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La strategia Ue contro il caro energia: price cap, aiuti flessibili e scorte di petrolio

Bruxelles lavora a un pacchetto contro il caro energia basato su tre pilastri: sostegni alle imprese, interventi fiscali e riduzione dei consumi. E spunta anche il piano d’emergenza

La strategia dell’Ue contro il caro energia prende forma. Il fil rouge che attraversa il piano di Bruxelles è il contrasto ai picchi di prezzo intervenendo sulla componente fiscale e sui consumi. I dossier sul tavolo sono diversi, dalle modifiche alla componente fiscale a un price cap al prezzo del gas, passando dalla revisione degli Ets e dal rilascio di nuove scorte di petrolio. Tutti i dettagli.

LA STRATEGIA DELL’UE CONTRO IL CARO ENERGIA

Il caro energia sembra venuto per restare e i ministri dell’energia dell’Ue e del G7 stanno lavorando febbrilmente per mettere nero su bianco le misure che discuteranno nel Consiglio europeo di giovedì. Sono diversi i dossier sul tavolo, ma la strategia poggia su tre pilastri, secondo Repubblica: aiuti di Stato, meno tasse sulle bollette e meno consumi. Misure che mirano a contrastare i problemi di costi più che di approvvigionamenti, un problema ritenuto secondario.

Il primo elemento su cui Bruxelles vuole intervenire è la componente fiscale dei prezzi. Alcune soluzioni potrebbero essere applicate alla fonte con l’introduzione di un tetto al prezzo del gas, secondo la Repubblica.

VON DER LEYEN: AIUTI DI STATO PIU’ FLESSIBILI

La presidente della Commissione Europea, Ursula von der leyen, ha anticipato ieri che “gli aiuti di stato possono essere più flessibili per le aziende energivore”. Niente da fare, però, per l’abbassamento delle tasse. Infatti, secondo la presidente della Commissione “gli stati membri hanno già un ampio margine”.

LE MISURE CONTRO IL CARO BENZINA

Sulle misure contro il caro benzina pende un grande punto interrogativo. I continui rialzi dei prezzi costringono l’Unione Europea a un forzato attendismo nell’adozione di misure che riguardano le accise. In particolare, l’Italia è costretta a fare melina sull’introduzione delle ormai celebri accise mobili. “Nessuno degli altri grandi Paesi europei ha sinora tagliato le accise”, ha detto ieri il ministro delle Imprese Adolfo Urso, aggiungendo che “il taglio al momento non è necessario”.

L’opzione più probabile nel breve termine per contrastare il caro carburanti è il rilascio di ulteriori riserve strategiche di petrolio. Lo stesso Faith Birol, direttore generale dell’agenzia internazionale dell’energia, ha sottolineato che ci sono ancora “molte riserve di petrolio” e che se ci fosse bisogno si potrà intervenire ancora con ulteriori rilasci delle riserve strategiche.

VON DER LEYEN APRE ALLA REVISIONE DEGLI ETS

Il colpo di coda più imprevisto riguarda gli Ets. Ieri, Von der Leyen ha aperto a un’accelerazione per riformare il meccanismo adeguandolo ai tempi cambiati, ma senza “ritardare la decarbonizzazione”. Secondo il Foglio, la Commissione presenterà una proposta per rafforzare la riserva di stabilità del mercato e creare un meccanismo simmetrico di emissione straordinaria di permessi di emissione per tenerli sotto controllo quando superano i livelli di allarme.

Il piano di Bruxelles prevede anche la creazione di una Industrial Decarbonization Bank a sostegno delle industrie energivore. Nel frattempo, la Commissione lavorerà a uno “strumento ponte rapido rapido, finanziato tramite quote Ets, con un’attenzione particolare ai paesi a reddito più basso”. Tuttavia, le forti divisioni tra i 27 Paesi suggeriscono che la revisione del sistema delle quote di emissione di inquinamento non diventerà realtà molto presto.

DIFFICILE IL DISACCOPPIAMENTO

Il disaccoppiamento del prezzo dell’energia elettrica da quello del gas, invece, sembra un sogno lontano. La Francia sta lavorando a una strada alternativa: proposte che puntano ad aumentare i contratti a lungo termine. Tuttavia, un vero e proprio disaccoppiamento “non verrà fatto perché l’accoppiamento nasce per favorire la produzione delle rinnovabili”, secondo Nicola Procaccini, Responsabile Ambiente ed Energia di FDI ed Eurodeputato, intervistato da Energia Oltre.

La stessa von der Leyen nella lettera inviata ieri ai capi di Stato e di governo ha sottolineato la necessità di puntare fortemente sulle fonti rinnovabili. “L’unica fonte in grado di offrire alternative al Vecchio Continente nel lungo periodo senza dipendere da fornitori instabili”, secondo la presidente della Commissione Ue.

IL PIANO D’EMERGENZA

Bruxelles ha nel cassetto anche un piano d’emergenza nel caso in cui la crisi energetica dovesse deflagrare. L’Ue ha già pronto il piano ideato in occasione dello scoppio della guerra in Ucraina, secondo La Repubblica. Una strategia che prevede anche una riduzione dei consumi e un razionamento dell’elettricità.

RITORNO DEL GAS RUSSO NON SUL TAVOLO

Il ritorno del gas russo nei gasdotti Ue non rientra neanche tra le misure da prendere in caso di emergenza, secondo Il Foglio. Con buona pace della Lega, che ieri è tornata a chiedere di acquistare petrolio del Cremlino. “È una scelta di responsabilità e buonsenso, che permette di intervenire con una prospettiva a lungo termine per contenere il rialzo del costo dei carburanti”, ha detto il leghista Armando Siri. Dichiarazioni che hanno attirato un coro di critiche sponda Germania.

“Stiamo facendo tutto il possibile per diversificare le nostre fonti energetiche. Un approvvigionamento di gas dalla Russia significherebbe tornare a una situazione di assoluta insicurezza e sostenere l’aggressore. Per noi è fuori questione”, ha detto la ministra tedesca, Katherina Reiche. “Vediamo che quando i prezzi del petrolio e del gas aumentano si riempiono le casse di guerra della Russia. Vogliamo ridurre ulteriormente le entrate russe con nuove misure”, ha fatto eco il ministro degli Esteri tedesco Wadephul.

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