Advertisement Skip to content
Energia

Emendamenti Lega e FdI al Dl Agricoltura, Cdp conferma vertici, Confindustria: riforme per competitività. Che c’è sui giornali.

Pioggia di emendamenti di Lega e FdI al Dl Agricoltura, Cdp conferma ad e presidente, Regina (Confindustria) chiede riduzione costo energia per competitività industria. La rassegna stampa

Lega e Fratelli d’Italia presentano in Senato una valanga di emendamenti al Dl Agricoltura per ridurre i divieti all’installazione degli impianti fotovoltaici. In particolare, chiedono di esentare le infrastrutture per le quali è già stato avviato l’iter autorizzativo prima dell’entrata in vigore del decreto. La Lega, intanto, esce sconfitta dalla partita delle nomine di Cdp: Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia e delle Finanze e azionista di Cdp all’83%, ha dato via libera al rinnovo del cda con Dario Scannapieco confermato nel ruolo di ad e Giovanni Tempini in quello di presidente. Aurelio Regina, delegato del presidente di Confindustria per l’energia, chiede la riduzione del costo dell’energia e altre riforme per rilanciare la competitività dell’industria italiana.

FOTOVOLTAICO, EMENDAMENTI LEGA E FDI A DL AGRICOLTURA PER MENO DIVIETI

“Sono circa un centinaio gli emendamenti depositati in Senato al decreto legge Agricoltura inerenti le restrizioni all’istallazione di pannelli fotovoltaici nei terreni agricoli. Tra questi vi sono numerosi emendamenti trasversali, presentati da partiti della maggioranza (lega e Forza Italia) e dell’opposizione (Pd e, in alcuni casi, M5S) volti a riequilibrare il divieto tranchant di istallare impianti fotovoltaici a nei terreni ad uso agricolo introdotto dal governo in piena campagna elettorale. La correzione più significativa riguarda il passaggio sulla salvaguardia e l’applicazione delle norme preesistenti agli impianti fotovoltaici a terra per i quali era già stato avviato l’iter autorizzativo prima dell’entrata in vigore del decreto”, si legge sull’edizione odierna de Il Sole 24 Ore.

“(…) Nei giorni scorsi è stato trovato l’accordo con le regioni per il decreto aree idonee, che ha recepito le previsioni del decreto Agricoltura, facendo saltare, però, all’ultimo l’articolo che manteneva la salvaguardia per gli investimenti che avevano avviato l’iter. E questo può offrire il pretesto alla Regioni per bloccare o far ripartire l’intero iter autorizzativo dei progetti. Gli emendamenti della stessa maggioranza puntano a fare chiarezza su quale sia l’esatto stadio del processo autorizzativo che deve essere preso a riferimento per stabilire se un impianto può andare avanti oppure no. I correttivi proposti dalla Lega (primo firmatario Cantalamessa) e da Forza Italia (Paroli) sembrano voler aprire molto il varco: nei loro correttivi la salvaguardia vale per gli impianti che abbiano presentato l’istanza di attivazione”, continua il giornale.

“(…) Ed è per questo motivo che ad oggi sono stati presentate a Terna (per gli impianti sopra i 10 megawatt) richieste di preventivo per circa 300 gigawatt, di cui oltre 100 sono da ricondurre a impianti fotovoltaici a terra. Se questa linea passasse, potrebbero arrivare a buon fine gli 80 gigawatt che servono per rispettare gli obiettivi di rinnovabili al 2030. Il Pd ha un approccio più restrittivo (Misiani, Fregolent): possono andare avanti i progetti che hanno avviato già un iter per ottenere la Via (Valutazione di impatto ambientale). Altro fronte caldo sul quale il pressing è bipartisan è la tutela degli investimenti delle industrie, soprattutto quelle energivore, per realizzare impianti rinnovabili per il proprio fabbisogno di energia e per garantirsi l’accesso alle misure del provvedimento Energy Release, che prevede di fornire a queste imprese energia rinnovabile a prezzo contenuto (…) La dicitura che si ritrova negli emendamenti di Lega, Forza Italia e Pd è la seguente: «Il primo periodo non si applica in caso di progetti finalizzati a soddisfare i consumi di energia delle imprese industriali site sul territorio nazionale, realizzati, anche a distanza, dalle imprese medesime o da soggetti terzi con cui le stesse sottoscrivono contratti di approvvigionamento a termine per l’energia rinnovabile». Emendamenti trasversali riguardano, poi, la possibilità di includere nella definizione di agrivoltaico tutte le tipologie di pannelli che siano compatibili o agevolino la presenza di colture e non solo quelli sospesi due metri da terra (consentiti dalla legge) che sono molto costosi e più complessi da istallare”, continua il giornale.

