Fact checking e fake news

Le giacenze mai sotto i 2 miliardi. L’avvertimento di Csea

È la soglia minima di sicurezza messa nero su bianco dall’Annuario 2018 della Cassa del settore elettrico. Oltre 4 miliardi alla componente A3 della bolletta

Cento milioni l’anno per Ilva, 650 milioni per Alitalia. E ancora, il recupero a carico dei clienti del blocco delle bollette di cui gli italiani hanno goduto in questi mesi che si stimano attorno al miliardo di euro. Insomma le risorse della Csea, la Cassa del settore elettrico che raccoglie le somme pagate dalle bollette, sono sempre più nel mirino delle iniziative del governo ma rischiano di provocare seri problemi all’equilibrio dei conti della cassa stessa. (qui il rapporto completo)

GIACENZE NEGLI ULTIMI TRE ANNI TRA I 2 E I 7,4 MILIARDI DI EURO

La stessa Cassa, nel primo Annuario di rendicontazione delle attività svolte, relativo al 2018, ha evidenziato che le giacenze, o disponibilità finanziarie nette, dei diversi conti gestiti dalla Csea si sono attestate negli ultimi tre anni tra i 2 e i 7,4 miliardi di euro. Nel 2018 le giacenze complessive si sono ridotte per circa 1,3 miliardi di euro, di cui 1 miliardo di euro destinati al settore elettrico e 300 milioni di euro agli altri settori, attestandosi a circa 3,4 miliardi di euro al 31 dicembre 2018.

MOVIMENTAZIONI PER 15,5 MILIARDI DI EURO

“Nella gestione di detti conti, nel 2018 sono state svolte circa 30 mila operazioni, di cui 21 mila in entrata e 9 mila in uscita. Tali operazioni hanno generato flussi complessivi in entrata/uscita pari a quasi 15,5 miliardi di euro (7,1 miliardi in entrata ed 8,4 miliardi in uscita)”, ha evidenziato l’Annuario.

LA SOGLIA MINIMA DI SICUREZZA? 2 MILIARDI

Tuttavia, ha avvertito la Cassa del settore elettrico “le giacenze complessive non possono scendere al di sotto di una soglia minima ‘di sicurezza’ quantificata da Csea in circa 2 miliardi di euro, di cui 1,5 per il settore elettrico e 0,5 per i restanti settori”. Tale soglia non si discosta significativamente da quanto rappresentato da Arera nell’audizione del 4 ottobre 2018 presso la Commissione Industria commercio e turismo del Senato e della Commissione Attività produttive della Camera in cui veniva indicata una soglia di attenzione, per le giacenze Csea, di 1,7 miliardi di euro.

I TRASFERIMENTI ESTRANEI AL SETTORE ENERGETICO bollette

Nel 2018, ha infatti evidenziato l’Annuario “sono proseguiti i trasferimenti da parte di Csea a favore del Bilancio dello Stato, sia a titolo definitivo che temporaneo, per effetto di norme primarie estranee al settore energetico. Per la prima fattispecie sono stati versati circa 165 milioni di euro sulla base di varie norme che si sono succedute nel tempo (tra le più rilevanti si ricordano le leggi finanziarie 2005 e 2006). Per quanto concerne i trasferimenti temporanei (a cavallo di esercizio) si segnala il prestito ponte Alitalia (D.L. 135/2018) che, insieme al c.d. ‘Decreto Ilva’, ha comportato il versamento a fine 2018 al conto corrente di tesoreria centrale, ed il successivo richiamo ad inizio 2019, di 1 miliardo di euro”.

EVITARE RIPERCUSSIONI NEGATIVE SU FAMIGLIE E IMPRESE: PRELIEVO SIA UNA TANTUM

Già ad aprile scorso fa il presidente Arera, Stefano Besseghini aveva invitato a porre “attenzione nel vincolare somme così importanti raccolte con le bollette” riferendosi alla questione del prestito Alitalia. A maggio era arrivata, invece, la segnalazione ufficiale dell’Authority a Governo e Parlamento che metteva nero su bianco tutti i dubbi del Collegio. “Evitare il ricorso a misure che dispongano il trasferimento diretto al Bilancio dello Stato di risorse provenienti dalla tariffa elettrica e gas, al fine di evitare ripercussioni negative su famiglie e imprese”. In particolare, sulla norma Alitalia, avvertiva Arera “sarebbe opportuno che questa venisse modificata nel corso dell’iter di conversione in legge, per assumere il carattere di straordinarietà (una tantum), con riferimento esclusivo all’anno 2019, introducendo un termine di restituzione delle somme disponibili presso i conti di Csea”. Ciò per una ragione molto semplice: ridurre le disponibilità finanziarie della Csea ne compre “i margini di flessibilità, funzionali alle molteplici esigenze di copertura finanziaria degli oneri generali di sistema, inclusa la mitigazione degli effetti per i clienti finali, in caso di forti ed inattese oscillazioni dei costi di generazione o di approvvigionamento dell’energia”. Versamenti, osservava Arera “suscettibili di generare ripercussioni negative sull’intero sistema, che potrebbero tramutarsi in un incremento improprio dei prezzi dell’energia per le famiglie e per le imprese, qualora ciò dovesse tradursi in un aumento dei corrispettivi a copertura degli oneri generali, con possibili effetti sfavorevoli sul ciclo economico generale”.

RINCARO FIGLIO DELLA VOGLIA DELLA POLITICA DI FRENARE, PER MOTIVI DI CONSENSO, I RINCARI DEL CHILOWATTORA

E infatti uno di questi rischi rincari per le bollette di luce e gas potrebbe essere alle porte quando si avvierà il percorso per recuperare le sforbiciate tariffarie volute dal Governo, come si legge in una interrogazione alla Camera del forzista Nino Minardo al premier e ai ministri dell’Economia e dello Sviluppo economico. “Nell’ultimo anno – spiegava Minardo – le bollette degli italiani hanno goduto del blocco dell’aumento che doveva essere del 12,5%, riducendolo al 6,5%, con l’impegno di un recupero a carico dei clienti in futuro. Rincaro tagliato di nuovo a settembre del 2018 rinviando, così, di un ulteriore trimestre il rialzo necessario degli oneri. Questi soldi dovranno comunque essere recuperati in futuro sulle bollette dei consumatori; si stima che gli italiani abbiamo già maturato un aumento delle bollette elettriche che si aggira attorno al miliardo. È una situazione che il Governo deve necessariamente affrontare intervenendo su un eventuale aumento considerevole delle bollette di elettricità e di gas che avrebbero, se implementate, gravi effetti negativi su cittadini ed imprese”, ha concludeva Minardo.

LE MOVIMENTAZIONI DEI CONTI DEL CSEA

Procedendo comunque nel dettaglio, solo citandone alcuni, il conto per il finanziamento delle attività nucleari residue (A2) ha visto una movimentazione 2018 di poco più di 439 milioni di euro, mentre gli oneri per il finanziamento delle misure di compensazione territoriale (MCT) è stato di poco superiore ai 93 milioni di euro. Per impianti da fonti rinnovabili e assimilate (A3), con la finalità di assicurare la copertura degli oneri, principalmente a carico del GSE, derivanti dalle diverse tipologie di beneficio previste per incentivare la produzione di energia elettrica con fonti rinnovabili è stato pari a 4 miliardi di euro lo scorso anno. A quota 706,44 milioni di euro la componente A4 per i contributi compensative (regime tariffario speciale) alla società RFI-Rete Ferroviaria Italiana S.p.A. per l’energia elettrica per i servizi di trasporto ferroviari.