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Geotermico

L’Africa entro il 2030 supererà l’Europa in termini di capacità geotermica

Entro il 2050 Rystad prevede che la capacità di generazione di energia geotermica in Africa raggiungerà i 13 GW, oltre il doppio dei 5,5 GW di capacità installata previsti in Europa
Entro il 2050, il settore geotermico africano attirerà almeno 35 miliardi di dollari di investimenti, dimostrando il ruolo fondamentale che questa energia è destinata a svolgere per soddisfare la domanda energetica in rapida crescita del continente. Le ultime proiezioni di Rystad Energy rivelano che questo ingente investimento entro la fine del decennio porterà la capacità geotermica installata in Africa a superare quella europea.

L’ENERGIA GEOTERMICA IN AFRICA

Nonostante quest’anno disponga di solo circa 1 GW di capacità geotermica – la metà del totale dell’Europa – la capacità installata totale dell’Africa entro il 2030 sarà più che raddoppiata, sulla base esclusivamente di progetti già annunciati. Se consideriamo anche i progetti ancora da annunciare necessari per raggiungere gli obiettivi governativi, entro il 2030 la capacità potrebbe triplicare. Entro il 2050 Rystad prevede che la capacità di generazione di energia geotermica in Africa raggiungerà i 13 GW, oltre il doppio dei 5,5 GW di capacità installata previsti in Europa.

“L’industria geotermica in Africa sta riprendendo slancio e nei decenni a venire potrebbe contribuire a soddisfare la crescente domanda in tutto il continente”, ha affermato Daniel Holmedal, senior supply chain analyst di Rystad Energy, che ha aggiunto: “l’analisi dei progetti già annunciati segnala una crescita significativa all’orizzonte, ma gli sviluppi che prevediamo si realizzino, considerata la situazione economica e la domanda, evidenziano il rapido sviluppo di questa crescita, che nel 2030 porterà il continente dall’attuale sesto posto tra i produttori di energia geotermica al terzo posto”.

L’EVOLUZIONE DEL SETTORE NEL CONTINENTE DAGLI ANNI 50 AD OGGI

L’energia geotermica ha contribuito al settore energetico africano sin dagli Anni 50: la Repubblica Democratica del Congo è stato il terzo Paese al mondo a costruire una centrale geotermica, con la messa in servizio della centrale di Kiabukwa nel 1952. Oggi i player internazionali guardano sempre più al Rift dell’Africa orientale per opportunità di crescita, poiché il geotermico fornisce una fonte di energia stabile che integra fonti intermittenti, come l’eolico e il solare. Rystad Energy prevede che gli investimenti nel settore geotermico africano tra il 2024 e il 2050 raggiungeranno almeno i 35 miliardi di dollari, spinti dalla domanda di energia in rapida crescita nell’Africa Orientale.

Le competenze internazionali e l’assistenza tecnica hanno contribuito alla crescita del settore geotermico dell’Africa Orientale, favorendo a loro volta lo sviluppo delle competenze nazionali. Aziende keniane come la Geothermal Development Company (GDC) e la Kenya Electricity Generating Company (KenGen) stanno svolgendo un ruolo chiave nell’aiutare i Paesi vicini ad implementare la loro industria geotermica.

IL RUOLO FONDAMENTALE DI KENYA E ETIOPIA

Kenya ed Etiopia guideranno la crescita del settore geotermico africano, rappresentando quasi il 90% della capacità totale. Ciò è dovuto alle loro ricche risorse geotermiche e alla necessità di diversificare il mix energetico dell’Etiopia. Si prevede che, tra il 2023 e il 2050, la fornitura di energia nei due Paesi aumenterà di 6 volte, passando da 34 TWh a 222 TWh. Rystad Energy prevede che la fornitura geotermica dei due Paesi entro il 2050 aumenterà ben al di sopra dei 10 GW, raggiungendo potenzialmente i 12 GW.

Molti Paesi africani con potenziale geotermico fanno affidamento sull’energia idroelettrica per la loro fornitura di elettricità. L’Etiopia, ad esempio, attualmente ricava l’88% della sua elettricità dall’idroelettrico. Tuttavia, questa dipendenza pone questi Paesi a rischio di condizioni meteorologiche esterne come la siccità. Incorporando più energia geotermica nel loro mix energetico, le nazioni africane possono contribuire a ridurre la loro dipendenza dall’energia idroelettrica e mitigare questi rischi. Mentre il Kenya ha un potenziale limitato per progetti idroelettrici su larga scala, stimato intorno a 1-1,5 GW, l’Etiopia ha un potenziale significativo per la produzione di energia idroelettrica: la sua controversa diga Grand Renaissance sul Nilo, ad esempio, ha una capacità di oltre 5 GW.

Per raggiungere una capacità geotermica di 13 GW in Africa entro il 2050, lo scenario base di Rystad Energy fa affidamento sullo sviluppo delle risorse geotermiche in Kenya ed Etiopia. Il Kenya ha già dimostrato il suo impegno nell’incorporare il geotermico nel suo mix energetico. Grazie alle abbondanti risorse geotermiche, alla forte esperienza locale e al crescente interesse da parte degli attori internazionali, il Kenya entro il 2050 potrebbe superare gli 8 GW di capacità geotermica. L’Etiopia, tuttavia, deve affrontare diverse sfide ed è fondamentale che progetti come Tulu Moye, Aluto-Langano e Corbetti dimostreranno il loro valore, se il Paese intende superare i 3,5 GW di capacità geotermica installata entro il 2050.

L’ENERGIA GEOTERMICA IN ITALIA

In Italia la prima centrale geotermica venne sviluppata nel 1911 a Larderello, in provincia di Pisa. Secondo i dati di Enel Green Power, il nostro Paese ha un potenziale energetico geotermico di 5.800-116.000 Twh, rispetto ad un fabbisogno elettrico annuo di circa 317 TWh, ma attualmente ne sta ricavando solo 6 TWh.

In Italia, quindi, il geotermico ad oggi è una tecnologia di nicchia. Ciononostante, il governo sembra intenzionato a sfruttarla: pur non avevandola inclusa nel Fer1 (il decreto di incentivazione sulle rinnovabili del 2019), nel decreto Fer2 le ha dato spazio. Ad inizio agosto, rispondendo a un question time alla Camera, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, aveva spiegato che, “l’Italia è tra i leader europei nella geotermia, con una potenza nominale superiore a 800 MW e una produzione elettrica annua di circa 6 TWh” e che vi sono “ulteriori prospettive di crescita in termini di potenza installata e di energia prodotta al 2030, come previsto anche nell’aggiornamento del PNIEC”.

La proroga del termine di scadenza delle concessioni geotermiche al 31 dicembre 2025, aveva aggiunto il ministro, “consentirà di avviare un tavolo tecnico al ministero con tutti i soggetti interessati per valutare gli opportuni interventi, anche di carattere normativo, per garantire al settore un quadro regolatorio stabile che possa consentire lo sviluppo di investimenti, con ricadute positive sia per lo sviluppo e la tutela ambientale dei territori coinvolti, sia in termini di un maggiore apporto alla decarbonizzazione del Paese”.

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