta. Ora, un team di ricercatori svizzero-norvegesi ha presentato un audace progetto che fa fare un deciso passo avanti alla tecnologia del carbon capture and storage: gli scienziati propongono, infatti, di utilizzare la Co2 come combustibile per la produzione di metanolo, da utilizzare poi come fonte di energia al posto dei derivati dei combustibili fossili.

IN COSA CONSISTE IL PROGETTO

In un articolo pubblicato sul Proceedings of the National Academy of Sciences degli Stati Uniti, il team descrive nel dettaglio il loro progetto: “Proponiamo una combinazione di tecnologie in gran parte esistenti per utilizzare l’energia solare per ‘riciclare’ la Co2 atmosferica in un combustibile liquido. Il nostro concetto è costituito da una serie di cluster di isole marine galleggianti, sulle quali le celle fotovoltaiche convertono la luce solare in energia elettrica per produrre H2 e per estrarre Co2 dall’acqua di mare, dove è in equilibrio con l’atmosfera. Questi gas vengono poi fatti reagire per formare il vettore energetico metanolo, che viene comodamente spedito al consumatore finale”.

L’IDEA DELL’ISOLA GALLEGGIANTE

È interessante notare che questa è la seconda idea recente che riguarda la realizzazione di un’isola galleggiante. In aprile la UN-Habitat dell’Onu ha presentato un progetto per un sistema sostenibile di isole galleggianti collegate, in grado di sostenere comunità fino a 300 persone ciascuna. Tuttavia, l’idea per la realizzazione di impianti di produzione di energia galleggiante, è completamente nuova e frutto dell’ingegno del governo norvegese.

L’IDEA NATA PER SPOSTARE GLI ALLEVAMENTI ITTICI IN MARE APERTO

Parlando al Newsweek, uno degli autori del progetto, Andreas Borgschulte, ha detto che il governo norvegese aveva chiesto agli scienziati di trovare un modo per spostare ulteriormente gli allevamenti ittici in mare aperto. Lì, tuttavia, queste aziende avrebbero dovuto produrre la propria energia in qualche modo: da qui l’idea delle “centrali elettriche” galleggianti.

3,2 MILIONI DI QUESTE ISOLE PRODURREBBERO ABBASTANZA ENERGIA PULITA PER SUPERARE L’ATTUALE LIVELLO DI EMISSIONI DI CARBONIO LEGATE AI COMBUSTIBILI FOSSILI

Secondo i calcoli del team di ricercatori, un sistema di 70 isole galleggianti di questo tipo posizionate in un luogo adatto, coprirebbero circa un chilometro quadrato: il che significa che non c’è il pericolo di onde troppo alte o uragani. Si prevedono inoltre installazioni in zone con profondità dell’acqua non superiori a 600 metri, in modo che le isole possano essere ormeggiate in sicurezza. Circa 3,2 milioni di queste isole, secondo i ricercatori, produrrebbero abbastanza energia pulita non solo per compensare, ma anche per superare l’attuale livello di emissioni di carbonio legate ai combustibili fossili.

LA SFIDA DEL PROGETTO È ESTRARRE LA CO2 DALL’ACQUA DI MARE

Come succede di solito con questo tipo di scoperte, le “centrali elettriche” galleggianti sono ben lungi dall’essere un progetto già realizzato. Riconoscendo che il problema principale delle energie rinnovabili è quello di renderle competitive in termini di costi rispetto ai combustibili fossili su larga scala, Borgschulte ha ammesso che c’è solo una grande sfida nel progetto: estrarre la Co2 dall’acqua di mare. “Questo processo è l’unico del sistema che non è stato ancora completamente sviluppato. Tutti gli altri esistono già su scala industriale”, ha detto a Newsweek il ricercatore.

L’ALLARME DELL’AGENZIA INTERNAZIONALE PER L’ENERGIA: CALANO LE RINNOVABILI, AUMENTANO LE EMISSIONI IN ATMOSFERA

C’è certamente una forte motivazione a sviluppare un tale processo: l’Agenzia Internazionale per l’Energia ha avvertito nel suo ultimo rapporto sullo stato della Co2 e dell’energia globale che l’anno scorso le emissioni hanno raggiunto un record nonostante la spinta verso un futuro energetico più sostenibile. Questi hanno raggiunto 33,1 gigatons nel 2018, battendo il record precedente anche se l’aumento annuale è stato relativamente modesto, pari all’1,7 per cento. Allo stesso tempo, le aggiunte di energia rinnovabile si sono arrestate, evidenziando il problema della competitività su vasta scala. In questo contesto, il progetto dei ricercatori svizzeri e norvegesi è molto promettente se il processo di estrazione del carbonio verrà sviluppato.