Sostenibilità

Le prospettive dell’idrogeno in Italia. Il focus del webinar Anigas

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Il webinar Anigas ha approfondito il dibattito sull’attuazione della Strategia Europea sull’Idrogeno nel nostro Paese, in relazione alle Linee Guida in via di definizione, tenendo conto delle potenzialità e delle criticità del nostro sistema energetico e industriale.

L’idrogeno avrà un ruolo determinante nel condurre il sistema energetico europeo verso i target climatici del prossimo decennio e la carbon neutrality al 2050. La European Hydrogen Strategy definisce il percorso e le linee di intervento per lo sviluppo di una filiera dell’idrogeno europea. In tale contesto l’Italia è oggi chiamata a definire una coerente strategia nazionale che abiliti l’impiego di tale risorsa per la decarbonizzazione dei consumi finali. Di questo si è parlato nel corso del webinar dal titolo “Verso una strategia nazionale sull’idrogeno – La European Hydrogen Strategy: quali prospettive di sviluppo per il sistema energetico italiano?” organizzata da Anigas e Hydrogen H2.

Il webinar ha approfondito il dibattito sull’attuazione della Strategia Europea sull’Idrogeno nel nostro Paese, in relazione alle Linee Guida in via di definizione, tenendo conto delle potenzialità e delle criticità del nostro sistema energetico e industriale.

BORTONI: ASSECONDARE IL VENTO POSITIVO DELL’IDROGENO

Secondo Guido Bortoni “non ci sarà un ricetta valida per tutti ma soffia indubbiamente un vento positivo sull’idrogeno che andrebbe assecondato”. Altro elemento che nasce è l’aspetto regolatorio per un sistema che nasce: “qui come conciliamo libertà di sviluppo del settore e di investimento? Ma pur avendo detto che c’è questa enfasi l’idrogeno si deve occupare anche dell’adeguatezza delle offerte per far si che l’opzione idrogeno non sia una ‘peraphs’. Si tratta di un punto centrale della strategia europea e nazionale”.

“L’Europa ha dato come priorità all’idrogeno ‘verde’ ma nel breve e medio termine sono necessarie altre forme per supportare lo sviluppo futuro e in parallelo di quello rinnovabile. L’elemento coordinante potrebbe essere una domanda cospicua di idrogeno che farà da sprone e collegamento tra le opzioni, abbassando i costi degli elettrolizzatori e di risolvere le tre debolezze dell’idrogeno, la disponibilità di fonti rinnovabili dedicate, la non garanzia sulla trasportabilità nel sistema elettrico della zona dove risiederanno gli elettrolizzatori. Infine la scaling up della tecnologia”.

MONTELEONE (ENEA): HYDROGEN VALLEY ALLA CASACCIAAPPROCCIO FONDAMENTALE PER CREARE DEGLI ECOSISTEMI

Per Giulia Monteleone di Enea “nella transizione sarà previsto un idrogeno non necessariamente green ma che parte comunque da una riduzione delle emissioni. Insomma c’è un ampio spazio per le tecnologie. L’Hydrogen Valley che verrà realizzata alla Casaccia – ha aggiunto – è un approccio fondamentale per creare degli ecosistemi. E d’accordo con il Mise la stiamo realizzando inserendo tutte le piattaforme necessarie di consumo dando anche la possibilità di sperimentare queste tecnologie”.

BECCARELLO (CONFINDUSTRIA): ATTENZIONE AL QUADRO REGOLATORIO

Nel corso della tavola rotonda diretta da Marta Bucci, Massimo Beccarello di Confindustria ha parlato del quadro regolatorio “su cui attiveremo un filone d’indagine” e dell’aspetto legato alle tecnologie. “L’idrogeno nel piano del governo ha un bel peso, quasi l’11% e per questa ragione è importante creare un quadro regolatorio chiaro. Come Confindustria abbiamo già avviato un contatto con il mondo UNI. Poi ci sono aspetti legati al mercato. Se nasce per dare una risposta alla neutralità climatica, di conseguenza dobbiamo ragionare sulle determinanti per costruire un mercato in grado di accompagnare lo sviluppo del settore. Crediamo molto nella collaborazione con Enea e credo che questo si associ con il progetto avviato di riscrittura del Pniec da parte di Confindustria”.

