Secondo gli analisti degli istituti di credito, “decarbonizzare artificialmente il prezzo marginale mette in discussione l’essenza dell’ETS, il cui obiettivo è incentivare gli investimenti nelle energie rinnovabili attraverso il segnale del prezzo della CO2”
Le banche d’investimento hanno espresso il loro rifiuto alla riforma del mercato elettrico proposta dal governo italiano, che ha avviato una riforma per abbassare il prezzo all’ingrosso dell’elettricità a partire dal 1° gennaio 2027.
Come ricorda El Periodico de la Energia, la riforma si basa sull’esclusione del costo della CO2 dal prezzo marginale dell’elettricità generata nelle turbine a gas a ciclo combinato, trasferendo tale costo direttamente ai consumatori, con un tetto equivalente al costo delle emissioni di una centrale elettrica a ciclo combinato, e non danno credibilità alla sua possibile attuazione.
Nello specifico, gli analisti avvertono che “decarbonizzare artificialmente il prezzo marginale mette in discussione l’essenza dell’ETS, il cui obiettivo è incentivare gli investimenti nelle energie rinnovabili attraverso il segnale del prezzo della CO2”.
IL PARERE DELLE BANCHE D’INVESTIMENTO SUL DECRETO ENERGIA ITALIANO
JP Morgan sostiene che la decisione di rimuovere il carbonio dal calcolo del prezzo marginale dell’elettricità rappresenta una sfida strutturale all’intera concezione del meccanismo ETS dell’Unione europea, poiché lo scopo dell’ETS non è solo quello di tassare le emissioni di carbonio, ma anche di incentivare lo sviluppo di energia pulita aumentando i prezzi dell’elettricità attraverso l’inclusione dei costi del carbonio al margine, garantendo così che le fonti energetiche rinnovabili raggiungano un’adeguata redditività. “Vediamo un rischio significativo che la proposta italiana non venga approvata”, hanno spiegato gli analisti della società.
Allo stesso modo, Mediobanca sottolinea che “i Paesi europei non possono eliminare unilateralmente i prezzi del carbonio dalle dinamiche di formazione del prezzo dell’elettricità, poiché ciò andrebbe contro la struttura del mercato europeo della generazione; riteniamo quindi che l’attuazione di questa misura sarà difficile”.
LA REDISTRIBUZIONE DEI COSTI DEL CARBONIO
In particolare, fonti del settore hanno sottolineato che la riforma proposta dall’esecutivo, presentata come un sollievo per le famiglie italiane, in realtà comporta una redistribuzione dei costi del carbonio che mina il disegno del mercato europeo e le fondamenta dell’ETS. Inoltre, considerano l’iniziativa una manovra politica interna con l’obiettivo di attrarre l’elettorato.
A questo proposito, gli analisti ritengono che il governo stia cercando un nemico esterno a Bruxelles, pur essendo consapevole che la misura è in conflitto con le normative europee sugli aiuti di Stato. Goldman Sachs ritiene che la riprogettazione “probabilmente verrà contestata dall’Unione europea”, poiché i Paesi membri non possono modificare unilateralmente i principi del mercato elettrico stabiliti nella Direttiva sull’Energia.
IL MECCANISMO DI COMPENSAZIONE DEI COSTI DELLA CO2
Da parte sua, l’ICIS – Independent Commodity Intelligence Services, un’organizzazione internazionale specializzata in informazioni, analisi e prezzi dei mercati energetici – concorda sull’irrealizzabilità. Lo studio raccoglie pareri di giuristi che ritengono che l’articolo chiave del decreto energia italiano – il meccanismo di compensazione dei costi della CO2 – difficilmente verrà approvato dalla Commissione europea, poiché il suo beneficio è rivolto solo a una specifica categoria di produttori, è strutturale e contraddice la direttiva ETS. Pertanto, avvertono che la riforma potrebbe alterare le esportazioni e aumentare sostanzialmente la produzione di energia elettrica a gas, il che è l’opposto degli obiettivi climatici.
LA RIFORMA DEL MERCATO ELETTRICO EUROPEO
La proposta ha sorpreso sia l’industria italiana che Bruxelles e il resto degli Stati membri, soprattutto perché la riforma del mercato elettrico europeo è stata approvata meno di un anno e mezzo fa, nel giugno 2024, e né l’Italia né altri Paesi ne hanno ancora attuato i pilastri fondamentali, tra cui la promozione di contratti a prezzo fisso a lungo termine, maggiori obblighi di copertura per i rivenditori e meccanismi di stabilità che, quando entreranno in vigore, andranno a vantaggio dei consumatori e dell’industria.
LA PRESSIONE SUI PREZZI DELL’ENERGIA
Da quando è stata annunciata la proposta, il prezzo dell’elettricità in Italia per il 2027 è aumentato da 86 euro/MWh a 90,5 euro/MWh. Allo stesso modo, anche la Spagna ha visto un leggero aumento dei suoi futures, che sono passati da 53,5 a 55 euro/MWh, mentre la CO2 è aumentata da 68,7 a 72,4 euro a tonnellata.
L’Italia, priva dello sviluppo delle rinnovabili e della capacità nucleare della Spagna, si trova ad affrontare prezzi energetici costantemente più elevati. Entro il 2027, il mercato stima che l’elettricità costerà il 65% in più e, finora, nel 2026 il prezzo medio italiano è stato di 126 euro/MWh, rispetto ai 48 euro/MWh della Spagna.
Secondo le banche, infine, mentre l’Italia cerca misure eccezionali, i Paesi con un mix elettrico più competitivo, come Francia e Spagna, si opporranno e perseguiranno strategie basate sull’elettrificazione e sullo sviluppo delle energie rinnovabili, come ha appena annunciato Parigi.

