Dopo lo shock del gas russo, le imprese della Germania vedono nelle fonti verdi la chiave per la competitività. Previsti oltre 7 miliardi di euro di incentivi governativi per la decarbonizzazione entro il 2030.
L’impennata dei costi energetici e la crescente instabilità geopolitica ridefiniscono le strategie industriali tedesche, spingendo molte aziende ad accelerare investimenti in efficienza, elettrificazione e fonti rinnovabili. È quanto emerge da un’analisi del quotidiano economico Handelsblatt, secondo cui il ritorno di prezzi elevati per petrolio e gas sta creando una nuova ondata di interesse verso soluzioni energetiche alternative, “trasformando la pressione sui costi in un motore di innovazione tecnologica e organizzativa”.
A prescindere dall’evoluzione che prenderà la tregua appena siglata da Usa e Iran e da quale sarà l’andamento dei prezzi del petrolio nelle prossime settimane, la crisi energetica innescata da questa ennesima crisi geopolitica è una seconda lezione per l’industria tedesca, dopo quella del vincolo dal gas russo. In numerosi comparti produttivi, la dipendenza dalle fonti fossili in generale viene ormai percepita come un “fattore di vulnerabilità economica”, mentre le energie verdi diventano sempre più “una leva di competitività industriale”.
ENERGIA COSTOSA E NUOVE STRATEGIE AZIENDALI
Secondo Handelsblatt, il clima che si respira oggi nell’industria ricorda proprio quello seguito all’invasione russa dell’Ucraina, quando l’interruzione delle forniture di gas aveva costretto le imprese a ripensare rapidamente il proprio approvvigionamento energetico: “L’attuale fase di prezzi elevati e fortemente variabili sta nuovamente spingendo le aziende a valutare alternative strutturali”.
Yvonne Hanke, partner dello studio legale Ritter Gent, spiega al quotidiano che “sempre più clienti industriali stanno esaminando l’installazione di impianti fotovoltaici o la stipula di contratti di fornitura elettrica da fonti rinnovabili”. Parallelamente, la volatilità dei prezzi dell’elettricità apre “nuove opportunità operative”: diventa conveniente modulare i consumi nelle fasce orarie più favorevoli dei mercati energetici.
Il fenomeno riguarda anche le piccole e medie imprese. Filip Thon, amministratore delegato di Eon Energie Deutschland, segnala che marzo 2026 ha registrato la domanda più elevata di impianti fotovoltaici dal 2023, considerando sia clienti privati sia aziende. Secondo Thon, “molte imprese cercano ora soluzioni di flessibilità energetica capaci di ottimizzare i costi e rendere più efficiente la gestione dei siti produttivi”.
LA GUERRA COME ACCELERATORE DELLA TRANSIZIONE
L’analisi di Handelsblatt evidenzia come le tensioni geopolitiche, inclusa la guerra in Iran, abbiano riattivato progetti energetici precedentemente sospesi. Nicolàs Juhl, amministratore delegato della società di gestione energetica Encentive, osserva che “numerosi responsabili aziendali stanno tornando a investire in programmi di trasformazione energetica grazie a nuovi budget dedicati”.
Un esempio concreto indicato nell’articolo è l’azienda bavarese Pfleiderer, produttrice di materiali a base di legno. L’impresa utilizza ingenti quantità di energia termica per i propri processi industriali e ha progressivamente diversificato le fonti energetiche. Oggi circa metà del suo fabbisogno energetico è coperto da biomassa, mentre gas naturale ed elettricità completano il mix.
IL RUOLO DELL’INDUSTRIA PESANTE
La spinta verso efficienza ed elettrificazione riguarda anche grandi gruppi industriali. Come rileva l’Handelsblatt, si segnala un crescente interesse delle imprese per sistemi energetici più affidabili e pianificabili, inclusi accumuli elettrici e flotte aziendali elettrificate. Processi produttivi digitalizzati ed elettrificati entrano progressivamente nelle strategie industriali e anche i colossi del settore chimico accelerano la transizione. Covestro sottolinea l’importanza di ridurre la dipendenza dalle materie prime fossili attraverso energie rinnovabili ed economia circolare, mentre BASF punta a ridurre del 25% le emissioni entro il 2030 rispetto al 2018. Secondo quanto riferito dall’azienda di Ludwigshafen, nel 2025 le rinnovabili hanno coperto il 36% del fabbisogno energetico globale del gruppo, in forte aumento rispetto all’anno precedente, e il nuovo sito cinese di Zhanjiang funziona già interamente con elettricità verde.
Uno studio del think tank Agora Industrie, citato sempre dal quotidiano economico, evidenzia inoltre i vantaggi economici della conversione energetica: “Nei processi industriali a basse temperature il passaggio dal gas all’elettricità può ridurre i costi energetici di circa un terzo nei primi cinque anni”. Tuttavia, gli elevati investimenti iniziali restano un ostacolo.
I PROGRAMMI DI SOSTEGNO DEL GOVERNO
Per questo motivo assumono rilievo i programmi pubblici di sostegno: il governo federale prevede di destinare tra il 2027 e il 2030 circa 7,6 miliardi di euro aggiuntivi dal Fondo per il clima e la transizione, di cui 2,9 miliardi dedicati alla decarbonizzazione del calore di processo e alle tecnologie di elettrificazione. Secondo Handelsblatt, tali strumenti potrebbero rappresentare un fattore decisivo per trasformare l’attuale pressione dei prezzi energetici in una transizione industriale strutturale verso sistemi produttivi più reattivi alle crisi e meno dipendenti dalle fonti fossili.


