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L’Italia ha già tutto per tornare al nucleare? I piani di Ansaldo e i numeri della filiera

Chi c’era e cosa si è detto durante l’evento di Ansaldo Energia “Da filiera a sistema. Valore e opportunità dell’industria italiana dell’energia e del nucleare”

Dieci miliardi di euro di potenziale industriale, 1.144 fornitori italiani, 200 imprese specializzate e 18.500 addetti. Il nucleare italiano non parte da zero, può contare su una filiera che esporta e lavora sui mercati internazionali. Ora la sfida è trasformare questo patrimonio industriale in un sistema nazionale capace di intercettare la nuova corsa globale all’atomo. La transizione energetica senza una visione sistemica e senza il nucleare rischia di rimanere un esercizio teorico. Sono i messaggi emersi dai protagonisti della politica e dell’industria, nel corso dell’evento “Da filiera a sistema. Valore e opportunità dell’industria italiana dell’energia e del nucleare” promosso da Ansaldo Energia è unanime: l’Italia non può più stare alla finestra. In questo scenario, Ansaldo Energia si candida a fare da cerniera dell’intero sistema.

LA SVOLTA DEL NUCLEARE E LA DOMANDA ELETTRICA IN AUMENTO

Se la Spagna può vantare costi decisamente più contenuti rispetto all’Italia il merito è soprattutto delle scelte strategiche del Governo sul nucleare, secondo il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Un percorso che ora trova la sua naturale evoluzione nella newco dedicata ai reattori di nuova generazione, perno del rilancio atomico sul suolo nazionale. “Ho parlato di collaborazioni industriali anche con il mio omologo britannico: tutti aspirano a collaborare con le nostre industrie”, ha affermato Urso, evidenziando il ritrovato appeal del know-how tricolore. Un entusiasmo ribadito dal viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti, Edoardo Rixi, che considera il nucleare decisivo per gli equilibri economici e geopolitici dei prossimi decenni e la nostra filiera un’eccellenza mondiale.

A confermare la portata epocale della sfida del nucleare ci sono i dati concreti presentati dal COO di Ansaldo Energia, Lorenzo Romagnoli. La domanda globale di energia elettrica è prevista in forte crescita, con un incremento strutturale del +69% entro il 2050 spinto da driver inarrestabili come veicoli elettrici, data center per l’Intelligenza Artificiale, pompe di calore e la progressiva elettrificazione di edifici e industrie. Un fabbisogno che richiede una capacità di generazione rapida e flessibile.

I PIANI DI ANSALDO ENERGIA

In questo scenario, Ansaldo Energia si candida a fare da cerniera dell’intero sistema industriale del nucleare. Il Chief Operating Officer, Lorenzo Romagnoli, ha disegnato la traiettoria industriale del gruppo nei prossimi anni. Gli acquisti netti previsti mostrano un’impennata costante, passando da 1,21 miliardi nel 2026 a 1,76 miliardi nel 2027, 2,08 miliardi nel 2028, 2,35 miliardi nel 2029, 2,64 miliardi nel 2030 fino a toccare i 2,97 miliardi nel 2031. Parallelamente, le consegne di turbine a gas EXW pianificate nel medio termine vedono una crescita marcata, passando dalle 12 unità del 2027P alle 35 unità previste per il 2030P, alimentate da una filiera i cui flussi vedono l’Italia al 69,4%, l’Unione Europea al 19% e i mercati Extra UE all’11,6%.

Il Presidente di Ansaldo Energia, Carlo Alberto Giusti, ha chiesto l’innesto di un consigliere diplomatico per rafforzare la proiezione internazionale dell’azienda. Nicola Ippolito (direttore divisione nucleare del MASE), invece, ha messo in luce l’ottima sintonia interministeriale, in particolare con il Mimit sul fronte degli IPCEI, oltre ai canali aperti con Difesa e Università. L’eccellenza conta, ma fare sistema la moltiplica, secondo l’Amministratore Delegato di Ansaldo Energia, Fabrizio Fabbri. Un ecosistema che deve fare i conti con nodi concreti come la supply chain e la logistica. In quest’ottica, Andrea Benveduti (SVP Public Affairs) ha preannunciato l’imminente inaugurazione di un nuovo centro logistico dedicato – e con le strozzature sulle materie prime e la raffinazione, ricordate dal presidente di SACE, Guglielmo Picchi, di rientro da una missione in Australia.

LE RICHIESTE DELL’INDUSTRIA ENERGIVORA

Mentre si progetta il futuro, il presente batte cassa. Antonio Gozzi, alla guida del mondo siderurgico, ha sollevato due ostacoli immediati che pesano sulla competitività della manifattura italiana. In primo luogo, i gruppi siderurgici chiedono di poter acquistare direttamente l’energia nucleare transalpina, superando gli attuali ostacoli regolatori. Il secondo problema, secondo Gozzi, è l’assenza di un certificato d’origine per il nucleare, che impedisce di rendicontarlo ai fini della decarbonizzazione ETS. Gozzi ha chiesto senza mezzi termini un tavolo di lavoro urgente con il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, per superare questi ostacoli normativi.

Sul fronte della percezione e dei timori dell’opinione pubblica, il direttore dell’ISIN, Francesco Campanella, ha posto l’accento sul fatto che l’accettabilità sociale non può basarsi sulla scarsa conoscenza di ciò che è avvenuto negli ultimi quarant’anni. “Ogni anno trasportiamo migliaia di tonnellate di materiale radioattivo in totale sicurezza e senza il minimo incidente”.

LA SCOMMESSA DA 10 MILIARDI

I numeri, d’altronde, fotografano un settore in profondo fermento. Andrea Bombardi (EVP Open Innovation Hubs di RINA) ha evidenziato che oltre cinquanta Paesi si sono aggiunti all’agone del nuovo nucleare. Bombardi ha indicato mercati chiave come Polonia, Egitto e Ghana, dove l’Italia vanta già un radicato presidio industriale. Per vincere la sfida, tuttavia, serve un rapporto costante con i grandi player per creare una flotta europea di Small Modular Reactor (SMR) e grandi impianti.

L’infrastruttura industriale è pronta, come conferma Daniela Gentile, AD di Ansaldo Nucleare. Gentile ha ricordato che ci sono circa cinquanta progetti nucleari approvati nel mondo in cerca di fornitori qualificati, come le aziende italiane. Il perimetro della filiera italiana è un pilastro economico di primo piano: parliamo di 1.144 fornitori italiani, 200 imprese nazionali specializzate (di cui il 60% PMI), capaci di generare 3,5 miliardi di euro di fatturato e dare lavoro a 18.500 addetti, con una forte vocazione internazionale testimoniata da esportazioni pari al 71,5% del fatturato complessivo.

A conferma di questo ecosistema, Luca Mastrantonio, AD di Nuclitalia, ha ricordato il database di 140 imprese operative censite, con altre mille potenzialmente integrabili in un programma nazionale capace di attivare una leva da 10 miliardi di euro. Restano tuttavia fondamentali, secondo la filiera, norme chiare, stabilità di governo e certezza su tempi e costi. Completano il quadro le risorse messe in campo dalle istituzioni finanziarie per il respiro internazionale della filiera, con il presidente di SIMEST, Vittorio De Pedys, che conferma la vicinanza di strumenti come quelli del Gruppo CDP e SACE nell’assegnazione delle risorse del plafond Africa del Piano Mattei.

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