Sostenibilità

L’inizio della fine per il business solare di Tesla? Il report Wood Mackenzie

Tesla ha essenzialmente gettato la spugna nel perseguire la crescita nel settore solare residenziale perché ha concluso che acquisire clienti è semplicemente troppo costoso.

Tesla ha installato solo una quota del 6,3% del mercato degli impianti solari residenziali nel primo trimestre di quest’anno, scendendo al terzo posto della classifica Usa per la prima volta da quando Wood Mackenzie ha iniziato a monitorare il settore nel 2013.

SUNRUN E VIVINT SOLAR SUL PODIO. TERZ O POSTO PER TESLA

La società di consulenza ha dichiarato nell’ultimo rapporto trimestrale, che il fornitore numero uno di impianti solari nella prima parte del 2019 è stato Sunrun, con una quota di mercato dell’11%, seguito da Vivint Solar, con il 7,6%. Insieme, le tre aziende hanno installato circa un quarto di tutta la capacità solare residenziale negli Stati Uniti nel periodo in questione. Ma in sostanza si tratta di una quota di mercato inferiore di quella che Tesla Solar City possedeva al culmine della sua performance, suggerendo che l’azienda potrebbe aver deciso di non perseguire un percorso di crescita in questo particolare settore.

TESLA HA GETTATO LA SPUGNA?

In effetti, l’ipotesi potrebbe essere avvalorata da quanto riferito da un analista senior di Wood Mackenzie in un rapporto di aprile: “Tesla ha essenzialmente gettato la spugna nel perseguire la crescita nel settore solare residenziale perché ha concluso che acquisire clienti è semplicemente troppo costoso. Piuttosto, Tesla si affiderà alla potenza del suo marchio e ai metodi di riferimento a basso costo per mantenere a galla il business del solare fino a quando non si stabilizzerà” il mercato.

UNA POLITICA BASATA SUL TAGLIO DEI PREZZI

L’anno scorso Tesla ha fatto ricorso a tagli dei prezzi per incrementare le vendite dei suoi impianti solari residenziali. L’azienda ha ridotto i prezzi tra il 15 e il 25% per i diversi sistemi, il che si è tradotto in uno sconto sostanziale tra i 3.000 e i 5.000 dollari per sistema.

UN 2018 IN CALO PER TESLA

La mossa è stata parte di una ristrutturazione in corso di SolarCity, che Tesla ha acquistato nel 2016 per 2,6 miliardi di dollari più l’assunzione di altri 3 miliardi di dollari di debito. All’epoca, molti avevano messo in dubbio la saggezza di tale acquisizione, dato che SolarCity era considerata una macchina “mangia-soldi”. Ma da allora, Tesla ha snellito le attività dell’azienda che ha perseguito il suo piano di crescita one-stop shop per le soluzioni energetiche, dalle batterie ai tetti solari. “Tuttavia, mentre altri installatori sono cresciuti nel 2018, la posizione di Tesla ha avuto un impatto minore sul mercato solare residenziale nazionale”, evidenziava ancora l’analista di Wood Mackenzie. Nonostante questo sforzo di razionalizzazione e il taglio dei prezzi nel 2018, infatti, Tesla ha installato nel 2018 il 41% in meno di impianti solari residenziali, a fronte di una crescita del 37% delle installazioni per Sunrun e del 7% per Vivint Solar.

MALGRADO IL TAGLIO DEI PREZZI INSTALLAZIONI IN CALO ANCHE NEL PRIMO TRIMESTRE 2019

Nell’aprile di quest’anno, Tesla aveva annunciato che avrebbe ridotto i prezzi dei suoi pannelli solari di ben il 38 per cento al di sotto della media, nel tentativo di contrastare l’emorragia di mercato. A giudicare dai dati di Wood Mackenzie, però, gli sforzi sul lato del taglio dei prezzi non hanno fatto molto per aumentare la quota di mercato di SolarCity. Al contrario, secondo la società di consulenza, il business del solare di Tesla è stato un freno per l’intero settore. E i tempi duri potrebbero rimanere a lungo nel prossimo futuro. Secondo l’aggiornamento del primo trimestre 2019, le vendite totali di Tesla sono crollate del 36% nel trimestre e del 38% sull’anno.

DIFFICILE CHE LE COSE CAMBINO A STRETTO GIRO PER TESLA

Alcuni recenti rapporti sul business solare di Tesla, come quello prodotto da Electrek, evidenziano come sia improbabile che le cose cambino a stretto giro: basti pensare al prezzo del suo tanto imitato sistema solare sul tetto, che a quanto pare ha un costo di 85.300 dollari. Questo lo rende proibitivo per gran parte della popolazione, per cui è improbabile che il suo lancio abbia un effetto positivo sulla quota di mercato dell’azienda. L’unico aspettp vantaggioso è che la maggior parte dei pannelli solari prodotti nella fabbrica di Buffalo, New York, vengono esportati invece di essere installati localmente come tetti solari, come era previsto originariamente per SolarCity.

MERCATO RESIDENZIALE SOLARE USA PREVISTO IN CRESCITA DEL 3% ENTRO FINE ANNO

Infine, Secondo l’ultimo rapporto US Solar Market Insight, Wood Mackenzie prevede che il mercato solare residenziale negli Stati Uniti cresca di un modesto 3% entro la fine di quest’anno. Ma in tale contesto “Tesla si sta allontanando dall’essere un motore di crescita per il solare riaffermando la nostra ipotesi che la crescita nazionale a lungo termine continuerà a essere guidata da piccoli attori locali e regionali e sarà meno dipendente dai player nazionali, anche se Sunrun e Vivint rimarranno importanti. Effettivamente, nel lungo termine, sembra invece che le decisioni di Tesla possano inviare un messaggio vitale su come vendere il solare”.