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La ricetta dell’economia circolare? Impianti, digitalizzazione e centralità delle utility

La ricetta dell’economia circolare. Chi c’era e cosa si è detto durante l’evento “L’economia circolare fatta per davvero” organizzato da Alia Servizi Ambientali
Investimenti nell’innovazione, digitalizzazione e collaborazione tra Istituzioni e industria sono le fondamenta per colmare il gap impiantistico tra Nord e Sud dell’Italia. Uno degli ostacoli principali all’avvento dell’economia circolare, motore della sostenibilità ma anche della crescita economica. Di questo e molto altro si è parlato oggi nella sala stampa della Camera dei Deputati, durante l’evento “L’economia circolare fatta per davvero” organizzato da Alia Servizi Ambientali, in occasione della presentazione del secondo numero di TOC Magazine, la rivista della Toscana circolare e sostenibile.

 

Il RUOLO DELLE UTILITY

Le utility possono svolgere un ruolo centrale nella transizione verso l’economia circolare, se disporranno dei fondi sufficienti, secondo Lorenzo Perra, Presidente Alia Multiutility.

“Siamo un’azienda nata a febbraio grazie alla lungimiranza degli amministratori locali e cerchiamo di colmare un gap che la nostra Regione ha e di realizzare l’ambizione di gestire i settori dell’energia e del servizio idrico. La nostra Regione fino ad oggi non aveva un’azienda che raggruppasse i settori dell’ambiente, dell’energia e del ciclo idrico. Adesso che ci stiamo riuscendo vogliamo andare veloce, partendo da un fatturato consolidato di circa due miliardi di euro che ci pone già come la quinta azienda nazionale del settore, alle spalle dei grandi gruppi. Stiamo completando il piano industriale, che presenteremo nelle prossime settimane, che ha l’obiettivo di realizzare la transizione verso l’economia circolare. Racconteremo cosa e come vorremmo realizzare la transizione attraverso le aziende. Siamo impegnati in un percorso di aggregazione di altre realtà. Nei prossimi mesi la nostra dimensione crescerà e racconteremo un piano industriale adeguato all’ambizione di contribuire a migliore il ciclo di gestione dei rifiuti del territorio”, ha affermato Lorenzo Perra.

“Le utility possono essere un driver fondamentale per realizzare la sostenibilità, parliamo di soggetti industriali in grado di affrontare le sfide dei nostri tempi. L’importante è avere risorse sufficienti ad affrontare il tema dei cambiamenti climatici, che richiedono fondi aggiuntivi e per affermare la resilienza dei sistemi. Il PNRR consente lo sviluppo di impianti che favoriscono l’avvento dell’economia circolare. Negli ultimi anni sono stati realizzati nuovi impianti, che hanno dato un apporto positivo al sistema italiano. Al di là di realizzare un obiettivo ambientale, l’economia circolare ha ricadute immediate sull’economia, soprattutto per un Paese come l’Italia, povero di materie prime”, ha sottolineato Filippo Brandolini, Presidente Utilitalia.

 

PIÙ DIFFERENZIATA, MENO DISCARICHE

Uno degli obiettivi centrali per realizzare la transizione verso l’economia centrale è colmare il gap di innovazione a livello di impianti fra Nord e Sud Italia, secondo Maria Siclari, Direttrice Generale Ispra. “Bisogna spingere sull’economia circolare. Il pregio delle riforme previste nel settore è che sono state collegate ai finanziamenti del PNRR, che prevede la missione di migliorare la gestione dei rifiuti puntando al rafforzamento delle infrastrutture per la raccolta della differenziata, ma anche all’evoluzione tecnologica degli impianti. In particolare, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza mette in campo 2,1 miliardi di euro in totale. 1,5 miliardi di euro per gli impianti per la gestione dei rifiuti e 600 milioni di euro per l’innovazione tecnologica. Dobbiamo diminuire lo smaltimento in discarica dei rifiuti, al 2025 dobbiamo dimezzare la percentuale”, ha affermato Siclari.

DIGITALIZZAZIONE=EFFICIENTAMENTO DEI CONSUMI

La digitalizzazione rappresenta un driver centrale per il contrasto al caro energia. “La Transizione 5.0 pensata dall’Unione Europea punta sul considerare gli obiettivi ambientali e la digitalizzazione. L’Europa indica la strada maestra, gli strumenti digitali possono dare un contributo importante non solo a ridurre i consumi, ma anche a renderli più efficienti. Poi starà ai consumatori l’onere di usarli. Gli strumenti di domotica delle case, ad esempio, che oggi in Italia sono installati in percentuale molto bassa permettono un minore consumo energetico. In Europa si sta lavorando ma molto c’è ancora da fare dal punto di vista della digitalizzazione”, ha affermato Stefano da Empoli, Presidente Istituto per la Competitività (I-Com).

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