Sostenibilità

La Strategia energetica italiana? Ecco l’analisi di Federmanager

Il percorso di decarbonizzazione che il nostro paese sta portando avanti offre “grandi opportunità all’industria nazionale, migliora la sicurezza degli approvvigionamenti di energia, salvaguardia l’ambiente e il paesaggio e migliora la salute dei cittadini”.

Ai governi che verranno “si chiede di tenere conto del fatto che una strategia condivisa sull’energia e l’industria è il primo passo per ottenere il massimo risultato in termini di benessere economico dalla decarbonizzazione”. Alle imprese “si chiede di recuperare i ritardi competitivi accumulati sulle tecnologie verdi più promettenti. L’innovazione è la via. La collaborazione europea il modo per percorrerla più rapidamente”. È la conclusione a cui è giunto lo studio di Federmanager “Una strategia energetica per l’Italia” presentato a Roma alla presenza, tra gli altri, di Stefano Cuzzilla e Giacomo Gargano rispettivamente presidente di Federmanager nazionale e Roma, Sandro Neri, coordinatore della Commissione energia sempre di Federmanager, Carlo di Primio, presidente dell’Aiee, il sottosegretario allo Sviluppo economico Davide Crippa, Tullio Berlenghi, capo della segreteria tecnica del ministro dell’Ambiente e Simone Togni dell’Anev.

COSA DICE LO STUDIO

Il percorso di decarbonizzazione che il nostro paese sta portando avanti consente, secondo lo studio, di cogliere numerosi vantaggi in quanto offre “grandi opportunità all’industria nazionale, migliora la sicurezza degli approvvigionamenti di energia, salvaguardia l’ambiente e il paesaggio e migliora la salute dei cittadini”. Insomma, la strada italiana che porta alla riduzione dell’impatto delle attività economiche del pianeta deve conciliarsi con il territorio rispettare cioè il tessuto produttivo, sociale e ambientale. Il punto chiave, suggerisce ancora lo studio, è però “la dimensione”: “Produttività dei fattori, specializzazione produttiva, struttura imprenditoriale. Tutto sembra suggerire che sia la piccola scala la giusta dimensione per l’Italia. Per la transizione energetica, ciò potrebbe tradursi nell’accordare priorità d’azione agli interventi puntuali a carattere distribuito, con efficacia sulla singola impresa o famiglia”. In questo senso, “le grandi realtà aziendali nazionali non sarebbero escluse. Anzi sarebbero chiamate a contribuire in modo decisivo all’offerta di nuovi beni e soprattutto servizi nonché a realizzare le necessarie infrastrutture strategiche”.

LE PRIORITÀ

Tra le priorità individuate dallo studio rientrano quelle di ridurre i costi amministrativi per le imprese, incentivando lo sviluppo di nuove filiere nazionali green, la promozione dell’efficienza energetica riqualificando le imprese (specialmente a livello edilizio), investire in innovazione e nuove tecnologie con un quadro più semplificato e con procedure amministrative più chiare e trasparenti. E ancora: introdurre una strategia sullo sviluppo industriale che rafforzi le tecnologie e la ricerca per competere con altri paesi e creare un circolo virtuoso pubblico-privato in grado di attivare un quadro di investimenti rilevante.

CRIPPA: VOLANO OCCUPAZIONALE DA SMANTELLAMENTO DELLE PERFORAZIONI E DA SETTORE EOLICO OFFSHORE GALLEGGIANTE

“Siamo convinti di avere delle sfide epocali davanti e il piano energia clima, attualmente in una fase di interlocuzione con l’Ue, è la linea programmatica dell’azione di governo – ha detto Crippa -. Presto avremo un tavolo di discussione sul piano. Ma sulla sfida del 30% dei consumi proveniente da Fer” è “fondamentale migliorare la parte autorizzativa”. Anche sul piano triennale per la ricerca “c’è un percorso importante da intraprendere. Abbiamo pensato a un focus sullo storage” che “consenta però di collegarsi con il mercato”. “Stiamo anche riattivando il Fondo nazionale per l’efficienza energetica che era fermo al 2014 con una disponibilità di 185 milioni di euro”. Mentre “il decreto Fer è stato notificato alla Commissione Ue e stiamo aspettando la sua ratifica. Quando tornerà non ci aspettiamo grandi osservazioni. Insomma – ha chiosato il sottosegretario – siamo di fronte a un percorso di cambiamento” anche per quanto riguarda “le moratorie sulle trivellazioni che non c’era nella Sen ed è stato interpretato come un non interesse per la questione”. Su questo punto però “bisogna considerare che parliamo di concessioni quarantennali che termineranno cioè nel 2060 e ciò non sembra compatibile con gli scenari” europei e globali: “ma un ragionamento sarà fatto anche con il ministero dell’Ambiente”. Direttamente collegato è il tema dello smantellamento delle perforazioni: “Qui c’è un volano occupazionale che si può far partire e un altro aspetto a cui guardiamo con attenzione è il decreto Fer 2 per il settore eolico offshore galleggiante in cui parte delle realtà produttive” oggi impegnate negli idrocarburi “possano trovare occasione per una riconversione industriale da esportare poi sugli scenari internazionali”. (L’articolo completo su StartMagazine)