Gli esperti legali avvertono che la clausola di riservatezza generalizzata potrebbe violare le norme UE sulla trasparenza e la Convenzione di Aarhus sull’accesso pubblico alle informazioni ambientali
Un’indagine ha rivelato che Microsoft e altre aziende tecnologiche statunitensi hanno esercitato pressioni sull’Unione Europea per nascondere l’impatto ambientale dei loro data center, con delle richieste di impedire la consultazione pubblica di un database di parametri ambientali che sono state inserite quasi parola per parola nelle normative UE.
La clausola di segretezza – che la Commissione europea ha aggiunto alla sua proposta quasi alla lettera dopo le pressioni del settore nel 2024 – ostacola il controllo sull’inquinamento emesso dai singoli data center, poiché lascia ai ricercatori solo dei dati riassuntivi a livello nazionale sulla loro impronta energetica.
L’ENERGIA PER I DATA CENTER PROVIENE ANCHE DAL GAS
Come spiega The Guardian, l’ascesa dei chatbot basati sull’intelligenza artificiale ha alimentato un boom nella costruzione di magazzini pieni di chip, con una fame di energia che viene soddisfatta, in parte, bruciando gas fossile. Gli esperti legali avvertono che la clausola di riservatezza generalizzata potrebbe violare le norme UE sulla trasparenza e la Convenzione di Aarhus sull’accesso pubblico alle informazioni ambientali.
“In 20 anni, non ricordo un caso simile. Questo non sembra affatto in linea con la Convenzione”, ha affermato il professor Jerzy Jendroska, che ha trascorso 19 anni nell’organismo di supervisione della Convenzione e insegna diritto ambientale all’Università di Opole, in Polonia.
L’UE HA CHIESTO DI MANTENERE RISERVATI GLI INDICATORI CHIAVE DI PRESTAZIONE DEI DATA CENTER
Alcuni documenti ottenuti da Investigate Europe, una cooperativa giornalistica indipendente che ha condotto la ricerca in collaborazione con The Guardian e altri partner mediatici, dimostrano che le norme sono già state utilizzate per proteggere i data center dal controllo.
In un’email inviata lo scorso anno citando la clausola di segretezza, un alto funzionario della Commissione ha ricordato alle autorità nazionali il loro obbligo di “mantenere riservate tutte le informazioni e gli indicatori chiave di prestazione dei singoli data center”.
“È davvero importante ribadire questo punto, poiché la Commissione ha già ricevuto diverse richieste di accesso ai documenti da parte dei media o del pubblico in relazione ai dati. Tutte queste richieste finora sono state respinte”, ha dichiarato il funzionario.
L’ESPANSIONE DEI DATA CENTER IN TUTTO IL MONDO
Gli Stati Uniti e la Cina hanno guidato il boom globale dell’Intelligenza Artificiale, ma anche in Europa i data center vengono costruiti a ritmi vertiginosi. L’UE, nei prossimi 5-7 anni, punta a triplicare la propria capacità dei centri di elaborazione dati, con l’obiettivo di affermarsi come leader mondiale nell’intelligenza artificiale.
Nel tentativo di aumentare la trasparenza, la Commissione UE nel 2023 ha aggiornato la sua direttiva sull’efficienza energetica, obbligando gli operatori dei data center a comunicare i dati relativi ai principali indicatori di prestazione. In ulteriori linee guida, ha proposto la pubblicazione di metriche ambientali “aggregate”.
Tuttavia, durante le consultazioni pubbliche del gennaio 2024, le aziende tecnologiche hanno insistito affinché tutte le informazioni individuali sui data center fossero classificate come riservate, adducendo interessi commerciali. Questa richiesta implica che i dati non siano accessibili nemmeno tramite richieste di accesso agli atti.
LE PRESSIONI DELLE BIG TECH SULLA DIRETTIVA UE SULL’EFFICIENZA ENERGETICA
Il testo finale dell’articolo – che differisce solo di poche parole dalle richieste del settore – afferma: “la Commissione e gli Stati membri interessati manterranno riservate tutte le informazioni e gli indicatori chiave di prestazione relativi ai singoli data center che vengono comunicati al database. Tali informazioni saranno considerate riservate e incidono sugli interessi commerciali degli operatori e dei proprietari dei data center”.
I contributi presentati dal settore durante la consultazione pubblica mostrano che i gruppi che hanno fatto pressioni per la modifica sono Microsoft, DigitalEurope (un’organizzazione di settore i cui membri includono Microsoft, Google, Amazon e Meta) e Video Games Europe, i cui membri includono Microsoft e Netflix.
