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Le conseguenze del blocco dell’export libico per l’Italia. Il report Up

Libia

Nessun problema di approvvigionamento, scarso impatto sulla bolletta petrolifera, aggravio di oneri per la raffinazione. Si sintetizzano così gli oneri per l’Italia

Le importazioni di greggio dalla Libia pesano il 12% sul totale delle importazioni (nei primi 11 mesi 2019 poco meno di 7 milioni di tonnellate). Tutte le principali raffinerie italiane importano e lavorano greggio libico (generalmente di alta qualità). Ma esistono varie possibilità di sostituire i greggi libici con altri provenienti da diversi paesi: Africa (Algeria, Nigeria, Gabon, Angola), Mare del Nord, Azerbaijan. Pertanto la sostituzione del greggio libico con altre qualità comporta costi di approvvigionamento leggermente superiori, soprattutto per ciò che riguarda i costi di trasporto. E una stima dei maggiori oneri per il sistema della raffinazione nazionale, su base annua, sarebbe dell’ordine di 60 milioni di euro. Pari a un impatto sulla bolletta petrolifera stimato intorno allo 0,2%. È quanto rilevato da Up in una breve analisi sul possibile impatto sulla raffinazione e sulla bolletta petrolifera derivante del blocco delle esportazioni di greggio libico in termini di maggiori oneri di approvvigionamento.

QUANTO IMPORTIAMO

Più nel dettaglio le importazioni dalla Libia nel 2019 sono cresciute rispetto agli anni precedenti, trattandosi di una fonte di approvvigionamento storica e vicina. Nello specifico dei greggi, i quantitativi provenienti dalla Libia hanno sfiorato i 7 milioni di tonnellate, con un aumento di circa il 21% rispetto all’anno precedente e un peso sul totale delle importazioni che ha superato il 12%.

LA QUALITA’

Il venire meno del greggio libico, pone il problema della sostituzione con altri tipi che rispondano, qualitativamente, alle richieste delle diverse raffinerie, ognuna delle quali ha un suo assetto specifico. Sulla base degli ultimi dati disponibili, dei 7 milioni di tonnellate (circa 52 milioni di barili) che provengono dalla Libia emerge, su base qualitativa (grado API e contenuto di zolfo), la seguente ripartizione: 31% Ultra Light e Sweet (Bu Attifel e El Sahara); 49% Light e Sweet (Amna e Es Sider); 20% Medium e Sour (Al Jorf e Bouri). I sostituti, rileva Up, si possono trovare in diversi paesi: Africa (Algeria, Nigeria, Gabon, Angola), Mare del Nord, Azerbaijan.

I COSTI DI SOSTITUZIONE

Quale costo ha questo processo di sostituzione, considerando che alcuni di questi greggi dovrebbero arrivare da più lontano, con un conseguente aggravio dei noli e altri oneri di trasporto? “Tenendo conto della ripartizione percentuale delle diverse qualità importate, l’aggravio, per il sistema nazionale di raffinazione, si può stimare mediamente in 1,3 dollari/barile, pari a circa 60 milioni di euro all’anno. Il calcolo prescinde comunque da ogni possibile riallineamento dei differenziali sui mercati (soprattutto spot) dovuti ad un eventuale aumento della domanda dei greggi adatti a sostituire quelli libici, non più disponibili”; ha concluso Up.

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