CDP CONFERMA SCANNAPIECO E TEMPINI

“Giancarlo Giorgetti, titolare del Mef e azionista della Cdp all’83%, ha sostanzialmente dato via libera al rinnovo del cda con Dario Scannapieco confermato nel ruolo di ad. «Con tranquillità andremo a rinnovo delle cariche scegliendo le persone che possono garantire i progetti che abbiamo in mente, anche su Cdp, dove non credo che ci saranno grandi stravolgimenti», ha detto ieri il ministro. Pare quindi scontato che giovedì l’assemblea di Cdp verrà riaperta, dopo una sospensione per attendere i risultati delle elezioni europee, e nominerà ufficialmente il nuovo cda, con Giovanni Gorno Tempini confermato nella carica di presidente, su indicazione delle Fondazioni azioniste, e Scannapieco ad per conto del Mef. Gli altri due nomi indicati dalle Fondazioni per il consiglio sono l’economista Luigi Guiso e la giurista Lucia Calvosa, già presidente di Eni e nei board di Mps e Tim”, si legge sull’edizione odierna de La Repubblica.

“(…) La compagine di Palazzo Chigi, dal sottosegretario Giovanbattista Fazzolari al capo di gabinetto Gaetano Caputi, ha fatto fronte comune a favore di Scannapieco grazie anche ai buoni uffici di Fabio Barchiesi, direttore sviluppo di Cdp Equity. E anche la premier Giorgia Meloni si è allineata recependo i consigli di Mario Draghi, che tre anni fa da presidente del Consiglio, aveva nominato Scannapieco al vertice della Cassa. L’altro nome che era circolato, il managing director di Goldman Sachs, Edoardo Ravà, è stato così accantonato e Giorgetti non ha potuto far altro che rassegnarsi. (…) Lo sblocco delle nomine in Cdp si porta con sè anche quello delle Ferrovie dello Stato, i cui vertici eil cda sono in scadenza. Non a caso è stata convocata un’assemblea per il 20 giugno in prima convocazione e per il 27 in seconda. Per il ruolo di capoazienda sembra ormai scontata la sostituzione di Luigi Ferraris con Stefano Donnarumma, ex ad di Terna che un anno fa era il candidato della Meloni a guidare l’Enel ma venne escluso in dirittura finale. Ora invece Donnarumma è diventato il manager caro a Salvini per guidare le Fs con il beneplacito di Meloni. Anche se Ferraris non dovrebbe rimanere senza impiego dal momento che è in cima alla lista delle preferenze del fondo Kkr per andare a guidare Netco, la società della rete scorporatada Tim. Le nomine Fs potrebbero però slittare al 27 giugno in quanto c’è ancora indecisione sul nome del futuro presidente che andrà a sostituire Nicoletta Giandrossi, nominata tre anni fa”, continua il giornale.

“A quanto risulta in corsa per quella poltrona ci sarebbero tre possibilità: Stefano Cuzzilla, leader di Federmanager e attuale presidente di Trenitalia, sponsorizzato da Forza Italia; Tommaso Tanzilli, attuale consigliere di amministrazione di Fs spinto da Fratelli d’Italia e Paolo Bracco, in quota Lega, anch’esso già nel cda di Fs. Se entro due giorni i partiti che guidano la maggioranza troveranno la quadra anche sul nome del presidente allora si potrà procedere spediti sul rinnovo del cda. In caso contrario si andrà a settimana prossima.
Intanto sembra che Donnarumma stia già formando la sua squadra di governo delle Fs (…) Due uomini chiave per Donnarumma potrebbero essere Giuseppe Inchingolo, fedelissimo di Salvini, nominato lo scorso gennaio direttore della strategia e della comunicazione digitale di Fs, e Antonio Cannalire, anch’egli già nel gruppo Fs”, continua il giornale.

REGINA (CONFINDUSTRIA): “COSTO RIFORMA PIÙ URGENTE PER COMPETITIVITÁ INDUSTRIA”

“Ridurre il costo dell’energia è la riforma più urgente da fare, ne va della nostra crescita e della creazione di posti di lavoro”. Se c’è una priorità per l’industria italiana, dice al Foglio Aurelio Regina, delegato del presidente di Confindustria per l’energia, oggi è questa. E riguarda tanto l’azione del governo quanto quella della nuova legislatura che inizia a Bruxelles. Partiamo da Roma. “Ci vuole una cabina di regia articolata a Palazzo Chigi”, è la richiesta di Confindustria: “L’energia è un tema dirimente per il futuro del nostro paese. A Giorgia Meloni questa visione è molto chiara ma ci sono una serie di implicazioni tecnico giuridiche che necessitano di una cabina di regia più strutturata”., si legge sull’edizione odierna de Il Foglio.