PER LE AZIENDE TECNOLOGICHE LA RIDUZIONE DELLE EMISSIONI NON È PIÙ UNA PRIORITÀ
Ben Youriev, ricercatore di InfluenceMap, un’organizzazione no-profit che monitora l’attività di lobbying delle aziende, ha detto che si tratta di un esempio di come il settore tecnologico stia affrontando il cambiamento verso un maggiore consumo energetico. “Mentre in passato il settore si esprimeva apertamente a favore delle energie pulite e della riduzione delle emissioni – ha spiegato Youriev -, molte aziende ora tacciono, e sembrano dare priorità alla rapida espansione delle infrastrutture dei data center a livello globale, piuttosto che al sostegno delle energie pulite e alla rapida riduzione delle emissioni”. DigitalEurope, la Commissione Europea e Video Games Europe non hanno commentato.
Microsoft ha detto di sostenere una maggiore trasparenza in merito ai data center, poiché le informazioni sulla sostenibilità possono contribuire a ottenere risultati migliori e a rafforzare la fiducia del pubblico. Un portavoce ha dichiarato che “stiamo adottando ulteriori misure per aumentare la trasparenza, proteggendo al contempo le informazioni commerciali riservate”.
LA NUOVA NORMATIVA UE SULL’EFFICIENZA ENERGETICA DEI DATA CENTER
L’Unione Europea ha lanciato una consultazione pubblica che prevede una revisione dell’atto delegato che dovrà definire il sistema di classificazione comune per valutare l’efficienza energetica e la sostenibilità dei data center.
In particolare, la nuova normativa in esame dovrà integrare la direttiva (UE) 2023/1791 del Parlamento europeo e del Consiglio (la “Direttiva sull’efficienza energetica”) e il Regolamento delegato (UE) 2024/1364 della Commissione che ha istituito il primo sistema comune europeo per classificare la sostenibilità e l’efficienza energetica dei centri dati. La Commissione punta a semplificare l’attuale classificazione. C’è tempo fino al 23 aprile per inoltrare le proprie osservazioni sul sito dell’Unione Europea.
Uno degli obiettivi principali è istituire un’etichetta energetica per i data center, che dovranno riportare alcune informazioni chiave come le percentuali di energia rinnovabili, il grado di raffreddamento e l’eventuale riutilizzo del calore di scarto.
FINORA SOLO IL 36% DEI DATA CENTER IDONEI HA RISPETTATO I REQUISITI DI RENDICONTAZIONE
La Commissione UE considera il regolamento un primo passo verso la creazione di un sistema di valutazione comune a livello europeo per i data center. In una seconda fase, per la quale la consultazione pubblica sulla normativa si concluderà questo mese, verranno pubblicati i punteggi di sostenibilità del database per “facilitare il confronto tra diversi data center nella stessa regione e promuovere nuove soluzioni progettuali o un’adeguata efficienza nei data center”.
Secondo le proposte attuali, la maggior parte dei dati riportati dagli operatori rimarrebbe riservata. Secondo fonti vicine alla questione, la posizione interna della Commissione è che la pubblicazione delle informazioni relative a ciascun data center potrebbe indurre gli operatori a smettere di comunicare i propri parametri di sostenibilità. Tuttavia, i dati UE mostrano che solo il 36% dei data center idonei ha rispettato gli attuali requisiti di rendicontazione.
LA CLAUSOLA DI RISERVATEZZA DELLE AZIENDE VIOLA LA CONVENZIONE DI AARHUS
“L’industria ha un reale interesse a mantenere nascosti i dati, ecco perché le informazioni pubbliche sono estremamente limitate. In genere bisogna fare i salti mortali per reperire qualsiasi cifra”, ha affermato Alex de Vries-Gao, ricercatore della Vrije Universiteit di Amsterdam, che si è dovuto basare principalmente su dati aggregati per quantificare l’impatto ambientale dell’IA.
L’UE, ai sensi della Convenzione di Aarhus, è obbligata a garantire che le informazioni ambientali siano sistematicamente rese disponibili al pubblico dalle autorità. Luc Lavrysen, ex presidente della Corte costituzionale belga e professore emerito di diritto ambientale all’Università di Gand, ha affermato che la clausola di riservatezza “viola chiaramente” le norme UE sulla trasparenza e la Convenzione di Aarhus.