GOZZI (DUFERCO): NON POSSIAMO PERDERE TERRENO SULL’IDROGENO

Antonio Gozzi (numero uno di Duferco) che ha parlato dalla parte del settore siderurgico e degli energivori ha evidenziato come Francia e Germania “giochino sull’idrogeno un vantaggio competitivo che hanno” su “eolico offshore e nucleare”. “Non possiamo perdere terreno nei loro confronti perché se dovessero lasciare il prezzo della Co2 libero il nostro sistema manufatturiero rimarrebbe spiazzato”. “Se tutta l’elettrosiderurgia potesse fare un blended con l’idrogeno e il gas metano e potesse fare anche il carbon capture potremmo avere una situazione in cui tutti i processi di laminazione siano in grado di essere carbon neutral. Grosso modo potremmo essere acquirenti di idrogeno per circa 150-200 mln di m3 l’anno”.

ZORZOLI (ENEL): IDROGENO GRANDE COMPLEMENTO DELL’ELETTRIFICAZIONE

Carlo Zorzoli di Enel ha spiegato che l’azienda vede l’idrogeno come “un grande complemento all’elettrificazione. Da lì abbiamo cercato di capire dove avrebbe potuto stare nella catena del valore. L’Italia può giocare bene nel settore, abbiamo delle eccellenze e tutti dobbiamo cooperare per ottenere il massimo anche perché sarà la tecnologia del futuro accompagnato alla elettrificazione. Da ultimo ci sono dei settori in cui l’idrogeno sarà la forma migliore per decarbonizzare. Ma dobbiamo mettere in chiaro il quadro permissivo e autorizzatorio, per cui è fondamentale lavorare sul tema di lavorare della semplificazione”.

ROCCHIO (ENI): L’ACCELERAZIONE DEL PROCESSO DEVE SOLLEVARE LEVE COMPLEMENTARI ALLE RINNOVABILI

“Anche nella strategia dell’idrogeno si legge un nuovo paradigma della decarbonizzazione perché quello che deve prevalere è sempre l’obiettivo ambientale sempre e comunque anche quando significa attivare risorse non necessariamente rinnovabili. L’accelerazione del processo deve quindi sollevare leve complementari alle rinnovabili – ha sottolineato Hannelore Rocchio di Eni -. Con questi vincoli il percorso di sviluppo del mercato dell’idrogeno che ci sembra più probabile è quello in cui idrogeno verde e blu sono compresenti per poi modificarsi nel corso del tempo per soddisfare il requisito comunitario dell’addizionalità. Ci aspettiamo quindi una espansione delle Res, l’incremento di produzione di idrogeno trainato dalla tecnologia blu e una produzione di idrogeno verde con elettrolizzatori alimentati dall’energia delle Res in eccesso”.

DERCHI (SNAM): L’INFRASTRUTTURA GAS È IN GRADO DI ACCOGLIERE L’IDROGENO

Massimo Derchi di Snam si è soffermato sull’importanza della rete gas ai fini del trasporto di idrogeno: “La compatibilità con l’idrogeno della stragrande maggioranza delle linee è assicurata – ha ammesso -. C’è un tema di normativa sicuramente che non ha ancora recepito cosa fare per valutare la compatibilità dell’idrogeno. Quindi da un punto di vista tecnico è possibile immaginare che i volumi siano veicolati dalla rete gas ma c’è un tema di fattibilità economica. Due riferimenti: è stato prodotto uno studio di Bloomberg che mostra come al 2050 i costi di produzione dell’idrogeno dal Nord Africa siano i più bassi e da una nostra analisi arriviamo alle stesse conclusioni. Costa un po’ di più produrlo in Italia ma nel lungo termine saranno simili. Ai fini del dibattito credo sia necessario tenere conto dunque che l’infrastruttura gas è in grado di accogliere non solo l’idrogeno ma anche una combinazione con il biometano, e il fatto che è sicuramente competitivo trasferire idrogeno al Nord Africa”.

DIALUCE: ITALIA BEN PIAZZATA NEL SETTORE IDROGENO

Gilberto Dialuce del Mise ha spiegato innanzitutto la genesi della consultazione sulla strategia dell’idrogeno messa in campo dal dicastero: “L’Italia è ben piazzata grazie alla rete gas e alle imprese ma anche grazie a ricerca e sviluppo. L’idea è quella di far nascere una filiera nazionale senza ripetere quanto accaduto con il fotovoltaico. Siamo in attesa di ricevere i commenti degli stakeholder per poi fare commenti dedicati”.

POLETTI: SFIDA PER UNA COOPERAZIONE ISTITUZIONALE AVANZATA

“Vedo una sfida di cooperazione istituzionale avanzata nell’idrogeno per evitare che ognuno prenda le proprie decisioni”, ha detto Clara Poletti di Arera. “Dobbiamo lavorare per correggere alcune distorsioni del sistema sto pensando per esempio alle regolazioni tariffarie europee. Vedo delle differenze tra come funzioneranno i sistemi di domani rispetto alla situazione odierna quindi vedo un’esigenza di cambiare”.