“(…) il decreto Agricoltura, attualmente all’esame del Parlamento: la tutela dei terreni agricoli di cui si è fatto portavoce il ministro Francesco Lollobrigida produce limitazioni all’installazione di pannelli fotovoltaici, con conseguenze su alcuni provvedimenti fermi al ministero guidato da Gilberto Pichetto Fratin (Mase) e sui prezzi. “Non può esserci schizofrenia: quando si adotta una strategia bisogna portarla avanti in blocco. Invece – dice Regina – da una parte c’è il Mase che spinge per l’electricity release (che prevede prezzi ridotti per l’industria energivora a fronte di investimenti sulle rinnovabili), dall’altra il ministero dell’Agricoltura che limita drasticamente l’utilizzo del suolo. (…) Il problema, sottolinea Regina, è che limitare l’utilizzo del suolo significa anche aumentare i prezzi: “In Italia il prezzo delle rinnovabili è più alto per il costo dei terreni, del permitting, delle autorizzazioni, per le lungaggini burocratiche tra regioni e stato: migliorare questi aspetti è un compito nazionale, non ci si può nascondere dietro l’alibi della burocrazia europea”. Che sia nazionale o europeo, ogni provvedimento deve essere sempre valutato secondo una premessa: “La politica energetica si definisce su tre pilasti: competitività, sicurezza e decarbonizzazione: non si può intervenire su uno di questi senza valutare gli impatti sugli altri”. Oggi il nervo scoperto è la competitività della nostra manifattura”, continua il giornale.

“Il prezzo italiano è enormemente superiore a quello degli altri paesi europei. Il paradosso è che mentre i prezzi tornano alla normalità dopo i picchi della crisi energetica, lo svantaggio dell’Italia aumenta: all’inizio dell’anno il prezzo medio dell’energia sulla borsa elettrica era di un quarto superiore alla media, tra maggio e giugno è il doppio della media europea, con punte che arrivano a essere cinque volte superiori rispetto alla Spagna”. Dati che preoccupano gli industriali, anche alla luce del lento e continuativo calo della produzione in Italia. “Questo gap di prezzo è diventato insostenibile per i settori energivori come acciaio, plastica, cemento, alluminio e ceramica. Inoltre, negli altri paesi europei utilizzano i proventi delle aste Ets per proteggere i settori dal rischio delocalizzazione e per supportare i progetti di transizione energetica. (…) “La priorità è ridurre il differenziale di prezzo per l’industria italiana. Come? Con più rinnovabili e microreattori nucleari. Serve una cabina di regia a Palazzo Chigi per evitare schizofrenie come il decreto
Agricoltura. Bruxelles corregga il tiro sulla neutralità tecnologica”, continua il giornale.

“(…) Dal punto di vista politico è un momento favorevole: come anticipato dal Foglio, il governo inserirà nell’aggiornamento del Piano nazionale integrato energia e clima mettiamo (Pniec) anche il nucleare. “C’è una condivisione di visione e di obiettivi con l’attuale governo”, dice Regina, che aggiunge: “Pensiamo che il nucleare sia indispensabile. I piccoli reattori modulari accompagnano perfettamente i tre pilasti di cui parlavamo prima, perché incidono sul sistema dei prezzi e quindi sulla competitività, garantiscono la sicurezza e l’autonomia energetica del paese e danno un colpo importantissimo agli obiettivi di decarbonizzazione”. Per questo Confindustria sta costituendo una commissione di studio che riunisce tutta la filiera industriale del settore e le istituzioni per valutare gli aspetti legislativi, economici e tecnologici: “L’idea è di avere tutte le risposte su costi e implementazione in un paio di mesi. Visto il nostro sistema industriale parliamo di numeri sostenibili: potremmo avere 10 o 15 micro generatori per altrettanti distretti industriali”. (…) Confindustria. Che auspica anche una revisione delle norme relative al mercato della Co2: “L’Ets è diventata una tassa ambientale: sul quel mercato dovevano confrontarsi le industrie per scambiare quote di Co2, non i fondi speculativi”. C’è poi l’auspicio che i nuovi equilibri politici a Bruxelles consentano di correggere il pacchetto Fit For 55 in un’ottica di neutralità tecnologica. “L’esempio è il divieto dei motori endotermici nel 2035, un approccio talebano che penalizza l’Italia più forte sul fronte dei biocarburanti”. Sullo sfondo resta il tema dei costi della transizione. Sono sostenibili per l’industria? “Bisogna avere il coraggio di varare una politica industriale comune con i fondi europei, seguendo quanto indicato da Mario Draghi”, dice Regina. (…) “Invece di dare solo sgravi a chi compra auto elettriche o alle imprese che acquistano pannelli made in Europe vanno incentivate ricerca e sviluppo con politiche sul lato dell’offerta tecnologica come fanno gli Stati Uniti con l’Ira: una strada più tortuosa ma che dà priorità alla politica industriale europea, contribuendo alla decarbonizzazione senza arricchire altri paesi da cui diventiamo sempre più dipendenti”, conclude il quotidiano.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.

Rispettiamo la tua privacy, non ti invieremo SPAM e non passiamo la tua email a Terzi

Torna su