Sostenibilità

Nel 2018 triplicano i prezzi della CO2 rispetto al 2017

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In Italia collocati 93 milioni di titoli, ad un prezzo medio di 15,43 euro, con proventi per oltre 1,4 miliardi di euro. In caso di Hard Brexit possibili problemi di liquidità sul mercato del carbonio

Nel 2018 l’Italia, terzo Stato membro per ricavi derivanti dalle aste di quote europee di emissione, ha collocato 93 milioni di titoli (EUA), ad un prezzo medio ponderato di 15,43 euro, con proventi per oltre 1,4 miliardi di euro, confermando il record storico per gli incassi delle Aste CO2 atteso per il 2018. Sono state inoltre collocate 699.500 EUA A, ad un prezzo medio pesato di 18,90 euro, ricavandone 9 milioni d’euro di proventi per il settore aviazione. È quanto emerge dal Rapporto GSE sulle aste di quote europee di emissione – 2018.

IL DIFFERENZIALE TRA EUA E SWITCHING PRICE È CRESCIUTO A 12,7 €/TCO2 EQ.

Co2Nel 2018, sottolinea il Gse, il differenziale tra EUA e Switching Price è cresciuto (12,7 €/tCO2 eq.) nonostante gli aumenti considerevoli del valore della quota, migliorando i costi marginali delle centrali a carbone rispetto alla generazione con gas naturale. Ciononostante, in Europa, per entrambi i tipi di centrali termoelettriche sono aumentati i costi marginali, in virtù dell’aumento del prezzo delle quote d’emissione e dei combustibili.

IN CASO DI HARD BREXIT PROBABILI PROBLEMI DI LIQUIDITÀ DEL MERCATO DEL CARBONIO

Il rapporto offre, inoltre, uno sguardo prospettico sull’impatto di un’eventuale “Hard” Brexit sull’EU ETS. Secondo il Gse “il realizzarsi di uno scenario ‘in assenza di accordo’, comporterebbe la non applicabilità del diritto europeo nel Paese d’oltre Manica a partire dal 30/3/2019: il Regno Unito diverrebbe un paese terzo rispetto alla Ue. Un’uscita non coordinata potrebbe produrre inoltre impatti in termini di liquidità del mercato del carbonio – avverte il rapporto -. In linea generale, quanto alla futura partecipazione all’EU ETS, il Regno Unito potrebbe adottare una legislazione affine, ma su scala nazionale dell’EU ETS (e.g. Svizzera), o totalmente differente (carbon tax) o ancora mantenere un ruolo nell’EU ETS come del resto i paesi dello spazio economico europeo (EEA). La permanenza nell’EU ETS è tuttora in corso di valutazione e la fattibilità del progetto di integrazione nel Sistema potrebbe dipendere dall’adesione o meno del Paese d’oltre Manica al mercato unico. Una mancata adesione al mercato europeo, potrebbe rendere necessaria una soluzione di armonizzazione analoga a quella posta in essere dalla Confederazione elvetica. Il Regno Unito potrebbe parimenti voltare lo sguardo ad altri Sistemi di Emissions Trading. Il mancato accordo, secondo quanto trapelato da notizie specialistiche di settore, potrebbe comportare nel Regno Unito nell’adozione di una carbon tax dal 1 aprile 2019 in sostituzione alla partecipazione all’EU ETS: la Carbon Tax nazionale potrebbe replicare il valore della quota europea di emissione oltre al valore dell’attuale “Carbon Floor