Scenari

La prossima grande minaccia per il petrolio? Arriva dalla Cina

Rallentamento dell’economia, nuove superpetroliere e export massiccio potrebbero schiacciare le raffinerie statunitensi ed europee

C’è una certa preoccupazione, diffusa in tutto il mondo, per la frenata economica cinese. Il rallentamento, nel caso dovesse proseguire, rischia di mettere a repentaglio la crescita. In Germania, ad esempio, l’economia si è già raffreddata a causa delle consistenti esportazioni di macchinari di alta qualità verso il Dragone, che hanno subito un brusco calo.

OPERATORI PETROLIFERI PREOCCUPATI PER LA FRENATA CINESE

Anche gli operatori del mercato petrolifero sono preoccupati per la situazione cinese. La crescita economica del paese è stata finora un fattore chiave del consumo globale di greggio. Infatti, la Cina rappresenta un terzo del previsto aumento del consumo mondiale di petrolio nel 2019 secondo le previsioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia.

IL CASO DEI RAFFINATORI INDIPENDENTI CINESI

Ma la debole crescita economica cinese non esaurisce tutti i problemi del mercato petrolifero mondiale. Un altro fattore poco noto riguarda i raffinatori indipendenti cinesi. “In questo caso il pericolo maggiore arriva dal fatto che la minore crescita della domanda di petrolio in Cina arriva proprio nel momento in cui la capacità di raffinazione indipendente è in aumento – scrive OilPrice -. La crescita della capacità è stata finanziata principalmente dal debito, probabilmente fornito dai finanziatori alternativi cinesi. Con il rallentamento della domanda, queste raffinerie si rivolgeranno ai mercati internazionali, scaricando prodotti a Singapore, nelle Americhe o in Europa per guadagnare denaro contante. E questo potrebbe far precipitare l’industria di raffinazione globale in una grave recessione e far scendere drasticamente i prezzi del greggio”.

PER IL WALL STREET JOURNAL IL RALLENTAMENTO CINESE POTREBBE PORTARE UN’ONDATA DI ESPORTAZIONI VERSO IL RESTO DELL’ASIA

Non è la prima volta che le raffinerie asiatiche hanno il potere di causare una crisi nel settore petrolifero. Nel 1997 le raffinerie coreane contribuirono all’effetto di calo dei prezzi durante il crollo finanziario asiatico. Secondo i resoconti del periodo le raffinerie coreane avevano iniziato a cercare nuovi mercati di esportazione prima di essere colpite dalla crisi. Lo sforzo si intensificò poi con il crollo dei consumi interni. Secondo un articolo pubblicato su Oil Market Intelligence la situazione provocò, in sostanza, una diminuzione dei prezzi del greggio. Le raffinerie indipendenti cinesi potrebbero emulare, dunque, l’azione delle raffinerie coreane nel 1997-98. Il Wall Street Journal ha avvertito già lo scorso 23 gennaio che il rallentamento economico cinese potrebbe frenare il consumo di carburanti, il che significherebbe “un’ondata di esportazioni verso il resto dell’Asia”. L’autore dell’articolo, Kevin Kingsbury, ha sottolineato che i margini di raffinazione regionali potrebbero essere messi sotto pressione. Aggiungendo che il rallentamento dell’economia potrebbe innescare una riduzione della crescita del consumo di petrolio in Cina, connesso con un aumento della capacità di raffinazione.

CAPACITÀ DI RAFFINAZIONE IN AUMENTO 

Nomura prevede una crescita della domanda di prodotti raffinati dello 0,5% quest’anno, in rallentamento rispetto al 4% stimato lo scorso anno. Allo stesso tempo, secondo Fitch Solutions, le raffinerie cinesi dovrebbero aumentare la capacità produttiva di circa il 6%. Nomura ha anche notato che le quote di esportazione di benzina, jet fuel e olio combustibile sono aumentate del 35% lo scorso anno. Ulteriori aumenti sono attesi per il 2019 “in modo che le raffinerie cinesi possano mantenere la produzione”.

UNA FLOTTA DI GIGANTESCHE PETROLIERE DI NUOVA COSTRUZIONE SI STA PREPARANDO A TRASPORTARE DIESEL DALL’ASIA ORIENTALE

A questo proposito, un rapporto del 24 gennaio da Bloomberg risulta preoccupante. Jack Wittels ha scritto che “una flotta di gigantesche petroliere di nuova costruzione si sta preparando a trasportare diesel dall’Asia orientale”. Cinque sono posizionate al largo delle coste cinesi, ciascuna con una capacità di due milioni di barili. Altre due petroliere si uniranno a breve. Quattro delle navi “parcheggiate” sono già caricate o in via di carico. I prodotti si sposteranno probabilmente in Europa, dove i margini sono elevati. Ma probabilmente non saranno le ultime spedizioni dalla Cina. In passato si è registrato uno scarto tra recessioni economiche e diminuzione dei consumi di prodotti petroliferi.

RAFFINERIE STATUNITENSI ED EUROPEE POTREBBERO SUBIRE FORTI PRESSIONI

L’aumento delle esportazioni dalla Cina ridurrà comunque i margini di raffinazione in tutto il mondo, così come i margini verranno schiacciati anche da un surplus di prodotti raffinati e dal fatto che gli impianti si preparano a soddisfare lo standard IMO 2020. Questa situazione potrebbe avere gravi ripercussioni sulle raffinerie statunitensi ed europee. I profitti potrebbero subire forti pressioni. Insomma, la Cina rimane l’ago della bilancia in questo 2019: se il volume delle esportazioni di prodotti delle sue raffinerie continuerà ad aumentare e la sua economia continuerà a vacillare, come molti credono, ciò finirà per portare problemi all’industria mondiale della raffinazione. Problemi che potrebbero essere accentuati dalla guerra commerciale in atto tra Washington e Pechino. A questo proposito, le notizie del 29 gennaio sono allarmanti: Platts ha riferito che i raffinatori cinesi stanno guardando oltre l’Asia per incrementare le esportazioni. Nel 2018, le esportazioni cinesi di benzina sono aumentate del 12% rispetto al 2017 e le esportazioni di gasolio del 7%. Ci potrebbero essere aumenti molto più consistenti nel 2019 con l’aumento della capacità di raffinazione, soprattutto se il consumo interno della Cina rimarrà lo stesso o diminuirà.